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Rifiuti: ancora problemi con gli impianti del Lazio

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Il Noe smentisce i dati presentati, gli impianti non lavorano a regime.

 

 

Si spostano in provincia le manifestazioni contro il sistema rifiuti della Capitale, anche con qualche momento di tensione quando il 28 gennaio scorso circa 700 persone hanno bloccato i camion che trasportavano i rifiuti all’interno dell’impianto della Saf di Colfelice. Con un esposto inviato alle procure di Roma, Cassino e alla Corte dei Conti, oltre che agli interessati, il Sindaco di San Giovanni, Antonio Salvati, ha poi diffidato il Commissario a revocare immediatamente il provvedimento adottato, per quanto concerne il conferimento di rifiuti nell’impianto della S.A.F.. Nella denuncia il Sindaco ha ricordato che, vista la legislatura italiana ed europea, i rifiuti debbano essere trattati nel territorio in cui vengono prodotti, ricordando anche come il Commissario Straordinario non dovrebbe avere competenza al di fuori della provincia di Roma, o su di una struttura di proprietà di una società privata. Nel mentre sono anche arrivati i risultati dei sopralluoghi effettuati dai Carabinieri del Noe, inviati il 24 gennaio scorso dal Ministro Clini ad accertarsi dello stato effettivo degli impianti inseriti nel decreto. I militari del Nucleo operativo ecologico di Roma hanno visitato i due impianti termocombustori di Colleferro e Albano, ma anche i dieci impianti per il trattamento meccanico biologico (Tmb) proposti dal Ministro per superare il periodo emergenziale: quattro a Roma (due dell’Ama, due della Co.La.Ri.), ad Albano Laziale, Paliano, Colfelice, Castelforte, Latina e Aprilia. A quanto risulta sembrerebbe che i dati forniti da questi impianti rispecchiano una situazione non completamente veritiera, essendo tutti al di sotto del tetto massimo di trattamento. “I Noe confermano che alcuni impianti di trattamento meccanico biologico del Lazio non funzionano a pieno regime, in primis quelli di Roma. Tale comportamento scellerato – dichiara in una nota Massimiliano Iervolino, membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani – ha come diretta conseguenza lo smaltimento del tal quale in discarica che produce un elevato inquinamento dovuto alla formazione di percolato, gas nocivi ed odori nauseabondi”. Oltre questo risulterebbero anche alcune imprecisioni riportate nell’elenco di impianti disponibili presentato dalla Regione al Ministro Clini il 28 gennaio scorso: l’impianto di Castelforte, ad esempio, non sarebbe un Tmb, ma solamente un Tm (Trattamento meccanico), atto al trattamento della sola frazione secca dei rifiuti, non utile quindi agli scopi preposti dal decreto. “Il caso dell’impianto Tm di Castelforte, scambiato per un impianto Tmb è il caso più eclatante – dichiara Nando Bonessio, Presidente Regionale dei Verdi, candidato alla Regione con Rivoluzione Civile – Siamo arrivati alla farsa, se reato c’è stato, riguarda l’incompetenza degli uffici che non si sono fatti carico di controllare la situazione degli impianti prima ancora del decreto del Ministro”. Altro impianto in cui sarebbe impossibile trasportare rifiuti da trattare è Paliano, che si occuperebbe di solo Cdr (Combustibile da rifiuti). Attraverso Adnkronos, il Sindaco di Colfelice, Bernardo Donfrancesco, riferisce la posizione delle amministrazioni: “Potenzialità teorica non corrisponde a effettiva possibilità sia per carenza di maestranze che per mancanza di tecnologia. È l’organizzazione del lavoro – seguita il Sindaco – che non consente di trattare un quantitativo maggiore, oltre ai connessi problemi di viabilità: i camion che portano rifiuti da trattare, per ragioni igienico-sanitarie, non sono idonei a portare indietro cdr e parte residua. Per farlo ce ne vorrebbero altri due. Tutti questi camion creerebbero problemi all’impianto stesso”. Sulle responsabilità della vicenda non si è ancora fatta chiarezza, sicuramente nelle prossime settimane si andrà costituendo uno scenario più chiaro: “Lasciamo che sia la magistratura ad indagare se ci sia stato un dolo – conclude Bonessio – l’importante però è analizzare come il Ministro Clini dopo quasi due anni di commissariamento sia dovuto ricorrere ai Carabinieri per comprendere finalmente quale sia la reale situazione degli impianti. In ogni caso si continua ad investire in impiantistica di vecchio tipo invece di utilizzare risorse ed energie per comprendere quali siano le necessità del territorio per avviare una reale filiera del riciclo. Con impianti di trattamento a freddo posizionati in luoghi che limitino i costi di trasporto anche dal punto di vista ambientale”.

