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Nuovi scontri al CIE di Ponte Galeria: 4 evasi e 3 arrestati

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Continua lo stato d’emergenza del Centro di cui si sa sempre troppo poco.

Già da ottobre, quando ne parlammo, nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria emergeva una situazione preoccupante, condizionata dall’ampliamento della durata del trattenimento degli immigrati irregolari per le nuove disposizioni del Pacchetto Sicurezza, dalla carenza del personale della Croce Rossa nella struttura (45 operatori a fronte di 272 persone trattenute) e soprattutto allarmava la convivenza di pregiudicati ed ex carcerati con incensurati che si trovavano lì per la mancanza del permesso di soggiorno che nel frattempo è divenuto reato di immigrazione clandestina. Da allora non è cambiato pressoché nulla. Gli ospiti del CIE sono 258, 126 donne e 132 uomini. I Vigili Urbani sono tornati alle loro consuete mansioni e ad occuparsi dell’ordine c’è la Polizia di Stato, infine alla Croce Rossa si è sostituita la cooperativa privata della provincia di Potenza Auxilium, nel servizio ai trattenuti. Nella notte del 30 marzo scorso, gli ospiti si sono ribellati, incendiando dei materassi e lanciando oggetti contro il personale di vigilanza. Degli agenti sono rimasti contusi e 3 marocchini e un algerino sono evasi. Il giorno dopo, dei 18 arrestati al processo per direttissima è stato convalidato l’arresto solo per 3 fermati, su cui pesavano già dei precedenti penali, e che ora dovranno rispondere alle accuse di danneggiamento aggravato, minacce, violenze e lesioni a pubblico ufficiale. A tal proposito Augusto Santori (Pdl) Consigliere del Municipio XV ha commentato: “Ancora una volta ci troviamo di fronte a una giustizia che svilisce il lavoro svolto dalle forze dell’ordine e l’esigenza di vedere salvaguardato l’ordine pubblico all’interno del centro. La cittadinanza del Municipio XV, e in particolare quella residente nei pressi di Ponte Galeria, è fiduciosa nel Sindaco Alemanno che ha garantito la chiusura del CIE”. Va ricordato che la competenza sui Centri di Identificazione ed Espulsione è esclusivamente del Ministero dell’Interno e che quindi il Sindaco non può intervenire direttamente con nessun provvedimento. Quando sentiamo Santori però chiarisce: “Alemanno ha dichiarato che il Centro deve essere rimosso dalla sede attuale e può, in accordo col Ministero, trovare una nuova collocazione, anche se per il momento non è ancora stata individuata un’alternativa. Il Centro – aggiunge –  non crea problemi nella quotidianità ma si trova nel mezzo di un polo residenziale in espansione e di una futura area commerciale, quindi è necessario prendere in considerazione il suo trasferimento”. Riguardo ai danni ci sono stati pareri contrastanti, come è accaduto anche per il trattamento riservato agli ospiti. Fabrizio Santori (Pdl), Presidente della Commissione Sicurezza del Comune di Roma, pone una domanda retorica: “Chi pagherà i danni perpetrati al CIE di Ponte Galeria? Naturalmente i cittadini” e riferisce di “danneggiamenti che ammontano a circa 200.000 euro”. Inoltre il Presidente, che proprio ad ottobre aveva avuto modo di visitare il Centro rassicurando i cittadini sulle condizione dei trattenuti, ribadisce: “I clandestini stessi, donne e uomini presenti all’interno del CIE, hanno indistintamente confermato di ricevere un ottimo trattamento”. Il Garante per i detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, ha un parere diverso, parla genericamente di “diverse migliaia di euro” di danni e in una dichiarazione rilasciata a La Repubblica aggiunge: “La situazione al CIE di Ponte Galeria è sempre più pesante, i lunghi tempi di permanenza stanno trasformando i CIE in luoghi di tortura psicologica dove le esplosioni di protesta e gli