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Quadrante Valli, una zona a rischio idrogeologico

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3,5 milioni dati alla Regione Lazio per mettere in sicurezza la zona, ma i lavori non sono mai partiti e la denuncia sembra bipartisan.

Il cosiddetto “Quadrante Valli” è quella zona compresa tra via Giannetto Valli, viale Prospero Colonna, via Alberto Mancini e via dei Grottoni. Un’area da tempo nota per essere esposta a dissesto idrogeologico, con tanto di grotte e canali nel sottosuolo, che hanno spesso provocato smottamenti del terreno, crolli di mura, interventi urgenti di sicurezza sui palazzi e voragini varie. Una zona che non è solo protagonista di un grave rischio per i cittadini, ma anche di un paradosso istituzionale. Riassumendo in breve: tanti anni fa l’area era destinata al verde pubblico. Poi venne approvato da vari attori istituzionali il via libera per costruire due palazzine e il prolungamento di via Prospero Colonna. Successivamente si è attestato il dissesto idrogeologico dell’area e la Regione Lazio ha bloccato ogni possibilità di lavoro fino a quando non fosse stata messa in sicurezza la zona. Il Ministero dell’Ambiente diede alla Regione Lazio 3,5 milioni di euro per bonificare il quadrante. Questo avveniva tre anni fa, e ad oggi non è stato fatto né un sopralluogo per stimare la mole dell’intervento, né una qualunque forma di lavoro. Questo ha esasperato i cittadini che temono per le loro case e per la loro incolumità. E soprattutto si domandano dove siano finiti questi milioni di euro e perché, a distanza di anni, non sono mai partite le opere di bonifica.

“Le voragini su via Giannetto Valli, che ormai è chiusa al traffico da tempo, vanno avanti da sempre – ha dichiarato Federico Rocca, membro della Commissione Lavori Pubblici di Roma Capitale – Nel corso degli anni ci sono stati degli interventi per sanare la situazione, ma poi abbiamo capito che il problema era molto più grande, visto che nel sottosuolo scorrono canali e ci sono cave da cui si estraeva l’argilla. Non a caso via Giannetto Valli è stata inserita dal Ministero dell’Ambiente nel decreto Ventotene, come area soggetta a dissesto idrogeologico. Vennero così assegnati alla Regione Lazio 3,5 milioni di euro da utilizzare per interventi di monitoraggio e mitigazione del problema”. Ma questi soldi, che fine hanno fatto? Perché in tre anni non c’è ancora l’ombra dell’intervento previsto e finanziato? “Ho di recente parlato con il Municipio XV, e nemmeno loro sanno ancora cosa abbia deciso il Commissario di Governo della Regione Lazio, Vincenzo Maria Santoro, che ancora non si è espresso in merito. I fondi – ha continuato Rocca – sono stati stanziati circa tre anni fa e i cittadini sono esasperati”. Il primo problema, dunque, è via Giannetto Valli, che è chiusa ormai da tempo al traffico veicolare, ai mezzi pubblici, all’Ama, il cui terreno e manto stradale è continuamente soggetto a cedimenti. La seconda questione si apre su via dei Grottoni: “Qui è previsto un intervento per realizzare due palazzine, ma esiste un parere del Dipartimento all’Ambiente della Regione Lazio che dice che non rilasceranno alcun nullaosta fino a quando non verranno eseguiti i lavori di risanamento”.

