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Teatro Palladium senza programmazione artistica?

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Palladium 3

In cantiere un progetto, ma dopo il ritiro di Romaeuropa, c’è incertezza

Tratto da Urlo n.113 marzo 2014

 

GARBATELLA – Il Palladium, storico teatro nel cuore della Garbatella, oggi è al centro di proposte di rilancio ma anche di molte incertezze. L’edificio, di proprietà dell’Università di Roma Tre, negli ultimi dieci anni si è fregiato della direzione artistica della Fondazione Romaeuropa. Le dieci stagioni teatrali da essa curate con ottimi risultati, sono state realizzate in stretta collaborazione e condivisione con l’Università e le istituzioni ma oggi, a quanto pare, questo sottile e proficuo equilibrio è stato spezzato. Sono note, infatti, le difficoltà “di cassa” di cui soffre Roma Capitale, confermate anche in questo caso con un taglio dei fondi alle attività del Palladium e, conseguentemente, alla stessa Fondazione che ha deciso di ritirarsi dalla direzione artistica, cancellando il cartellone del 2014. Romaeuropa ha lamentato l’assenza di un dialogo chiaro e continuo con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma ma di recente si è resa altresì disponibile “a collaborare con Università Roma Tre, Regione Lazio e Comune di Roma per il futuro corso del Palladium nel rispetto delle reciproche competenze ed esigenze”. Quindi si presuppone che una strada verso il dialogo sia stata aperta, ma non si sa ancora a cosa porterà. Perché l’unica certezza che si ha ora è che il teatro non ha più una direzione artistica e la sua gestione è tornata direttamente a Roma Tre. Per questo il 30 gennaio è stato fatto un tavolo tra Regione, Università e Municipio per capire quale direzione prendere. “Si è arrivati ad un accordo tra Regione Lazio e Università per costituire all’interno del teatro un progetto di Alta Formazione delle Arti dello Spettacolo in collaborazione con il Dams – ha dichiarato Claudio Marotta, Assessore alla Cultura del Municipio VIII – Un progetto che, ovviamente, non ha nulla a che vedere con la programmazione artistica ma che, essendo in ore diurne, potrebbe convivere e coesistere con l’attività di Romaeuropa. Così abbiamo scongiurato la chiusura del Palladium, una struttura altrimenti troppo onerosa i cui costi ingenti possono essere ammortizzati attraverso questo progetto formativo”. Quello che ci si chiede ora è che fine farà la programmazione culturale, vera vocazione del teatro. Ma le risposte per il momento non ci sono: “Né l’Assessorato alla Cultura capitolino né Roma Tre ci hanno fatto sapere più nulla – conclude Marotta – Navighiamo quindi nell’incertezza e questo ci lascia basiti. Il punto, quindi, ora è: cosa si vuole fare della programmazione culturale che era in capo a Romaeuropa? Si vogliono disperdere dieci anni di altissimo profilo? Siamo convinti che l’operato della Fondazione vada tutelato ma, comunque, ci deve essere un’alternativa. Su questo nessuno ha ancora mosso un dito”. Di certe iniziative, però, non si capacita Maurizio Buonincontro, Presidente Commissione Controllo e Garanzia al Municipio VIII: “La sinistra continua nelle ‘miracolose scoperte’ di fondi regionali milionari. Prima un milione di euro per i locali degli ex Bagni pubblici, poi un altro presunto per il Palladium. Se per gli ex Bagni è stato formalizzato un impegno da parte di Laziodisu, per il Palladium le voci sono ancora troppo generiche. Se è importante garantire standard elevati di offerta formativa e culturale, è necessario però realizzare progetti e palinsesti accessibili a tutta la cittadinanza e non soltanto ad una parte di essa. Ritengo indispensabile che i fondi messi a disposizione dalla Regione tengano conto dell’anima spiccatamente popolare che il quartiere Garbatella continua ad avere. Invito infine i vertici regionali a trovare ‘miracolosamente’ tanti altri milioni di euro indispensabili per riqualificare il patrimonio architettonico dell’Ater che va degradandosi in modo inaccettabile e che condanna centinaia di famiglie a condizioni di vita indecenti, tra infiltrazioni di acqua e mancata manutenzione degli spazi comuni. La cultura passa anche attraverso la conservazione del patrimonio architettonico”.

Serena Savelli