atti di disperazione sono quasi all’ordine del giorno”. L’Associazione “A buon diritto” in una nota traccia un ritratto a tinte forti del CIE di Ponte Galeria: “Le proteste sono frequenti e sarebbero altrettanto frequenti gli abusi ad opera di agenti di Polizia. I motivi delle proteste vanno cercati nelle pessime condizioni igienico-sanitarie, nella drammatica carenza di servizi, nell’abbandono psicologico e sociale nel quale vengono lasciati gli ospiti”. La nota recita: “Dalle informazioni raccolte si apprende che è pratica estremamente diffusa la somministrazione di psicofarmaci, che aumentano lo stato di prostrazione degli stranieri, privi di qualsiasi assistenza legale e spesso tenuti all’oscuro della loro sorte futura”. CnrMedia ha pubblicato sul suo sito un bollettino impressionante: “In questi giorni un recluso ha sbattuto la testa al muro per disperazione e un altro che protestava è stato picchiato così forte che gli hanno rotto i denti. Stessa sorte è toccata ad un gruppo che era salito sul tetto per cercare di scappare: tutti riportati a forza nelle gabbie e riempiti di botte”. A fare chiarezza in un clima tanto teso, complicato peraltro dalla contraddittorietà e frammentarietà delle notizie date sul Centro e dalla quasi impossibilità da parte dei politici di visitarlo, arriva Rita Bernardini, deputata radicale in quota al Pd e membro della Seconda Commissione Giustizia della Camera, che è riuscita a visitare il CIE il 30 marzo. In un’intervista a Radio Radicale chiarisce cifre e dinamiche degli scontri: “I danni arrecati ammontano a 80.000 euro, stando al preventivo già stilato una volta sedata la rivolta”. Bernardini, riporta poi gli stralci di alcuni confronti con gli ospiti: “Dicono che vengono trattati bene dalle forze di Polizia, che non subiscono violenze, uno aggiunge: ‘Tranne però quando ci meritiamo le botte perché abbiamo fatto qualcosa’. In generale loro ammettono che è giusto che vengano picchiati quando non si comportano bene. La vita qui dentro – continua – è un inferno, quindi è plausibile che si voglia fuggire. I tempi lunghi esacerbano gli animi, qui sono reclusi, molti di loro sono tossicodipendenti, molti assumono psicofarmaci ed erano come imbambolati. Gli ospiti sostengono di essere imbottiti di psicofarmaci, chi gestisce ci dice che sono loro a richiedere calmanti in continuazione per superare lo stato di frustrazione in cui si trovano. Non credo che un centro così possa funzionare”. Per la deputata bisogna pensare a strutture più piccole e funzionali che favoriscano anche l’assistenza legale per i richiedenti asilo (perché nei Centri arrivano anche loro) e ridurre drasticamente le presenze all’interno di tutti i 13 CIE presenti in Italia. Nel finale dell’intervista Bernardini, che sottolinea ancora una volta l’eccessiva durata del periodo di trattenimento degli ospiti, 6 mesi, estende le considerazioni alla politica nazionale: “Tutto questo deve far riflettere chi ha varato e chi ha la responsabilità del Pacchetto sicurezza su quanto sia logica e responsabile una legge di questo tipo”. In effetti è proprio il Governo che dovrebbe impegnarsi a trovare sistemazioni alternative a quelle esistenti, oltre che rispondere adeguatamente al Rapporto dell’Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro), un’agenzia dell’Onu che nel suo rapporto annuale del 2009 parlò in questi termini dell’Italia: “È evidente e crescente l’incidenza della discriminazione e delle violazioni dei diritti umani fondamentali nei confronti della popolazione immigrata nel Paese. Notiamo che persistono razzismo e xenofobia nei confronti degli immigrati, dei richiedenti asilo e rifugiati, compresi i Rom. Chiediamo al Governo di intervenire efficacemente per contrastare il clima di intolleranza e per garantire le tutele ai migranti, a prescindere dal loro status”.

Stefano Cangiano