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Sanita’ regionale: a rischio il diritto alla salute

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“Il Cto non deve chiudere”: no dei sindacati alla decisione del Commissario per la Sanità Bondi. A rischio anche altre strutture.

Sanità laziale. Forse questo mese parlare di caos è riduttivo. Di fronte alle ultime decisioni del commissario ad acta per il rientro dal deficit, Enrico Bondi, l’aspra polemica nei confronti della gestione del sistema della Sanità nel Lazio è letteralmente esplosa.
Chiusure e accorpamenti, tagli e ritardi di mesi nei pagamenti degli stipendi, agitazioni sindacali e disagio crescente dei cittadini caratterizzano i presidi sanitari del territorio in questo periodo. “Noi non chiudiamo niente”: questo il grido che si alza dal Cto durante l’assemblea dei sindacati il 6 dicembre, all’indomani della notizia di imminente chiusura arrivata dall’alto. Si è passati dall’aspettare l’accordo con l’Inail, che avrebbe rappresentato una boccata d’ossigeno per l’ospedale, all’annuncio di chiusura.

L’assemblea è stata dichiarata permanente, con in programma cortei e manifestazioni contro la decisione del commissario Bondi. Verso la chiusura sembrerebbero anche l’Eastman, l’Oftalmico e il Forlanini. Ancora a rischio il centro dialisi di via Marco Polo, mentre continua la lotta del S. Lucia per la sopravvivenza. Aria di crisi anche nella sanità vaticana, con lavoratori di Idi e S. Carlo in agitazione da mesi per il mancato pagamento degli stipendi. Sembrano salvi, per il momento, il S. Filippo Neri e lo Spallanzani, che rischiavano rispettivamente chiusura e accorpamento con il S. Camillo. Il 7 dicembre scorso Bondi sembra aver fatto un passo indietro dopo l’incontro con i dirigenti delle Asl, ritardando la firma del documento che smantellerebbe la Sanità del Lazio, per dirla con le parole dei sindacati intervenuti durante l’assemblea al Cto. Diminuirebbe il numero di posti letto che il commissario avrebbe intenzione di tagliare (secondo quanto stabilito dalla spending review) ma non per questo la situazione appare più rosea, soprattutto in un panorama che vede i pronto soccorso esplodere per il ristagno di pazienti, malati che sostano nei corridoi e prezzi dei ticket che continuano a salire. Ci chiediamo: ma dove è finito il diritto alla salute che sembra essere sempre più in pericolo? “Sono stati ingannati i malati ancora prima di noi – dichiarano i rappresentanti sindacali durante il dibattito – Siamo pronti a fare ricorso alla Corte Costituzionale – continua il delegato Cgil durante l’assemblea al Cto – perché in pericolo qui sono due diritti fondamentali: la salute e il lavoro”.

Punta di diamante del quartiere Garbatella e dell’ospedale Cto è il Punto di Primo Soccorso. Supplisce alla mancanze del pronto soccorso, ormai chiuso, del quale ha parlato più volte Antonio Bertolini, Delegato alla Sanità del Municipio XI, intervenuto sulla situazione del Cto, sottolineando la sua contrarietà alla chiusura del nosocomio che trascinerebbe con sé la fine dell’attività del punto. “Le notizie che abbiamo letto ci hanno sconcertati e lasciati senza parole – ha dichiarato Andrea Catarci, Presidente del Municipio XI, il 6 dicembre – Serve riorganizzare le idee e ripartire, non possiamo tollerare la chiusura degli ospedali della Capitale, del nostro Cto e lo smantellamento definitivo della sanità del Lazio”.

