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Municipio XII: è bufera sul ruolo del presidente del Consiglio Municipale

La mozione di sfiducia presentata da Fdi sul conflitto d’interesse arriverà in Aula nella prossima seduta

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MUNICIPIO XII – Prosegue in Municipio XII la vicenda legata al ruolo del presidente del consiglio municipale, il Consigliere penta-stellato Massimo Di Camillo. Nei giorni scorsi la posizione del consigliere è stata massa in dubbio dagli esponenti municipali di Fdi, secondo i quali Di Camillo verserebbe in condizioni di incompatibilità e dovrebbe quindi dimettersi.

IL NIDO DI VIA AQUILANTI – La vicenda è strettamente legata al nido di via Aquilanti nel quartiere di Massimina, pronto ma chiuso da mesi. In un recente servizio di Striscia la Notizia il consigliere del M5S ha dichiarato: “Qui abbiamo nella zona altro asilo che attualmente non è tutto occupato, aspetto che fa venire dubbi su facoltà o legittimità di aprirne uno nuovo, quindi aspettiamo il bando e capiamo qual è la richiesta”. Una posizione condivisibile, ma l’altro nido citato da Di Camillo è l’Only Kids, gestito dalla Ro.ma Srl, della quale era amministratore e poi titolare, fino a mantenerne il 50 per cento.

LE RICHIESTE DI FDI – La vicenda è stata resa nota dai consiglieri di Fdi Giovanni Picone, Marco Giudici e Francesca Grosseto: “È inammissibile che sia dovuta intervenire una forza di opposizione per svelare tutto ciò. I cittadini del Municipio XII vogliono trasparenza, opere e servizi e non possono attendere i comodi di una Giunta che tutto fa fuorché garantire quanto promesso – scrivono in una nota – Sia il consiglio municipale, sia il consiglio comunale conoscevano lo stato dei fatti ed hanno tenuto il segreto per molto tempo. Ora chiediamo un intervento del sindaco Virginia Raggi e della presidente Silvia Crescimanno, affinché si assumano le proprie responsabilità e chiedano scusa ai cittadini, rimediando al problema ed invitando il presidente Di Camillo a dimettersi entro 24 ore. In caso contrario presenteremo una mozione di sfiducia”.

LA MOZIONE DI SFIDUCIA – Le dimissioni non sono arrivate, mentre la mozione di sfiducia è al momento al vaglio del parlamentino del Municipio XII. Inoltre i consiglieri di Fdi hanno anche presentato tutta la documentazione all’autorità anticorruzione e al Prefetto di Roma. “Il presidente del consiglio del Municipio XII Massimo Di Camillo verserebbe in condizioni di incompatibilità e deve dimettersi subito dall’incarico di consigliere – scrivono – essendo titolare di una società sovvenzionata in modo continuativo dall’ente locale dove è eletto. Il Testo Unico sugli Enti Locali sembra affermarlo a chiare lettere”.

DALLA PRESIDENZA – Sulla vicenda è la Presidente del Municipio XII, Silvia Crescimanno ad esprimere la posizione del M5s, partendo proprio dalla situazione del nido di via Aquilanti e dal numero di richieste del nido Comunale ‘Massimina’: “Il manufatto risulta essere pronto da circa due anni, molto prima dell’insediamento della attuale Giunta, ma è bene precisare che si tratta di uno dei primi atti di cui il gruppo M5S si è occupato, cercando di sbloccare una situazione ormai incancrenita da anni – e ancora – Quanto al fabbisogno delle famiglie di Massimina, occorre precisare che sebbene la richiesta di domanda effettiva di posti nei nidi nel suddetto quadrante sia promettente, di fatto nel nido comunale denominato “Massimina” risulterebbe ancora disponibilità di posti, a dimostrazione della falsità dell’affermazione secondo cui vi sarebbero interminabili liste di attesa”. Infine la Presidente non manca di esprimersi anche sul presunto conflitto di interessi del consigliere di Camillo: “Si precisa che in base al TUEL, alla Legge 241/1990 così come novellata all’art.1 comma 41 Legge 190/2012, essendo quest’ultimo estraneo al procedimento di formazione del provvedimento amministrativo, atto idoneo a produrre effetti per l’acquisizione del bene a patrimonio capitolino, nessun potere è riferibile all’operato di quest’ultimo, in primis perché non è il Municipio, come ente di prossimità, deputato alla decisione di acquisire un bene a patrimonio capitolino, in secundis , perché questi, come detto, non ha alcun potere decisionale neppure nella società nella quale dispone quote, pur non essendone più amministratore”.

LeMa