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I problemi del San Camillo: dal Reparto Maternità al PS

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San Camillo

Segnalate criticità del nosocomio, dai reparti al Pronto Soccorso, che necessitano di soluzione

 

(Da Urlo n.110 – dicembre 2013)

GIANICOLENSE – Forte rilevanza mediatica ha avuto, alla fine del mese scorso, la situazione del Reparto Maternità dell’Ospedale San Camillo, un’eccellenza tra le migliori in Italia con circa 3.500 parti l’anno e che vanta la presenza al suo interno anche di una terapia intensiva neonatale. Il reparto in questione è privo di scala antincendio, fatto questo che rappresenta un grave rischio per la sicurezza di tutti i degenti e i lavoratori del reparto. Dal 2000 il S. Camillo è stato interessato da ingenti lavori di ristrutturazione che hanno coinvolto vari padiglioni del nosocomio e con essi anche il Reparto Maternità per quanto concerne l’aspetto della tinteggiatura delle pareti ma non per quanto riguarda la sicurezza, dice Stefano Barone, delegato RSU al S. Camillo della Nursind, sindacato degli infermieri, autore della denuncia insieme al Consigliere regionale Fabrizio Santori, membro della Commissione Salute. “La Maternità del S. Camillo è un reparto d’eccellenza, è giusto quindi che venga tutelato” dichiara Barone. L’assenza della scala antincendio non è l’unica pecca, nel padiglione risulta assente un percorso dedicato alle neomamme di ritorno dalla sala parto e dalla camera operatoria a causa dell’assenza di un ascensore interno al reparto. Le lettighe – denuncia Santori – transitano nell’atrio che accoglie i parenti in attesa di visita. In pericolo la privacy del degente oltre che la sua salute a causa del forte rischio infezione determinato dal passaggio delle neomamme in un luogo frequentato. Alcuni letti poi – denuncia Barone – stanziano nei corridoi. Ancora una volta a rischio la riservatezza dell’utente (tutelata solo attraverso dei separé) e la sua salute: mancano infatti in questi casi l’attacco per l’ossigeno e il telecomando per la chiamata dell’infermiere, assenze che mettono a repentaglio la sicurezza della paziente che in caso di emergenza non saprebbe a chi rivolgersi. In seguito alla denuncia, il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, si è recato presso il reparto per vedere più da vicino la situazione. E la questione dell’assenza di sicurezza nel reparto non è un argomento nuovo: a parlare della faccenda erano già atti aziendali del maggio del 2012, nella fattispecie la questione della costruzione della scala antincendio veniva inserita in una delibera aziendale per la realizzazione del nuovo blocco operatorio di Ginecologia. Successive segnalazioni della fine del 2012 e dell’inizio del 2013 riportavano l’attenzione della direzione sulla questione. Autore di denuncia in tal senso fu lo scorso inverno anche Fabrizio Santori, che parlò della questione in qualità di Presidente della Commissione Sicurezza di Roma Capitale. Del 1 marzo 2013 una delibera aziendale che approva la proposta dell’U.O.C. Ingegneria del nosocomio in merito all’avvio della procedura per l’esecuzione dei lavori per la realizzazione della scala antincendio. Nel documento, che ripercorre le varie fasi della questione facendo riferimento ai solleciti degli anni precedenti e alla delibera del maggio 2012 di cui sopra, si ribadisce l’urgenza dell’intervento e si approva la sua realizzazione. I fondi necessari – si legge – sono previsti nel finanziamento della Regione nell’ambito dei lavori per il nuovo blocco operatorio di Ginecologia stabiliti con la delibera nel maggio del 2012. Di maggio scorso, in seguito all’approvazione della proposta, la costituzione della commissione giudicatrice delle procedure composta da 3 ingegneri e un amministrativo. Nonostante questo – denuncia Santori – dopo mesi nulla si è mosso. “La questione – seguita – è stata sottoposta a chi di