“Assistiamo ad azioni prive di ragionamento, non c’è un piano ma solo una riduzione dei costi di stampo ragionieristico”, seguita il Presidente che ha parlato anche dell’accordo con l’Inail, apparentemente adesso bloccato (nonostante dalla Asl si fosse parlato di 28 novembre come data della firma ndr). “Le mobilitazioni – conclude Catarci – non si fermeranno finché quel piano non verrà del tutto ritirato”. Uno smantellamento del pubblico in favore del privato, una delle accuse emerse durante l’assemblea dove non sono mancati i toni accesi e gli attacchi nei confronti di un commissario accusato di demolire la sanità pubblica regionale. All’assemblea è intervenuto anche Simone Foglio, Capogruppo Pdl al Municipio XI, che ha espresso la sua solidarietà a tutti i soggetti in campo. “Il Cto non deve chiudere, Bondi facesse ciò che vuole – ha dichiarato Enzo Foschi, consigliere del Pd alla Regione Lazio e membro della Commissione Sanità – La Regione Lazio in questi anni non ha mai fatto un piano sanitario regionale e oggi ne paghiamo le conseguenze”.
“Bondi – ha detto la Cgil – non può demolire così la sanità pubblica. Il commissario non può smantellare e portare verso la catastrofe l’intera sanità del Lazio”. “Stanno sfogliando il Cto come fosse un carciofo”, questa la denuncia della Uil durante l’assemblea, che seguita: “Dire che siamo arrabbiati e inferociti per questa notizia è dire poco”.
“Esprimo grande preoccupazione per le dichiarazioni del commissario governativo per la sanità laziale Bondi – dice Maurizio Buonincontro, Consigliere Pdl al Municipio XI – Il nostro territorio ha non solo la necessità, ma il sacrosanto diritto di usufruire della sanità pubblica. Il Cto non può essere chiuso in nome dei tagli. Il centrodestra locale non resterà a guardare. Ho già chiesto agli esponenti nazionali di rivolgere un’interrogazione urgente al Governo per chiarire ogni aspetto del problema”.

Stessa sorte sembrerebbe toccare al Forlanini, nosocomio del Municipio XVI sul quale da anni circolano voci di riconversioni o possibili chiusure. Della primavera scorsa la proposta non accolta di trasferire nell’ospedale i servizi della ex Asl di via Pascarella, attualmente spostati nei locali della Croce Rossa a via Ramazzini. In difesa del nosocomio si sono levate voci politiche: il Presidente della Commissione Sicurezza di Roma Capitale, Fabrizio Santori (Pdl), parla di incostituzionalità nel definire la manovra di Bondi: “Chiudere il Forlanini è un delitto non soltanto sul piano sanitario, ma anche su quello culturale, perché ha rappresentato per decenni un centro ospedaliero di eccellenza”. Anche Roberto Baldetti, Assessore ai Lavori Pubblici del Municipio XVI, esprime contrarietà in merito alla decisione del commissario, sottolineando l’importanza del nosocomio e scongiurando una sua chiusura: “Chiediamo che il Forlanini non perda la caratteristica di polo socio sanitario”.

Decentrare, dirottare il cittadino dall’ospedale al territorio, smaltire le file ai pronto soccorso e garantire assistenza a tutti i cittadini. Forse la soluzione è questa?

Non possiamo rispondere a questa domanda ma è evidente come nell’ultimo mese il trend sembrerebbe seguire questo iter. Di fine settembre la notizia dell’inaugurazione di un nuovo servizio sul territorio, l’Ambulatorio Quamed, un servizio aperto h24, 7 giorni su 7, che dovrebbe garantire l’integrazione con il Servizio di continuità assistenziale. L’inizio della sperimentazione però, annunciata per la metà di ottobre, sembra tardare ad arrivare e attualmente nessun servizio di questo tipo sembra attivo sul territorio. Inaugurati su territorio anche il nuovo consultorio familiare in via delle Sette Chiese e l’ambulatorio infermieristico al S. Giovanni Battista. Nicola Zingaretti, presente all’apertura del primo, ha dichiarato: “Oggi è una giornata importante: viviamo mesi in cui la discussione è segnata da un pessimismo segnato dal fatto che si taglia continuamente la spesa pubblica che significa tagliare i servizi alle persone.” In merito al secondo presidio avevano espresso soddisfazione per il servizio il Consigliere Pdl del Municipio XV, Augusto Santori, e Fabrizio Grossi, Assessore agli Affari Sociali del Municipio XV.
Che fine farà la sanità pubblica nel Lazio? In questo articolo ci siamo posti molte domande, poche hanno trovato risposta purtroppo. Sul piano giornalistico continueremo a seguire l’intera faccenda, la speranza è di non dover assistere all’omicidio del diritto alla salute, un diritto che la nostra Costituzione tutela dal 1948.

Anna Paola Tortora