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Marconinvideodem: una preziosa opportunità per raccontare e raccontarsi
Capita poco spesso di sentir parlare di senso civico perché è opinione abbastanza comune che la responsabilità di ciò che non funziona dipenda spesso da altri, molto raramente da noi.
Istituzioni, politici, un vago (manco troppo…) “andamento delle cose” sono spesso tra i protagonisti del monotono vociare che ognuno di noi, quotidianamente, è costretto a sentire su quello che non va, su quello che non funziona nel nostro Paese.
Però, può pure capitare di leggere o di sentire di iniziative capaci di mettere in discussione anche i luoghi comuni più duri a morire; per esempio di iniziative che propongano la partecipazione attiva di ognuno come mezzo per far sentire la propria voce, come strumento capace di modificare le situazioni. E a quel punto il gioco inizia a farsi interessante.
Marconinvideodem.it è un’idea che nasce un paio di mesi fa dall’evoluzione e dalla fusione di due “prodotti” della rete: un canale di Youtube su cui venivano caricati video sugli aspetti poco vivibili del quartiere Marconi e una pagina di Facebook, dedicata al quartiere in questione. Un’iniziativa “che viene da lontano” la definisce Enrico Pasini, che ne è l’ideatore; ma soprattutto un’idea che nasce dalla sfida di documentare con immagini e parole. Un’idea che, utilizzando strumenti capaci di veicolare informazioni, vuole trasformare la “memoria” in preziosa eredità da lasciare a chi verrà dopo di noi.
La veste di sito ufficiale non nasconde la voglia di raccontare l’evoluzione e i cambiamenti di un quartiere. Del quartiere di Enrico, del mio quartiere. Ha ragione Pasini quando dice che, nel corso degli anni, Marconi ha subìto vere e proprie trasformazioni epocali. Da zona industriale, ha acquisito una forte vocazione culturale e commerciale e l’idea di mettere in rete la sua storia per poter rendere le informazioni fruibili anche al navigatore poco esperto nell’utilizzo di FB o di Youtube appare davvero accattivante.
In realtà, l’aspetto del racconto come uno degli elementi caratterizzanti del sito è evidente sia osservando la pagina di FB, sia visitando il sito; ma non è l’unico aspetto a dover essere messo in risalto. Imparare ad osservare un racconto per immagini non produce soltanto storia. Educa anche ad un’osservazione attenta, alla giusta considerazione di punti di vista diversi (magari diversi proprio dai nostri). Dunque è stimolo, fonte di idee, di proposte, di novità. “La nostra esperienza è un modo per manifestare una grande passione sociale che si manifesta non solo raccontando la storia – afferma Pasini – ma contribuendo al raggiungimento di risultati concreti, tangibili. Vogliamo che il nostro quartiere viva anche grazie ai nostri interventi e alle nostre denunce, che continueremo a fare senza fare sconti a nessuno. Vogliamo che la nostra passione sia esempio concreto di impegno civile”.
Parla spesso al plurale, Enrico. Per questo gli chiedo chi, oltre lui, segua l’iniziativa del sito. “In realtà – mi confida – quando parlo di noi parlo di rete, perché lo strumento che utilizziamo mette in relazione, mette in rete più soggetti offrendo una preziosa opportunità di raccontare e di raccontarsi. Con Ponte di Ferro (giornale istituzionale online), per esempio, la relazione è basata su un mutuo scambio: loro pubblicano le foto del nostro sito e dalla pubblicazione possono nascere gruppi che trovano voce non solo all’interno del loro spazio, ma anche del nostro. Ecco la partecipazione in cui crediamo, quella che cerchiamo. Il fatto, poi, che alcuni cittadini scrivano piccoli servizi o brevi racconti sul quartiere e che poi ci inviamo per e-mail, non fa che mettere in evidenza che la gente ha voglia di far sentire la propria voce. E noi siamo disposti a dargli lo spazio che cercano. Anche questo è senso civico e anche loro fanno parte della rete. E poi ci sono i giornali. Tutti siamo strumenti della rete, tutti contribuiamo a fare rete. Rimane il fatto, però, che la nostra esperienza ha una grossa specificità. Noi raccontiamo di storie, esigenze, circostanze specifiche e questo valore permette al singolo di immedesimarsi in situazioni precise, sentendole sue perché vicine. Ecco quindi, che il mio noi è inteso come noi cittadini, noi rete con altri media, noi rete di circoli territoriali che non vogliono essere strumenti di partito, ma realtà che vogliono evolversi nella più ampia autonomia”.
Evoluzione attraverso partecipazione e coinvolgimento. Importanti le parole di Enrico. Importanti e ricche. Piene. E bella anche l’immagine che propone: quella di “volani virtuali” che, mettendo in rete esperienze diverse e numerose, potranno essere in grado di far crescere e decollare la sua esperienza di rete. Ma forse anche la sua esperienza di vita.

Marica Di Santo