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S. Raffaele, chiusura imminente?

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Il 30 dicembre le attività degli istituti S. Raffaele del Gruppo Tosinvest cesseranno. Dopo mesi senza stipendio ora i lavoratori rischiano il posto di lavoro.


Cattive le acque in cui naviga il gruppo di cliniche del S. Raffaele a causa dei mancati pagamenti da parte della Regione Lazio. Da mesi i lavoratori sono senza stipendio e molte sono le proteste che sono già state messe in atto.
Oggi i vertici dell’Azienda hanno incontrato il commissario ad acta per il rientro dal deficit, Enrico Bondi, e i prefetti di Roma, Viterbo e Frosinone. Di fronte alla sede della Provincia di Roma si è riunito un gruppo consistente di lavoratori del gruppo; non sono mancati episodi di disordine tra i manifestanti, ormai esasperati da una situazione che va avanti da troppi mesi.
In poche settimane è già il secondo incontro del commissario con i vertici dell’Azienda che dichiarano di non riuscire più ad andare avanti a causa della mancata corrispondenza dei fondi che la Regione deve al gruppo. Si parla di 260 milioni di euro di arretrati che stanno mettendo letteralmente in ginocchio la proprietà e di conseguenza tutti i lavoratori che da mesi non ricevono lo stipendio.

L’incontro si è concluso con un nulla di fatto e quindi amara sembra essere la sorte del gruppo: l’attività degli istituti San Raffaele cesserà il prossimo 30 dicembre lasciando letteralmente per strada circa 2000 lavoratori e altrettanti pazienti che dovranno trovare una nuova collocazione.

Di ieri la notizia di un dipendente che ha minacciato e cercato di buttarsi dal tetto della sede di via della Pisana a Roma. Martedì scorso i dipendenti dell’Azienda hanno partecipato al corteo che ha letteralmente bloccato via Cristoforo Colombo insieme ai lavoratori del Cto. Questa mattina l’agitata manifestazione del presidio di lavoratori si è recata al centro di Roma per cercare di far sentire la propria voce ed insieme ad essa la disperazione di tutti i dipendenti dell’Azienda.
Davanti alla sede della Provincia si sono radunati lavoratori ridotti allo stremo delle forze e della capacità economica in seguito a mesi di lavoro non retribuiti.
Non sono rari – ci dicono – casi in cui i lavoratori abbiano dovuto chiedere un periodo di malattia per la mancanza di denaro per pagare la benzina per recarsi a lavoro. La situazione è tragica, continuano a raccontare i manifestanti, basti pensare alle famiglie monoreddito e ai nuclei familiari in cui entrambi i coniugi sono dipendenti del S. Raffaele. Situazioni al limite della sopravvivenza, storie di lavoratori che nonostante tutto nei limiti del possibile portano avanti il proprio lavoro in favore dei pazienti che quotidianamente si rivolgono alle cliniche del gruppo.
“Non ce ne andremo da qui finché non sarà trovata una soluzione”, diceva stamattina un manifestante della Cisl prima che l’ardua sentenza fosse resa nota.

 

Anna Paola Tortora