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Piazza dei Navigatori: continua il botta e risposta in attesa dell’approvazione

La Delibera deve essere approvata dall’Aula Giulio Cesare, ma non mancano le polemiche sulle opere pubbliche e sull’edificazione del terzo palazzo

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URBANISTICA – Dopo le due tesissime riunioni di commissione Urbanistica capitolina che hanno portato al voto positivo sulla delibera su Piazza dei Navigatori, ma soprattutto in attesa del confronto in Aula Giulio Cesare, l’assessore Luca Montuori punta a chiarire quanto messo in atto dal Campidoglio su questa vicenda. Lo fa attraverso un lungo post pubblicato su Facebook nella giornata di ieri.

LE RAGIONI DELLA DELIBERA – “Avremmo potuto fare splendidi annunci per poi lasciare la città con un pugno di mosche in mano. Non lo abbiamo fatto”, ha scritto Montuori al termine del suo Post. L’Assessore ha voluto così spiegare le ragioni alla base della nuova convenzione urbanistica che recupera circa 30milioni di opere, permettendo al contempo la costruzione dell’ultimo stralcio del progetto, il tanto contestato ‘terzo palazzo’. “Lasciando decadere la convenzione si aprirebbero nuovi contenziosi che lascerebbero il degrado dell’area, il quartiere senza i servizi promessi e, visto il fallimento in corso delle imprese coinvolte, probabilmente ci ritroveremmo tra anni senza alcun risultato. Il terzo palazzo sarebbe comunque realizzato, anche in questo caso – e ancora – Con la nostra decisione si stabilisce come si debba fare da oggi in poi per realizzare quello che è stabilito dagli strumenti urbanistici. Nell’area esistono dei diritti a costruire che derivano da scelte fatte nel passato e che non si cancellano con la decadenza della Convenzione”. L’Assessore Montuori ha voluto sottolineare che la decadenza della Convenzione non avrebbe eliminato il problema del terzo palazzo, così come non avrebbe permesso l’acquisizione degli edifici già costruiti: “si sarebbe aperto un contenzioso insieme a tutti i creditori del fallimento. Un contenzioso che si sarebbe chiuso tra anni con spese tutte da lasciare ai futuri amministratori – continua Montuori – In questi anni tutti, dalla destra alla sinistra, avevano chiara l’unica soluzione ma nessuno ha avuto il coraggio di portarla avanti. Perché è stato più facile promettere o illudere i cittadini senza entrare nel merito reale dei rischi che tutta l’operazione comporta. Perché è facile sbandierare un successo e far ricadere poi le problematiche legali, i debiti fuori bilancio e i danni su chi governerà dopo di noi, intanto si ha un effimero successo”.

DAL MUNICIPIO VIII – Le parole dell’Assessore Montuori non sono però bastate a far tornare nei ranghi gli ex consiglieri penta-stellati del Municipio VIII, che in larga parte hanno contestato l’approvazione in commissione Urbanistica. A schierarsi contro la decisione del Comune sono gli stessi esponenti del M5s che in Municipio VIII avevano manifestato apertamente la loro contrarietà all’intervento urbanistico sugli ex Mercati Generali, causando l’uscita di scena del minisindaco Pace e il commissariamento dell’ente di prossimità. Tra loro è l’ex Consigliere Marco Salietti a pubblicare l’appello ai consiglieri comunali del M5s: “Come cittadini residenti nel territorio dell’VIII Municipio ed in qualità di ex portavoce municipali e di attivisti M5S fedeli ai principi del MoVimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio chiediamo ai portavoce eletti all’Assemblea Capitolina di non votare la delibera relativa alla convenzione di piazza dei Navigatori, se non previa specifica consultazione della cittadinanza interessata – seguita l’appello – Con rammarico abbiamo assistito nella giornata del 16 marzo all’espressione del parere favorevole a tale convenzione da parte della maggioranza dei consiglieri M5S presenti in Commissione urbanistica. Riteniamo che la politica del MoVimento debba rispettare i valori fondamentali della democrazia diretta, della trasparenza e della partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. Chi è eletto nelle liste del M5S deve svolgere il compito di portavoce e non limitarsi a quello di amministratore”.

LE CRITICHE DAL TERRITORIO – Gli esponenti del M5s municipale non sono gli unici ad aver criticato la decisione del campidoglio. In queste ultime settimane non mancate le prese di posizione dei tanti cittadini che da anni lottano contro questa edificazione: “Sono sparite le opere pubbliche più costose – spiegano i cittadini – quali l’adeguamento della viabilità con la realizzazione di un sottopasso in Viale Cristoforo Colombo, l’esecuzione di impianti di illuminazione delle aree pubbliche e la costruzione di un asilo nido”. Così come sembra sparita la vicenda legata alle false fidejussioni “a garanzia degli obblighi assunti dagli stessi attuali costruttori – seguitano i Comitati – che avevano prodotto carta straccia per la corretta esecuzione delle opere pubbliche”. L’iniziativa capitolina è stata contestata anche dagli ex consiglieri d’opposizione Andrea Catarci (ex minisindaco dell’VIII Municipio) e Amedeo Ciaccheri: “Viene portato a termine il percorso di una convenzione peraltro già scaduta e viene data la garanzia ai privati inadempienti di tornare a gestire la partita nonostante le irregolarità”. Contro il consumo di suolo si alza la voce dei Verdi. Sono il responsabile Francesco Alemanni, il coportavoce nel Lazio Nando Bonessio e quello romano, Guglielmo Calcerano, a prendere la parola: “Continuiamo a pensare che l’unica strategia vincente sia quella dello stop al consumo del suolo, anche perché questa voglia matta di cementificare fa a pugni con l’evidenza: esistono nel territorio di Roma oltre 250.000 case sfitte, delle quali oltre 40.000 di nuova costruzione per non parlare dei diversi milioni metri cubi di edifici con destinazione a servizi già realizzati e che risultano totalmente inutilizzati”.

Leonardo Mancini