Intanto il Ministro Clini il 6 febbraio in conferenza stampa ha espresso preoccupazione per questa incongruenza nei dati forniti dagli impianti, aggiungendo che se entro 30 giorni gli stabilimenti non rientreranno negli standard di riferimento, rischiano di venire a loro volta commissariati. Sull’impianto di Colfelice, quello che ha visto le maggiori proteste da parte di sindaci e cittadini, Clini è intervenuto spiegando che ad oggi viene utilizzato solo al 48%, “ma colpisce che ci sia stata un’opposizione fortissima da parte dei sindaci che sono soci del Saf a utilizzarlo al massimo opponendo il fatto che non vogliono essere la pattumiera di Roma. È un paradosso – conclude il Ministro – che non venga riconosciuto come valore aggiunto il fatto che l’impianto funzioni bene e sia fonte di reddito. È un’opposizione incomprensibile che non ha a che fare con il merito”.  Intanto la maggiore preoccupazione del Ministro Clini, cioè il blocco del suo decreto da parte Tar, è divenuta realtà. Il ricorso presentato dai sindaci è stato accettato dal tribunale amministrativo, che di fatto blocca il trasporto dei rifiuti negli impianti del Lazio per il trattamento. Piena soddisfazione da parte dell’amministrazione di Colfelice e di tutti i sindaci della provincia di Frosinone, è stata espressa dal Sindaco Donfrancesco. “La notizia è estremamente positiva. Ci fa enorme piacere perché non è stato tenuto in considerazione l’aut-aut di Clini”. Nell’ordinanza si sarebbe stabilito che i singoli provvedimenti e il decreto di Clini ”risultano essere stati adottati sul presupposto di una ritenuta grave criticità circa l’intero ciclo di gestione dei rifiuti nella Capitale, ma non sembrano contemplare quella vera e propria situazione di emergenza ambientale che è stata invece invocata in giudizio dalla difesa dell’Amministrazione al fine di giustificare la loro adozione”. Inoltre, secondo i giudici del Tar, non sarebbe stata verificata la possibilità di trattare i rifiuti negli impianti della Capitale. Preoccupazione per i risvolti di questa decisione è stata espressa anche dal Sindaco Gianni Alemanno che, in una nota ha dichiarato: “Gli sforzi per aumentare la raccolta differenziata che l’Amministrazione ha messo in campo per raggiungere l’obiettivo di legge e l’impegno dei cittadini per differenziare i rifiuti, rischiano di essere vanificati dalla decisione del Tar che non tiene evidentemente conto della complessità della situazione e della mancanza di alternative alle soluzioni individuate dal Patto per Roma e dal successivo decreto ministeriale”. Ogni decisione riguardo il trattamento è quindi rinviata, mentre si avvicina il termine dei tre mesi per lo smaltimento di tal quale concessi a Malagrotta. Con questi nuovi sviluppi, rifacendoci alla storia recente, non possiamo che immaginare una nuova proroga e, contemporaneamente, una nuova offensiva sulla Valle di Galeria.

Leonardo Mancini