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OSPEDALE S.CAMILLO: UN CALVARIO PER PRENOTARE UNA VISITA

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Contratto non rinnovato per 42 dipendenti della Coop. Soc. Capodarco.
GIANICOLENSE – E’ scaduto il 31 marzo, dopo 11 anni di attività, il contratto di lavoro tra l’Azienda San Camillo Forlanini e la Cooperativa Sociale Capodarco per la gestione del servizio Cup (Centro Unico di Prenotazione). La Capodarco è un’impresa sociale per l’inserimento lavorativo delle persone disabili. La Cooperativa è socio fondatore e fa parte del COIN ONLUS, un organismo che associa 50 cooperative sociali specializzate in diversi settori nella produzione di beni e servizi, con più di 1700 addetti (di cui oltre la metà in condizioni di svantaggio). Attraverso il COIN essa sviluppa la sua azione commerciale verso enti pubblici e amministrazioni locali, e nel settore servizi in outsourcing per le aziende sanitarie è l’impresa incaricata dal COIN dell’esecuzione di diversi appalti e convenzioni.

La gestione del servizio Cup dal 1 aprile è passata agli operatori interni dell’Azienda San Camillo, recuperati tra i circa 400 esuberi del proprio personale precedentemente adibito a funzioni sanitarie e ora non più idoneo. “Per il San Camillo riteniamo non si tratti però di un buon affare – affermano dalla Capodarco – COIN – Rinunciare alle capacità ed alle professionalità accumulate dal gruppo di tecnici Capodarco – COIN, in tanti anni di lavoro nei servizi di prenotazione, potrà causare disservizi agli utenti ed all’ospedale con riflessi importanti anche sul reddito dell’attività ambulatoriale dell’azienda”.
Dopo numerose segnalazioni il Vicepresidente della Commissione Regionale alla Sanità Esterino Montino, ha ritenuto opportuno verificare direttamente la situazione operativa del centro di prenotazione al San Camillo e concordare delle soluzioni correttive con la direzione dell’ospedale. “Sto tenendo personalmente sotto controllo la situazione del centro prenotazioni del San Camillo – ha affermato E. Montino –  E’ stato necessario riorganizzare il servizio, ad oggi i tempi di attesa si sono accorciati sensibilmente”. Ecco le soluzioni stabilite con la direzione: riapertura di tutti gli sportelli disponibili e l’aumento degli operatori impegnati nel servizio, che passeranno da 28 a 45 (contro i 42 precedentemente impiegati dalla Cooperativa).
Inoltre il Consorzio e la Cooperativa dichiarano che “la Capodarco, d’intesa con il Consorzio Sociale COIN, onde evitare i gravi disagi economici che una decisione simile avrebbe portato ai lavoratori con il loro licenziamento, ha disposto l’assorbimento di questi in qualità di operatori del centro unico prenotazioni regionale Re.Cup.”. Chi chiama il Re.Cup all’80.33.33 può infatti prenotare la prestazione richiesta grazie ad un call center dotato di 600 linee telefoniche dedicate e 200 postazioni che gestiscono circa 25.000 chiamate giornaliere.
Il problema è che anche gli attuali dipendenti del Re.Cup si trovano in una situazione critica. La sua intera attività è frutto del lavoro della stessa Cooperativa Capodarco, vincitrice della gara europea indetta nel 1999, che oggi rischia di dover mandare a casa i suoi soci lavoratori, secondo quanto previsto dal decreto n. 11 del 2 febbraio scorso, firmato dal Presidente della Regione Lazio e Commissario ad acta per la sanità, Piero Marrazzo: il servizio dovrebbe essere internalizzato entro il 1° giugno, sostituendo il personale della Cooperativa con operatori pubblici regionali.
Contro il decreto insorgono lavoratori e dirigenti della Capodarco, contro il quale la Cooperativa ha lanciato una petizione già sottoscritta da oltre 75.000 aderenti per difendere il posto in pericolo di circa 2000 lavoratori, di cui 500 diversamente abili.

Simona D’Auria
Urloweb.com

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