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Polo Natatorio: ancora ritardi per la conclusione dei lavori a Valco San Paolo

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polo natatorio

La struttura doveva essere consegnata a giugno, ma i lavori sono ancora in alto mare

Tratto da Urlo n.127 luglio 2015

VALCO SAN PAOLO – Dopo anni di inchieste giudiziarie, silenzio e abbandono, nel marzo del 2013 avevamo dato per imminente la ripresa dei lavori. Dicemmo ai cittadini che per l’estate successiva avrebbero avuto un impianto sportivo a disposizione. Purtroppo le speranze sono state disattese, ma questa è solo la prima di una lunga serie di scadenze non rispettate. La struttura del Polo Natatorio di Valco San Paolo, edificata per i Mondiali di Nuoto del 2009, costata circa 16 milioni di euro e utilizzata soltanto un mese per poi cadere in uno stato di totale abbandono, sarebbe dovuta essere ripristinata per l’estate del 2013. Facendo parte della stagione dei “grandi eventi”, l’impianto è ricaduto all’interno delle competenze dell’Unità Tecnica di Missione del Consiglio dei Ministri, che aveva emesso un avviso di pre-informazione, per selezionare le imprese che avrebbero dovuto completare i lavori. L’importo fissato per il completamento era di 3 milioni e 400mila euro, portando così il costo complessivo dell’opera alla cifra di 19 milioni e 400mila euro. Da quel momento si è iniziato ad aspettare. Aspettavano i residenti, il Municipio VIII e la Federazione Italiana Nuoto, affidataria dell’impianto che fino a oggi ha pagato la guardiania h24 sulla struttura: “Non siamo felici di pagare la vigilanza – ci spiegava il Presidente della FIN, Paolo Barelli, in una intervista di qualche mese fa – ma essendo concessionari abbiamo dovuto porre una misura di tutela per la struttura perché non venga saccheggiata”. In attesa del completamento si era cercato di delineare il funzionamento dell’impianto dopo l’apertura, con l’impegno da parte della FIN di renderlo fruibile anche ai cittadini del Municipio, non limitandosi ad utilizzarlo per l’allenamento degli atleti. Ma intanto l’area rimaneva in abbandono. Gli spazi perimetrali si riempivano di immondizia e la struttura, lasciata alle intemperie, si degradava. Il tempo trascorso, i numerosi insediamenti abusivi lungo l’argine del Tevere e il grande mercato abusivo di Valco San Paolo, lasciavano segni indelebili di degrado e trascuratezza. In attesa che il bando dell’Unità Tecnica di Missione arrivasse a buon fine era la stessa istituzione a cessare d’esistere, lasciando Valco San Paolo nell’incertezza amministrativa. La storia prosegue arrivando al luglio del 2014. In quel momento, durante un incontro sugli ex Mercati Generali, era il rettore di Roma Tre a dare qualche informazione sul Polo Natatorio. Indiscrezioni che ci furono poi confermate dal Presidente della FIN Barelli: “In questi giorni il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche del Lazio-Abruzzo-Sardegna, che ha preso in cura il termine della vicenda, avrebbe appaltato il primo lotto della ristrutturazione, quello riguardante la parte strutturale. Dovrebbero aver aperto le buste del bando – quello del marzo 2013, ndr – diviso in due lotti. Questo è quanto risulta a noi della FIN”. Ulteriori conferme arrivarono dal Municipio VIII che allora spiegò come l’11 luglio 2014 l’area era stata consegnata all’impresa aggiudicatrice, la SICRA Srl, per iniziare i lavori che avrebbero dovuto avere una durata di circa 180 giorni. Sempre dal Municipio VIII spiegavano che si sarebbe dovuta attendere una seconda fase, riguardante le opere impiantistiche e civili per rendere davvero fruibile il complesso, che il Ministero si impegnava a consegnare entro giugno 2015. Da quel momento, come troppo spesso è accaduto in questa vicenda, si è continuato ad aspettare.