Qui si apre un’altra parentesi. L’imputato centrale è un fantomatico “articolo 11”, nel Programma di Recupero Urbano di Magliana, della legge nazionale 493/1993, che diede il via libera ad alcuni interventi urbanistici – le suddette due palazzine e il prolungamento di via Prospero Colonna – su un’area dove non solo, dapprima, esisteva la vocazione a verde pubblico, ma soprattutto dove sussiste da sempre il dissesto idrogeologico. Il parere della Regione Lazio citato da Rocca, comunque, parla chiaro. Nel documento si legge, infatti, che: “Si ritiene che qualsiasi intervento di carattere urbanistico potrà essere intrapreso solo dopo la mitigazione e/o abbattimento del rischio presente nella zona di via Giannetto Valli segnalata una zona in dissesto idrogeologico” e che, per quanto riguarda il “progetto presentato del raccordo tra via Prospero Colonna e via A. Mancini, potrà ancora essere ritenuto valido ma solo in caso di assenza di modifiche progettuali, e solo dopo che sarà avvenuta la sistemazione dell’area in dissesto idrogeologico nella zona”. Insomma, almeno questo pare essere una garanzia che non si costruisca su un territorio non sicuro. Una battaglia a cui hanno preso parte, in prima linea, i Verdi Lazio: “Abbiamo fatto di tutto affinché si bloccasse l’articolo 11 – ha dichiarato Nando Bonessio, Presidente dei Verdi del Lazio – mettendo in rilievo presso tutti gli uffici competenti che la priorità di questa zona non erano le nuove edificazioni, bensì la sua messa in sicurezza, perché potevano crearsi delle situazioni che avrebbero compromesso l’incolumità di tutto il costruito già esistente”.

La preoccupazione dei cittadini, nuove edificazioni o meno, rimane tanta. I danni riscontrati nella zona, infatti, nel tempo sono stati notevoli. “A via Grottoni, anni fa, crollò una volta garganica, a via Mancini i palazzi dell’Enasarco sono stati messi in sicurezza attraverso dei lavori straordinari” afferma Augusto Santori, Consigliere Pdl al Municipio XV, aggiungendo altri dettagli a quelli già noti, come le continue voragini a via Giannetto Valli, e affermando che Fabrizio Santori, Presidente della Commissione Sicurezza di Roma Capitale, ha “presentato un atto in Campidoglio per chiedere che al costruttore venga offerta una compensazione urbanistica in una parte del territorio più sicura”. E sull’intervento che dovrebbe essere operato con quei famosi 3,5 milioni di euro, A. Santori afferma che probabilmente potrebbero non essere sufficienti: “Sicuramente i soldi stanziati dalla Regione Lazio sono un primo passo, ma il dubbio è che non bastino perché la situazione è molto grave”. Infatti, vista la conformazione della zona, la cosa migliore sarebbe stata lasciarla adibita a verde pubblico, ipotesi che l’articolo 11 ha spazzato via: “L’articolo 11 venne approvato tempo fa da Municipio, Comune e Regione. Oggi ci troviamo a fare una battaglia su una situazione che ci è stata data da chi approvò l’articolo e che non si rese conto, o non fu consapevole, della gravità del rischio idrogeologico della zona, che comunque era noto da tempo”.

Il problema fondante, per i cittadini, non è la velocità con cui vengano spesi quei soldi, ma come. Secondo l’Associazione Portuense-Santa Silvia e gli altri comitati di zona “bisogna spendere quei 3,5 milioni di euro per individuare gli interventi da fare, poi successivamente risanare il dissesto del quadrante, per cui quei fondi non sono sicuramente sufficienti”. L’Associazione, inoltre, che racconta come “oggi dovrebbe essere il Commissario Santoro a decidere in che modo e quando spendere quei soldi, ma da quello che è noto al Comune e al Municipio non è stata nemmeno ancora individuata la ditta che deve fare questi studi”, fa delle richieste ben precise: “Chiediamo tre cose: la prima è che vengano fatti questi studi; la seconda è che essi vengano effettuati da un soggetto indipendente; la terza è che, visto che c’è un dissesto in atto, tutti gli interventi legati a vecchi piani di recupero urbano o fatti in passato vengano eliminati dal Piano Regolatore e che la zona venga destinata a verde con la piantumazione di essenze di contenimento, almeno per evitare che il terreno continui a scivolare”.
Rimaniamo quindi in attesa, insieme ai cittadini e alle Istituzioni, che venga presa una decisione in merito all’utilizzo dei fondi stanziati e che si inizino finalmente quei lavori di studio della zona per capire che interventi operare, necessari non solo per la messa in sicurezza della zona ma anche – e soprattutto – per la tranquillità degli stessi residenti.

Serena Savelli