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A Magliana spunta una nuova moschea

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Preoccupazione tra i residenti: si riflette sull’idea di integrazione.

In una delle vie più importanti e problematiche del Municipio XV, oggi un’altra preoccupazione dilaga tra i residenti. La denuncia Augusto Santori, Consigliere municipale Pdl, che in un comunicato stampa ha posto l’attenzione su una problematica: “Ci si sveglia la mattina, si decide di aprire un centro studi e alla fine lo si trasforma abusivamente in luogo di culto, sfruttando il vulnus delle norme nazionali sull’associazionismo, che permettono purtroppo scarsi controlli e una non sempre chiara definizione degli obiettivi associativi”.

È quello che sta accadendo a via della Magliana 240A, in uno spazio dove qualche tempo fa era stato organizzato e finanziato dal Municipio XV uno sportello per immigrati, chiamato la Bussola del Migrante. Locali che poi sono divenuti privati e affittabili, come ha spiegato Gianni Paris, Presidente del Municipio XV: “La Bussola del Migrante è stato spostato da via della Magliana, per un accorpamento di vari servizi e sportelli del Segretariato Sociale, nella nuova sede di via Portuense. Oggi i locali sono di privati e nulla hanno a che fare con lo sportello dedicato agli immigrati”. Il servizio dunque c’è, ma in un’altra sede. Quello spazio, oggi, viene affittato da alcuni bengalesi, una comunità pacifica che all’interno ha creato la sua piccola moschea, perchè quella del civico 76, nata in modalità similari, è di gestione nordafricana. E qui si aprirebbe il discorso dell’etnicizzazione dei luoghi di culto, che complica notevolmente la questione. Non si tratta di stabilire se in un quartiere debbano esserci più chiese cattoliche di moschee o sinagoghe o altri luoghi destinati a fedi diverse. L’Italia è un paese laico, e la libertà religiosa dovrebbe far parte del codice genetico della nostra società. Nei fatti, è noto da secoli, non è così. Siamo il fulcro della religione cattolica, la maggior parte dei cittadini sono cattolici, e ciò influenza la visione delle cose.

Digressioni a parte, la questione è quella di controllo e regolarità, di rispetto di normative, di non calpestamento indiscriminato delle leggi. Insomma, un conto è aprire un’associazione, un centro di aggregazione e sostegno agli immigrati, un luogo di scambio culturale o tutto ciò che rientri in tali termini. Un altro è aprire un luogo di culto, che viene regolamentato da tutt’altre normative.

A Magliana, dicevamo, ci fu un precedente. Due anni fa, al civico 76, un centro di cultura islamica venne adibito anch’esso a luogo di culto, come racconta A. Santori: “Questo spazio ha richiamato molti fedeli, vista la popolarità dell’Imam a guida della moschea, persona di grande cultura. Questo continuo via vai di persone, però, ha creato scompiglio tra i residenti, che hanno fatto reclami, intimoriti e impauriti dalla situazione. Un luogo di culto ha bisogno di una regolamentazione, non si può improvvisare. E se i cittadini hanno un disagio, vanno ascoltati”. Una moschea, come una chiesa ha bisogno di spazi capienti, di ordine, di controllo, per evitare situazioni di disordine tipiche di uno spazio che, non essendo originariamente nato per uno scopo, non può perseguirlo nel migliore dei modi. “Si pongono problemi – ha continuato Santori – di controlli, di sicurezza, di destinazione urbanistica, di frequentazioni che tutto hanno a che vedere meno che con la legalità, l’integrazione e il rispetto delle norme base”.

È ovvio che l’integrazione tra diverse culture sia necessaria per un’ottimale costruzione di un tessuto sociale sempre più aperto e forte di un cosmopolitismo che rende civile un paese. E una città come Roma ne potrebbe essere simbolo, visto il grande patrimonio multietnico di cui si fregia. Ma per far sì che ci sia una convivenza pacifica e solidale, una vera e propria accoglienza e uno scambio tra culture così diverse, c’è bisogno che i cittadini si sentano al sicuro.

Rassicurazioni arrivano da Gianni Paris, che minimizza tali preoccupazioni: “Ho sentito il Comando del XV Gruppo della Polizia Municipale e non sono pervenute lamentele di particolare rilievo. Nemmeno in Municipio sono arrivate gravi segnalazioni”.

Forse la soluzione è nel mezzo, come sempre. Un’accettazione da parte dei cittadini, che non sempre si pongono con curiosità nei confronti di un diverso approccio alla vita, e che piuttosto si proteggono con uno scudo di paura, e indubbiamente un maggiore rispetto di quelle norme che devono valere per tutti, a prescindere dalla cultura o dalla fede. Un compromesso necessario, segno di evoluzione e di progresso.

Serena Savelli