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Pronto Soccorso San Camillo: ancora disagi

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Dopo mesi di denunce di operatori ed utenti, il PS del nosocomio vive ancora estreme difficoltà

GIANICOLENSE – Il Pronto Soccorso del San Camillo continua a vivere una situazione di forte congestionamento, il cui disagio continua a colpire lavoratori e pazienti. Il numero degli utenti in coda sfiora cifre da record: il 12 gennaio il numero di pazienti in attesa era di circa 130. Barelle, sedie nei corridoi e letti ammassati nelle stanze sono ormai insufficienti per accogliere la richiesta e il personale deve inventare nuovi metodi di assistenza. È il caso di un paziente soccorso su un materasso adagiato sul pavimento le cui foto hanno provocato polemiche da parte della Regione Lazio che, in un primo momento, sembrerebbe aver accusato chi le ha trasmesse di strumentalizzazione. Immediata la richiesta del Ministero della Salute di far chiarezza circa le condizioni del Pronto Soccorso al Direttore Generale Aldo Morrone. 

Intanto l’insofferenza dei lavoratori ha portato gli stessi ad occupare la direzione generale. Quello di metà gennaio non è un caso isolato. Il numero di pazienti in coda resta altissimo. Per far fronte alla situazione – raccontano sia Stefano Barone del sindacato Nursind che Massimiliano De Luca, coordinatore Rsu (Rappresentanza Sindacale Unitaria) aziendale – le soluzioni proposte dalla direzione dell’ospedale appaiono ancora timide. Una di queste prevedeva l’assunzione di 5 infermieri per 30 giorni e la riconversione di un numero irrisorio di posti letto. “Una proposta che abbiamo valutato a dir poco insufficiente”, ci dice De Luca, che racconta come un piano di lavoro tra Rsu e sindacati abbia valutato negativamente le prime proposte di riorganizzazione del Pronto Soccorso giunte dalla direzione del nosocomio. “Riconvertire 10 posti letto e assumere 5 infermieri per 30 giorni – seguita il coordinatore – non è la risposta che ci aspettavamo”.
In seguito al rifiuto di queste prime proposte, quindi, la direzione del nosocomio ha presentato al vaglio delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori un piano di riorganizzazione più completo, attualmente in fase di valutazione da parte dell’Rsu che esaminerà il documento attraverso una commissione tecnica, ci dice De Luca. Parte del piano sarebbe già stata messa in pratica con la trasformazione di un intero reparto di Urologia, i cui 18 posti letto sono stati riconvertiti in posti di Medicina Generale pronti ad accogliere i pazienti dal PS. È stato implementato di alcuni posti letto anche il Reparto di Medicina d’Urgenza. In particolare, oggi, il seppur blando aumento dei posti letto (in totale 25) di Urologia rappresenta un aiuto importante. Ciò viene fatto, però, senza incrementare il personale medico ed infermieristico. “È forte da parte di Rsu – conclude De Luca – la richiesta dell’assunzione di nuovi infermieri, indispensabile per far fronte all’incremento, benché minimo, di posti letto, in vista anche di ulteriori implementazioni di posti di degenza”.
Meno diplomatica, invece, la scelta dei sindacati Nursind e Anaao che, reputando assolutamente insufficienti le azioni messe in atto finora, hanno protestato con un sit-in davanti all’ingresso principale del nosocomio il 7 febbraio. “Siamo qui per difendere una Sanità pubblica di qualità che garantisca i cittadini e riconosca i diritti di chi ci lavora”, tuona uno dei volantini distribuiti dai rappresentati sindacali scesi in piazza. Le organizzazioni chiedono lo sblocco del turnover, l’assunzione di personale, interventi incisivi per risolvere la situazione che vive il PS e una riorganizzazione del servizio di assistenza. In un Pronto Soccorso dove sono presenti normalmente circa 90 persone e nei corridoi dei reparti sono allestiti posti letto in soprannumero, “gli infermieri della Nursind e i medici Anaao uniti chiedono un incisivo intervento della Regione a sostegno di una sanità pubblica che consenta a tutti l’accesso alle cure garantendo anche la sicurezza e la dignità dei cittadini e degli operatori”.
“Il congestionamento del Pronto Soccorso dell’ospedale San Camillo – dichiara Riccardo Agostini, Consigliere regionale e membro della Commissione Sanità – è un problema che si trascina da tempo e le denunce riguardo le criticità e le lunghe e disumane attese sono ormai consuetudine. Nel corso di questi anni il problema è stato più volte sottolineato e più volte sono state proposte soluzioni. Nel frattempo è cambiata l’amministrazione regionale, è cambiata la guida commissariale ed anche il gruppo di tecnici che lavorano al funzionamento della sanità”. Agostini continua sottolineando come l’unica costante degli anni sia la guida dell’azienda ospedaliera: “Senza voler trovare a tutti i costi un capro espiatorio, resta però il dubbio che sia proprio quella la prima cosa da cambiare affinché uno dei nosocomi più importanti della Capitale torni a fornire un servizio di pronto soccorso in linea con standard accettabili. Invito l’attuale Direttore Generale a fare il beau geste: presenti le dimissioni”, conclude Agostini. A parlare della situazione è anche Fabrizio Santori, Consigliere Regione Lazio e membro della Commissione Sanità che da tempo si fa portavoce della denuncia delle irregolarità riscontrate all’interno del nosocomio. Santori, nello specifico, ha chiesto con una nota indirizzata alla direzione generale dell’ospedale e alla Regione Lazio del 27 gennaio scorso, di fare chiarezza circa la situazione che vive il Pronto Soccorso e sul mancato utilizzo dei fondi (467mila euro) stanziati a luglio 2012 per l’ampliamento del PS, mai portato a termine. Nella nota il Consigliere sottolinea anche inefficienze relative ad altri reparti e chiede che in merito a quanto denunciato si provveda “con l’attuazione di precisi interventi strutturali di natura organizzativa e gestionale non più rinviabili, finalizzati a risolvere l’impropria condizione di attesa dei pazienti e a garantire un’adeguata dignità lavorativa anche per il personale ospedaliero stesso”, conclude Santori, autore il 17 gennaio scorso anche di un esposto circostanziato alla Procura della Repubblica di Roma sui gravi fatti che si stanno susseguendo nei vari Pronto Soccorso della Capitale, con particolare riferimento al San Camillo.“L’emergenza dei PS della Regione è sotto gli occhi di tutti e sono settimane che la denunciamo, in particolare il grave contesto del San Camillo che, infatti, in assenza di interventi concreti, non ha tardato a manifestarsi con forme di protesta gravi e cui occorre dare risposte efficaci. Si tratta di una vera e propria emergenza socio-sanitaria – conclude il Consigliere – a cui il ministro Lorenzin deve mettere mano in tempi brevissimi”.

Anna Paola Tortora