dovere. Abbiamo mandato delle note alla Regione all’attenzione del Presidente Zingaretti. L’ente ha per adesso risposto in modo informale dicendo che la richiesta della direzione è bloccata”. La responsabilità del blocco del progetto di riqualificazione del reparto sarebbe quindi nelle mani della Regione Lazio. Interpellato, il Presidente della Commissione Salute regionale, Rodolfo Lena, ha fatto sapere di avere in programma la calendarizzazione di un’audizione della commissione in merito, reputando che la situazione del Reparto Maternità del S. Camillo potrebbe subire evoluzioni. Di impegno nel proporre una discussione che porti alla risoluzione della vicenda parla Riccardo Agostini, Consigliere Pd alla Regione Lazio e membro della Commissione Salute: “Penso che la vicenda segnalata dal consigliere Santori debba essere trattata con interesse e attenzione da parte del Consiglio regionale”. Agostini parla dell’intenzione di richiedere un incontro della Commissione con il Direttore Generale del nosocomio per verificare gli atti ed aiutare l’attuale Amministrazione a sostenere un’ipotesi di ammodernamento di un’eccellenza sul territorio nazionale che non può avere carenze così evidenti, e conclude: “Da parte nostra come Commissione, ma in generale nella nuova Amministrazione della Regione Lazio, c’è il massimo interesse a chiudere la partita e riuscire a stabilire una situazione di normalità”. “Nel Reparto Maternità – dice Massimiliano De Luca, Coordinatore RSU per il S. Camillo – manca la sicurezza per i lavoratori e per gli utenti; è necessario fare investimenti su quest’area in virtù della sua specificità”. Nel fare riferimento alla faccenda, De Luca ricorda un protocollo dell’Asp in materia di requisiti minimi per l’accreditamento delle strutture sociosanitarie, documento che venne accolto dalla Giunta regionale precedente – dice – come parte integrante del decreto 80 per la Riorganizzazione della Rete Ospedaliera. “Si trattò solo di carta” dice De Luca che mette in evidenza come l’inadeguatezza del Reparto Maternità, sia per i numeri del personale (questione questa che accomuna svariati reparti del nosocomio) sia per la sicurezza, abbia radici profonde.
Quella del Reparto Maternità sembrerebbe essere una condizione non isolata all’interno del nosocomio. È sempre Santori a denunciare una grave anomalia all’interno del reparto Maroncelli dove sembrerebbe che il trasporto del materiale sporco diretto in lavanderia viaggi nello stesso macchinario dedicato al pulito.
Il S. Camillo è un punto di riferimento per i cittadini di Roma e non solo. Al suo interno sono presenti eccellenze che non vengono valorizzate. Un esempio su tutti è il sovraffollamento che vive il Pronto Soccorso, così come succede in altri P.S. capitolini. Per quello del S. Camillo era previsto un ampliamento al piano superiore del reparto che di fatto però non è stato portato avanti. “Il S. Camillo – dichiara De Luca – ha subito una riduzione costante dei posti letto come è avvenuto in tutta la Sanità della Regione. L’ospedale ha perso la sua vocazione originaria. Un Dea di II livello, un’eccellenza a livello nazionale per l’alta specializzazione è stato ridotto ad ospedale di quartiere. Il vero problema, che si riflette poi sul P.S. è l’assenza di un sistema di sanità territoriale”. Di inizio di dicembre la tragedia di un paziente in attesa al P.S. che dopo essersi recato nel reparto di cardiochirurgia, un padiglione abbandonato a se stesso – si legge in un comunicato di Santori e Barone – si è suicidato gettandosi da una finestra. “Stando alla dinamica della tragedia – dicono i due firmatari – ci chiediamo se poteva essere evitata e se, in qualche maniera, le carenze strutturali e di personale infermieristico e medico possano aver contribuito a quello stato di disordine che all’Ospedale S. Camillo regna quotidianamente sovrano”.

Anna Paola Tortora

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