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A Corviale con l’Albergo delle Piante

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fiera piante

Un intervento artistico nato dal basso per mettere in moto “relazioni non previste”

Tratto da Urlo n.135 maggio 2016

CORVIALE – Nella Cavea di Corviale, in via Mazzacurati, a novembre ha preso il via quello che per i due ideatori, Mimmo Rubino e Angelo Sabatiello, è prima di tutto un progetto artistico: l’Albergo delle Piante. Complice lo stato di abbandono dell’area, rimasta inutilizzata dopo la chiusura del mercato coperto, i due artisti hanno quindi pensato di “ripopolarne i gradoni” con delle piante. In circa sei mesi le scalinate si sono riempite di vasi e piante delle dimensioni più disparate.

“Vengo dalla Street Art ma assieme ad Angelo avevamo la volontà di fare un intervento che fosse partecipato – ci spiega Mimmo Rubino – Non siamo partiti con un atteggiamento moralista o con intenti sociali, ma come puro intervento artistico, non avevamo volontà di riqualificazione”. La conversazione con Mimmo spazia, e arriviamo a parlare della differenza tra questo intervento e la Street Art: “Spesso si arriva nei luoghi, si impone un progetto e non sempre si lascia qualcosa. Noi volevamo fare un intervento più sobrio, che mettesse in moto delle relazioni non previste. Ora ne gestiamo la comunicazione, ma il sogno è che diventi autonomo e che in un paio di primavere si riesca a lasciarlo crescere da solo”.

La sensazione, quando si entra nella Cavea per partecipare ad uno degli appuntamenti del mercoledì pomeriggio (puntuali perché alle 17 si serve il tè), è quella di trovarsi al centro di un palco, con tanti spettatori, le piante, che aspettano un gesto. “Il sogno è quello di arrivare a 300 alberelli in buona salute. Non vogliamo riempire completamente questo spazio ma mantenere il gusto da cortile – seguita Mimmo – I gradoni non erano riempiti e le piante, in qualche modo, fungono da segnaposto per le persone. Ci piacerebbe che qualcuno organizzasse eventi, magari musicali. Questo deve essere un cavallo di Troia per fare altro”.

Pur rimanendo un intervento artistico, è innegabile che questo progetto una funzione sociale la stia svolgendo. Fin da subito infatti è partita una collaborazione con la vicina Comunità di Convivenza, che fa capo alla ASL e al vicino Centro diurno di salute mentale. Gli ospiti della Comunità ogni mercoledì si intrattengono con i visitatori (che mai devono dimenticare di trovarsi in casa d’altri) mentre annaffiano e curano le piante. “L’intento – ci racconta la Psicologa Sara Paci – è quello di parlare e collaborare. Il mercoledì è diventato un momento di incontro e integrazione tra i ragazzi della Comunità, i cittadini e le altre realtà del quartiere. Una volta alla settimana parlano con tutte le persone che arrivano davanti alla loro porta, la convivialità è utile a tutti, figuriamoci in questo frangente”. Oltre alla comunità terapeutica, partecipa anche il CAG (Centro di Aggregazione Giovanile) del quartiere, assieme ad alcuni abitanti incuriositi dall’esperimento. “È difficile avere una partecipazione attiva – continua Sara – ma noi pensiamo che stare sul territorio con la nostra presenza continua costruirà sostegno e partecipazione”. Con i ragazzi della Comunità abbiamo parlato a lungo, come con L. che ci ha raccontato quanto sia bello uscire di casa e trovarsi tra queste piante: “Prima questo posto era grigio, adesso è più bello e si può condividerlo con gli altri”.

In media ogni mercoledì una ventina di persone partecipa alla cura delle piante, ma con l’arrivo dell’estate, ci confessa Mimmo, “vorremmo avere qualcuno ogni giorno, perché con il caldo avranno bisogno di maggiore cura”. In questi mesi sono stati rubati vasi, ma poco importa “pensiamo che se le portano via è perché le cureranno meglio di noi – spiega Mimmo – Ci piacerebbe arrivare a un vivaio a pieno regime, magari organizzando delle vendite per raccogliere fondi”.
Prima di andarcene L. non manca di indicarci un angolo della Cavea, lì un alberello è cresciuto facendosi strada attraverso un tombino: “Se cresce vuol dire che sotto c’è acqua – ci spiega – e questo mi dà speranza”.

Leonardo Mancini