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Le roulotte della discordia. Sintomo di degrado o di disagio sociale?

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roulotterepertorio

Si va verso l’archiviazione dell’indagine sulle roulotte per senza fissa dimora sul territorio romano

Tratto da Urlo n.125 maggio 2015

MUNICIPIO XII – Si potrebbe concludere con un’archiviazione l’indagine durata oltre un anno sulle roulotte di Sant’Egidio, donate ai senza fissa dimora di Roma e oggetto di un’inchiesta per abuso edilizio. È stata la Pm Francesca Dall’Olio ad avanzare la richiesta di archiviazione del fascicolo di oltre 500 pagine, perché secondo il giudice quelle dimore mobili, “costituite in massima parte da roulotte” sono finalizzate “a uso temporaneo, limitato e sicuramente contingente” e quindi “non possono considerarsi manufatti necessitanti di permesso di costruire”. Le indagini erano state avviate a seguito di un esposto depositato all’inizio del 2014 dai Consiglieri, regionale e municipale, Fabrizio Santori e Marco Giudici con il quale, ci spiega quest’ultimo, “chiedevamo di verificare se in base alla normativa vigente, fosse necessaria una concessione edilizia per chiunque abitasse in una roulotte o una casa mobile”. I due non approvano la richiesta di archiviazione delle indagini, che ritengono “prematura e non condivisibile” e a questa oppongono un atto formale, inoltrato al Gip, per far proseguire l’inchiesta.

Secondo i due opponenti, quei “manufatti necessitano del permesso a costruire, essendo destinati a soddisfare stabili esigenze abitative”. Innanzitutto perché, si legge nell’atto di opposizione, secondo una giurisprudenza consolidata se “roulotte, camper e case mobili” hanno una “destinazione duratura per soddisfare esigenze abitative, è configurabile il reato di costruzione edilizia abusiva”. Inoltre, la Cassazione fissa 3 mesi il termine massimo entro il quale le “opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee” possono rimanere senza alcun titolo abitativo in strada, per essere rimosse “immediatamente al cessare delle necessità”; altrimenti, “viene meno ogni carattere di precarietà”. L’assenza degli “elementi identificativi (targa, telaio, targa del costruttore) e le condizioni” dei mezzi, “completi di arredi all’interno dell’abitacolo e colmi di degrado all’esterno, segno della permanenza dei mezzi su un luogo per un periodo di tempo lungo”, sono altri dati che confermerebbero la non idoneità dei mezzi alla circolazione, e quindi la loro presenza fissa su strada. Anche il Gip, in 13 ordinanze di convalida di sequestro pronunciate nel corso dell’indagine, ha definito alcuni dei casi ritenendo che “trattasi di occupazione abusiva di immobile e di violazione edilizia”, dato che ormai i veicoli sono “inabili allo spostamento”, costituendo “una vera e propria costruzione ancorata al suolo”. Le stesse relazioni della Polizia Locale confermerebbero che questi veicoli sono “in condizioni strutturali ed igienico-sanitarie tipiche di luoghi utilizzati per un tempo prolungato”, o comunque non temporaneo, limitato e contingente, data la presenza di “effetti personali, arredi e suppellettili” e “la presenza di vegetazione incolta e infestante al di sotto” dei mezzi. Persino i dimoranti avrebbero ammesso in diverse circostanze “di vivere da lungo tempo all’interno delle roulotte”. In Municipio XII, tra i casi più eclatanti secondo Giudici, c’è quello di via delle Mura Gianicolensi, dove una roulotte sarebbe rimasta “in loco almeno dal 21 novembre 2011 fino all’aprile 2014”.

