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Casale dei Cedrati: ancora nessuna riapertura all’orizzonte

CoopCulture cita la Sovrintendenza, ma è ancora in cerca di un accordo per rientrare

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Fotografie di Antonio Idini

Tratto da Urlo n.165 Febbraio 2019

VILLA PAMPHILI – Ancora non sono riprese le attività all’interno del Casale dei Cedrati. Lo storico edificio, che si trova dentro Villa Pamphili, era stato assegnato attraverso un bando a CoopCulture che lo ha gestito insieme a sette donne imprenditrici, dando vita a un centro culturale con annessi caffetteria e bookshop. Le attività sono iniziate a dicembre 2015, ma dopo poco, a febbraio 2016, l’esperienza è terminata. I reati contestati, che hanno portato alla chiusura del Casale e all’apposizione dei sigilli, furono la presunta assenza di attività culturali e alcuni abusi edilizi. I gestori hanno quindi fatto ricorso al Tar. La sentenza, di maggio 2017, ha dato ragione alla cooperativa e a ottobre 2017 il Casale è stato dissequestrato. Nonostante questo l’edificio è ancora chiuso e in preda al degrado.

LA SENTENZA DEL TAR – “Le motivazioni della sentenza si basano sul fatto che le difformità riscontrate dal punto di vista architettonico non potevano essere considerati abusi. Quindi la reiezione e la conseguente revoca della concessione erano considerati degli atti sproporzionati”, ci ha raccontato Ugo d’Antonio di CoopCulture. Senza un ricorso del Comune la sentenza è passata in giudicato ed è quindi da considerarsi definitiva: “Successivamente il Pm, anche dopo la sentenza del Tar, ha dissequestrato il Casale, a condizione che fossero effettuati i lavori di ripristino (delle irregolarità appurate, ndr) in contraddittorio con la Sovrintendenza”. Quest’ultima, più volte interpellata “anche con formali diffide, non ci ha mai risposto. Pertanto siamo stati costretti a non procedere con alcuna opera per evitare ulteriori accuse di conduzione dei lavori senza autorizzazione”. L’aspetto più assurdo, ha continuato d’Antonio, è che “il 14 settembre 2018 l’ufficio tecnico del Municipio ha effettuato un sopralluogo per verificare le irregolarità contestate. Sono emerse delle difformità minime, che potrebbero essere sanate in una Conferenza di Servizi alla presenza di tutti gli enti coinvolti, elementi (come il passetto per i disabili) che, è stato detto, potrebbero essere addirittura considerati delle migliorie”. In merito alle attività culturali invece “il programma di eventi era vasto. Il contratto prevedeva un periodico controllo da parte della Sovrintendenza”. L’accusa di inadempienza “si basava su un verbale dei Vigili Urbani seguito a un accertamento fatto alle 9 del mattino, quando non era in corso alcuna attività. Anche su questo il Tar ci ha dato ragione perché la Sovrintendenza non poteva delegare l’attività di verifica”.

TROVARE UNA SOLUZIONE – In assenza di riscontri, CoopCulture ha deciso di recedere dal contratto ma la Sovrintendenza, spiega la cooperativa, “il 5 agosto 2018 ha comunicato che non potevamo farlo e che solo lei avrebbe potuto procedere alla rescissione e con quella lettera stava procedendo alla revoca”. A novembre quindi CoopCulture ha “deciso di citare la Sovrintendenza per danni (per 1,8 milioni di euro)”. Ma le intenzioni del gestore sarebbero comunque di rientrare nel Casale, infatti il 17 dicembre la cooperativa ha chiesto alla Sovrintendenza “un incontro per cercare di arrivare a una soluzione bonaria, trovando un accordo per poter riprendere le attività all’interno del Casale (ritirando la denuncia)”. Al momento però non sarebbe arrivata alcuna risposta. La cooperativa ha ribadito il suo interesse al confronto anche durante una riunione con il Municipio del 5 febbraio scorso: “Prima dell’udienza per la causa da noi intentata, proveremo a chiedere ancora un incontro al nuovo Sovrintendente (da poco insediatosi, ndr)”. Fabiana Tomassi, Assessore alle Politiche Sociali del Municipio XII, ha aggiunto: “Chiederemo una facilitazione tra le parti per favorire una risoluzione celere della controversia”.

IL DEGRADO DI VILLA PAMPHILI – Con la cessazione delle attività è venuta meno anche quella funzione di controllo del territorio che un Casale frequentato poteva garantire a quella porzione di Villa. Ne abbiamo parlato con Cristina Maltese, Capogruppo Pd in Municipio XII: “Villa Pamphili, così come tutte le ville storiche di Roma, è in uno stato di abbandono. L’esperienza del Casale, gestita diversamente, poteva dare dei frutti. Si devono porre in campo regole più chiare e definite in modo da mettere in condizione privati e Pubblica Amministrazione di lavorare e vigilare, raggiungendo un risultato. Mi auguro che la formula venga rivista e ripresa.”. Il Casale dei Cedrati, hanno detto i Consiglieri municipali Giovanni Picone e Marco Giudici (Lega), “deve essere messo a disposizione della Villa. È una struttura importante che deve rappresentare un presidio. Vorremmo che CoopCulure uscisse dalla gestione e che il Comune mettesse nuovamente a bando la struttura”. I due politici poi hanno accusato il Municipio di scarsa presenza rispetto alle problematiche della Villa: “Chi deve lavorare da un punto di vista politico sta dormendo”.

IL RUOLO DEL MUNICIPIO – “Il Municipio è il primo a desiderare la fattiva risoluzione della vicenda”, ha commentato Fabiana Tomassi, assicurando impegno nella tutela della Villa: “Il parco è stato teatro di degrado che ha compromesso la percezione di sicurezza dei cittadini. Villa Pamphili come noto, oltre a essere un polmone verde per la città, è anche un luogo di aggregazione culturale, sportiva e parco verde per tutte le età. L’impegno di questa amministrazione è trasversale e interessa anche in modo verticale tutti gli enti: comunali e statali. Stiamo lavorando sinergicamente con il Campidoglio per restituire dignità alla Villa e per rendere il luogo più sicuro e decoroso”.

Anna Paola Tortora