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Campo di via Candoni: dimenticata la mozione 5Stelle

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Il testo impegna a superare la situazione, ma è rimasto fermo dal marzo scorso

LA MOZIONE 5 STELLE – Il gruppo municipale del Movimento 5 Stelle ha presentato il 31 marzo scorso una mozione per arrivare al progressivo superamento nella situazione del ‘villaggio attrezzato’ di via Candoni. La mozione è infatti volta ad impegnare il Presidente del Municipio XI a sollecitare il Sindaco Marino “Affinché ponga in essere tutte le azioni possibili per ottemperare nella città di Roma ai principi relativi al “superamento dei campi” contenuti nella Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti – e contemporaneamente – ad adoperarsi per il superamento progressivo e la chiusura definitiva del ‘villaggio attrezzato’ di via Candoni garantendo alle persone accolte una soluzione alternativa adeguata seguendo le indicazioni delle buone prassi già esistenti in Italia”.

I RITARDI NELLA DISCUSSIONE – È difficile spiegare come una mozione presentata nel marzo scorso non sia ancora arrivata in discussione in Consiglio Municipale: “Perché non se ne vuole parlare? – si chiede il Consigliere municipale del M5S, Alessio Marini – La mozione giace nel cassetto della Presidente del Consiglio. Anche stamattina abbiamo cercato di portarla in Consiglio per essere discussa, ma tanto la Maggioranza quanto la Presidenza non ne ha voluto sentir parlare. L’argomento non interessa o è troppo spinoso per i cuori di latta del Pd e di Sel? – seguita – Per quale motivo la Presidente Mino, che dice di avere tanto a cuore il quartiere Muratella, non fa rispettare il regolamento che impone che gli atti presentati vengano discussi entro 15 giorni dalla loro presentazione?”.

I NUMERI DELL’INSEDIAMENTO – Il sito è stato aperto dal Comune nel 2000 per l’accoglienza temporanea di circa 480 persone, 260 dei quali minori provenienti da diversi insediamenti abusivi. Da quella data il ‘villaggio attrezzato’ ha visto crescere il numero dei suoi ospiti in concomitanza con gli sgomberi forzati messi in atto nella Capitale. In particolare, spiega la mozione del M5S: “Nel 2004 sono stati spostati 170 rom provenienti da insediamenti informali e nel febbraio 2010 circa 100 persone dall’insediamento Casilino 900”. Attualmente nel sito sarebbero ospitate all’incirca 700 persone 380 delle quali minori.

LA SITUAZIONE DEL VILLAGGIO – “Da anni l’aumento della popolazione del ‘campo’ e il progressivo degrado delle condizioni strutturali dell’insediamento hanno comportato gravi problemi relativi alla condizione igienico-sanitaria e alla sicurezza degli abitanti – spiegano i consiglieri penta-stellati nella loro mozione – con l’aumento del materiale di discarica non smaltito nei pressi del cancello di entrata, numerose risse tra gli abitanti appartenenti alle diverse comunità, l’aumento di comportamenti devianti e roghi incontrollati con la fuoriuscita di fumi tossici”. Nel corso degli anni il sito ha subito l’emarginazione dal tessuto cittadino, dovuto anche alla collocazione periferica. Ma tra i problemi più impellenti ci sono certamente le condizioni igieniche “Tra i minori del villaggio attrezzato le patologie più diffuse sono quelle definite “da ghetto” – seguita la mozione – problemi respiratori dovuti alle abitazioni i cui ambienti sono molto caldi nei mesi estivi ed estremamente freddi in quelli invernali, dermatiti, pediculosi, verruche, scabbia. Per quanto riguarda gli adulti le altre patologie più diffuse sono: ipertensione e malattie dell’apparato cardiovascolare legate a tabagismo, alcolismo, tossicodipendenza e cattiva alimentazione”.

LE RACCOMANDAZIONI INTERNAZIONALI – La mozione 5 Stelle seguita poi spiegando come siano molte le richieste internazionali indirizzate all’Italia volte a superare la politica dei campi. In primis nel 2000 è il Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale delle Nazioni Unite a raccomandare all’Italia “di astenersi dal confinare i rom in campi fuori dalle aree residenziali, isolati e senza accesso all’assistenza sanitaria e ad altri servizi base”. Seguito nel 2005 dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa che parla di prevenire l’esclusione e la creazione di ghetti. Altre raccomandazioni e condanne nei confronti della gestione italiana del fenomeno sono poi arrivate anche dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali (2010) e dall’ECRI (European Commission agaist Racism and Intolerance) nel 2012.

LA POSIZIONE ITALIANA – Il M5S nella sua mozione seguita poi spiegando come il Senato italiano nel 2011 affermava che “L’esperienza del Piano Nomadi di Roma mette in luce tutta una serie di criticità che suggeriscono come, per risolvere la questione rom in modo efficace sia sotto il profilo della sicurezza sia dell’integrazione, sia utile esplorare nuove strade e nuove soluzioni che vadano al di là della cosiddetta campizzazione – auspicando che nella Capitale venga seguito l’esempio delle città italiane che – hanno scelto di chiudere i campi rom”. Inoltre, come ricordato dai consiglieri 5 Stelle, il 28 ottobre 2013 l’Assessore al Sostegno Sociale e alla Solidarietà di Roma Capitale Rita Cutini, a seguito dell’incontro con Paul D’Auchamp, rappresentante dell’Ufficio Regionale Europeo dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, ha dichiarato che l’Amministrazione Comunale ha intrapreso un percorso che ha come obiettivo l’applicazione della Strategia Nazionale per l’inclusione di Rom, dei Sinti e dei Caminanti.

Leonardo Mancini