La battaglia di Santori e Giudici contro l’abusivismo si è fatta più pressante dopo la morte di Carlo Macro, trentenne romano ucciso da un indiano che dimorava proprio in una di queste roulotte, stazionante in via Garibaldi fino al 17 aprile 2014, giorno in cui l’occupante è stato trasferito in carcere e la roulotte sottoposta a sequestro. Una lite per futili motivi: la musica che fuoriusciva dalla macchina di Carlo era troppo alta secondo quell’uomo che quindi si era avventato contro il trentenne colpendolo con un cacciavite e uccidendolo.
La battaglia di Santori e Giudici è indirizzata anche contro la Comunità di Sant’Egidio, che è tra i soggetti che gestiscono “il reperimento ed il collocamento dei veicoli su pubblica via”, al fine di “trovare riparo a persone senza dimora (…) come soluzione temporanea alla mancanza di alloggio”. Alcuni caravan ed autocaravan “sono intestati alla Comunità, mentre una moltitudine di veicoli non più immatricolati e collocati” in strada “sono gestiti uti dominus” dai membri della stessa. L’accusa dei due Consiglieri è che non solo S. Egidio abbia goduto di un’impunità prolungata nel tempo, ma ritengono anche che possa essersi palesata l’ipotesi di “violazione del segreto di ufficio”, ovvero che la Comunità abbia beneficiato di “informazioni riservate alla Procura, con le quali ha potuto preservare i veicoli spostandoli dai luoghi dove le Forze dell’Ordine sarebbero intervenute nelle ore successive”, come è il caso, si legge nell’opposizione, dell’intervento della Polizia Locale su viale delle Mura Gianicolensi del 22 aprile 2014. Un’ipotesi che, secondo gli opponenti, sarebbe confermata dal Pm Nardi che nel rimettere il procedimento al Procuratore Giuseppe Pignatone affermava che “sono emersi, a mia sommessa opinione, elementi che farebbero ritenere esistenti reati contro la PA, come la violazione del segreto di ufficio ed il favoreggiamento personale”. “Reati di cui la Procura non ha tenuto conto all’atto della richiesta di archiviazione”, continua Giudici nel denunciare il “sottobosco di assistenzialismo illegale”, dato che, in alcuni casi “queste roulotte ospitavano anche dei pregiudicati, come in via Vitellia”. Per questo, “chiediamo di proseguire le indagini per eliminare questo fenomeno di assoluta illegalità. Invitiamo i cittadini a denunciare queste situazioni di degrado”, conclude.

Diversa è l’opinione del Presidente del Municipio XII, Cristina Maltese, secondo cui “il fenomeno delle roulotte non riguarda solo l’abuso edilizio, ma si lega ad un problema più diffuso a Roma: quello dell’emergenza abitativa”. “La configurazione dei reati – continua Maltese – spetta alla Magistratura; noi amministratori dobbiamo invece guardare al fenomeno diversamente, risolvendo il problema di decoro per la collettività e quello sociale per chi vive questa situazione difficile”. In quelle roulotte, che ora “nel nostro Municipio non ci sono più”, dimoravano infatti “persone indigenti, molti erano cittadini italiani. Nessuno di loro aveva una possibilità di alloggiare altrove. Abbiamo quindi aperto un tavolo col Gabinetto del Sindaco e avviato un percorso di dialogo per risolvere quel disagio”. Maltese si oppone quindi alla soluzione dello sgombero, perché “lasceremmo per strada quelle persone, che poi andrebbero a vivere sotto un ponte, e dovremmo allora intervenire con nuovi sgomberi. Bisogna agire su due diversi piani, quello del decoro e quello dell’emergenza sociale. Al tavolo, prima con l’ex Assessore Cutini, poi con l’attuale Assessore Danese, hanno partecipato anche il Comandante dei Vigili Clemente e le associazioni che si occupano di queste problematiche: abbiamo analizzato il problema, e poi siamo intervenuti ricollocando quelle persone in alloggi di accoglienza e lavorando sul recupero sociale e sull’inserimento lavorativo. Poi, abbiamo tolto le roulotte”. Un metodo “assolutamente innovativo su Roma, che speriamo di esportare in tutta la città”, conclude.

Martina Bernardini

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