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Marconi: per il Parco Papareschi si riapre la Conferenza di Servizi

Entro il 7 febbraio si dovrà arrivare a una decisione sulle operazioni di bonifica da fare

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Tratto da Urlo n.164 Gennaio 2019

MARCONI – Ancora novità sul Parco Papareschi, l’area verde che dovrebbe sorgere dietro il Teatro India, vicino all’ex Mira Lanza. Un’opera molto attesa, che dovrà affrontare delle problematiche legate all’inquinamento dei terreni, prima di poter vedere la luce.

COSA È SUCCESSO – Come è noto, il saponificio Mira Lanza chiuse nel 1957 lasciando i terreni adiacenti con uno stato di inquinamento elevato dovuto all’attività industriale che si operava all’interno degli stabili. Alcune analisi hanno confermato la presenza di agenti che non rendono l’area immediatamente fruibile e adatta alla costruzione di un parco pubblico. L’area verde, che qui dovrebbe sorgere, dovrà essere realizzata dalla Roma Docks, ditta costruttrice di alcune palazzine vicine a Ponte di Ferro, come opera a scomputo. Il tesoretto di oneri concessori è di 1 milione e 300mila euro, di cui per il momento ne sono stati spesi 150mila per le operazioni di analisi del terreno, preventive per qualsiasi fase di bonifica successiva. Proprio per capire come muoversi è stata attivata una Conferenza di Servizi asincrona che coinvolge vari soggetti, fra cui Comune di Roma, Municipio XI, Arpa Lazio e Roma Docks. In un primo momento si è chiusa negativamente, non perchè il parco fosse stato bocciato, ma perché le operazioni di bonifica dovevano essere riformulate. Successivamente, il documento in cui il costruttore esplicitava nuovamente i dati richiesti è arrivato e la Conferenza di Servizi, sempre in modalità asincrona, è stata riaperta e ci si è dati il 7 febbraio come scadenza per prendere una decisione in merito.

IL FUTURO DELL’INTERVENTO – “È arrivata finalmente l’integrazione richiesta da Arpa a Roma Docks – ha dichiarato Giacomo Giujusa, Assessore ai lavori pubblici e all’ambiente del Municipio XI – È partita quindi una nuova Conferenza di Servizi asincrona con scadenza il 7 febbraio. Essa andrà a verificare la previsione di analisi di rischio specifica del comprensorio, e questa è una fase che precede la progettazione della bonifica dei terreni. Se, al termine della scadenza ci saranno nuove prescrizioni, i tempi comunque saranno brevi in quanto i ritmi per questi passaggi burocratici obbligati sono abbastanza veloci”. Bisognerà quindi attendere, per il momento, il 7 febbraio per capire se si potrà finalmente procedere alla formulazione di un progetto per la bonifica dei terreni o se ci saranno ulteriori integrazioni da presentare. Ad ogni modo ora c’è un altro tassello da mettere a punto, ed è la messa in sicurezza delle aree contaminate. “Ora che siamo verso una fase finale, abbiamo ben chiaro che il sito è inquinato, dove e quanto. Ciò crea l’esigenza che l’area venga interdetta, quindi ora bisognerà analizzare chi dovrà fare questa messa in sicurezza, dopodiché ci sarà una chiusura completa. Sappiamo che questa è una fase problematica – ha dichiarato Giujusa – ma l’interdizione della zona è un atto dovuto, un procedimento cautelativo”. Con i terreni in queste condizioni, ci si chiede se i fondi degli oneri concessori basteranno per bonificare e realizzare poi il Parco: “Non sappiamo ancora quanto costerà la bonifica – ha continuato Giujusa – ma pensiamo che verrà coperta dai fondi a disposizione. Per la realizzazione dell’area verde, se le risorse non dovessero bastare, si farà un intervento di bilancio successivo, ma c’è la volontà di fare le cose per bene”.

PAURA DI NON FARCELA – La paura che il Parco Papareschi non riesca a uscire da una condizione di stallo è quella che muove l’opinione dell’opposizione municipale. “La situazione non sembra sbloccarsi – ha dichiarato Daniele Catalano, Capogruppo Lega al Municipio XI – Siamo in attesa dell’esito della nuova Conferenza di Servizi e delle modifiche richieste da Arpa e Dipartimento Ambiente di Roma Capitale al piano di bonifica di Roma Docks e della realizzazione del parco stesso. Recentemente – ha continuato – c’è stata anche la discussione in aula di un atto che però non ha portato a nulla se non a uno squallido teatrino tra maggioranza, gruppo misto e Pd. Di contro, come Capogruppo della Lega, in quella sede ho proposto di spostare i 5 milioni di euro per la preferenziale di Marconi per adoperarli insieme agli oneri concessori per la bonifica del parco, la realizzazione dello stesso e la riqualificazione degli argini del Tevere, dal momento che, a nostro avviso, le priorità a Marconi si chiamano aree verdi. Questo – ha concluso Catalano – vista anche la recente misurazione della qualità dell’aria che piazza il quartiere tra le ultime posizioni, addirittura anche peggio delle zone limitrofe a Malagrotta”. Anche Maurizio Veloccia, Consigliere Pd al Municipio XI, pensa che “i tempi, a mio avviso, saranno lunghissimi, perché ancora non è stata stabilita una procedura di bonifica, né i costi, né chi dovrà sostenerli”, mentre per Valerio Garipoli, Capogruppo Fdi al Municipio XI, la preoccupazione è soprattutto per le risorse a disposizione. Esse, infatti, “potrebbero davvero non essere sufficienti per effettuare la bonifica e poi realizzare l’area verde. Un sogno che potrebbe svanire per i residenti di Marconi e per i tanti attivisti che hanno condiviso in questi anni il progetto partecipato del parco”. I cittadini, infatti, per mesi si sono spesi per trovare un progetto condiviso che rispondesse alle esigenze del quartiere, un piano che poi è stato ridimensionato e per il momento messo da parte a fronte della più imminente opera di bonifica che speriamo, a questo punto, possa partire presto, conseguentemente a un esito positivo della Conferenza di Servizi in essere.

Serena Savelli