E arriviamo alla nuova data importante in questa storia: è il dicembre del 2014, momento in cui si torna ad avere qualche speranza sul futuro dell’area. Infatti si aprono effettivamente i cantieri e iniziano i lavori per il completamento del Polo. Si parla ancora di giugno 2015 per la consegna, con i lavori di consolidamento strutturale e il completamento di tutta l’impiantistica. In quell’occasione scrivemmo che di questa vicenda non si può che parlare al condizionale, infatti con l’arrivo di luglio 2015, possiamo dire che non avevamo torto. “I lavori non sono finiti, è una storia senza fine nella quale, al di là del Municipio, non c’è un’istituzione che si faccia parte attiva e questo è veramente scandaloso”. È in questo modo che il Presidente del Municipio VIII racconta la solitudine istituzionale vissuta in questi mesi. “Anche questa volta, con la scadenza di giugno assolutamente realizzabile, non si è riusciti a completare l’opera. È inutile anche interessare la magistratura, perché lì le indagini hanno già fatto il loro corso”. E con i rallentamenti è tornato il degrado: “Non tolleriamo che con tutti i soldi già spesi si sia rimasti in queste condizioni. Ci è stato comunicato che i lavori di consolidamento si sono conclusi – aggiunge Catarci – La struttura è integra, adesso se non si ha davvero la serietà di concludere l’impiantistica, avviando così la gestione, si metta a bando e la si dia a chi la vuole finire. Noi – conclude – rinnoviamo l’invito a tutte le istituzioni a farsi parte in causa. Insisteremo e da settembre, se la situazione non si smuoverà, programmeremo forme di mobilitazione”. In questi anni si sono susseguiti anche gli attacchi delle opposizioni, che in più occasioni hanno parlato di “incapacità amministrativa”: “Siamo indignati da questa situazione – afferma il Capogruppo di FI in Municipio VIII, Simone Foglio – Sono anni che continuiamo a vedere che ogni scadenza per il termine dei lavori viene puntualmente disattesa. Quello che ci fa più rabbia è che dalla Presidenza del Municipio si parli di ‘solitudine’ e non di incapacità. Inoltre – aggiunge il Capogruppo – sul nostro territorio sono due le strutture interessate dalle vicende dei mondiali di nuoto: il Polo di Valco San Paolo e l’impianto di Città Futura. I problemi ci sono su entrambe le strutture, ma se il Polo è fermo, a Città Futura proseguono soltanto le edificazioni commerciali, mentre ci dicono che non ci sono i fondi per completare la piscina”.

Intanto il 30 giugno gli attivisti del vicino centro sociale Acrobax hanno messo in atto un’occupazione dimostrativa della struttura. La volontà degli organizzatori, le realtà di sport popolare che animano il centro sociale, era quella di mettere in luce i ritardi e gli sprechi di questi anni nei confronti di un’importante struttura. “I grandi eventi sportivi sono solo uno strumento per saccheggiare e devastare sia le casse degli Stati che i quartieri dove abitiamo – hanno scritto gli attivisti in una nota – Dalle Olimpiadi del 1960 ai mondiali di nuoto del 2009, passando per i mondiali di calcio di Italia ’90, non c’è stato evento sportivo che si salvasse da questo tsunami speculativo. Non stiamo parlando di altri mondi, ma di Montagnola, di Ostia e di via della Vasca Navale. Stiamo parlando di casa nostra”. Così per qualche ora il Polo Natatorio si è trasformato in una TAZ, acronimo che sta per “Zona Temporaneamente Autonoma”. Negli ultimi anni abbiamo sempre concluso i nostri articoli su questa vicenda con una scadenza o con una promessa di intervento. Questa volta, purtroppo, non abbiamo nemmeno questa possibilità. Quindi chiudiamo così, facciamo passare la calda e immobile estate romana e ci diamo appuntamento a settembre per capire se ci sarà una nuova scadenza da annunciare.

Leonardo Mancini