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Terrazze dei Colli: la stretta finale?

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terrazze colli

Una sanzione di 5 milioni e 786 mila euro per la società che sta costruendo le Terrazze dei Colli.


 

A marzo avevamo lasciato il Presidente del Municipio XVI Fabio Bellini che sintetizzava la stretta finale della lunga vicenda delle Terrazze dei Colli, raccontando come lo stabile era stato dissequestrato per rendere possibile la prosecuzione dei lavori. Intanto l’Amministrazione comunale sembrava arrivare ad un accordo, per il quale si giudicava opportuno mantenere la distribuzione del volume stabilito, facendo pagare alla società una penale. Bellini, ribadendo la sua opposizione alla realizzazione di un simile volume, dichiarava inoltre come tale orientamento non fosse stato comunicato al Municipio, tanto che l’ufficio tecnico nel frattempo aveva anche presentato un atto per la demolizione dell’intero edificio, rispetto alla variante concessa sotto l’Amministrazione Alemanno. Anche in quella circostanza, Marco Giudici, Consigliere Pdl del Municipio XVI, aveva accusato Veltroni e Bellini di essere i responsabili diretti della costruzione e, ricordando la petizione attiva sul suo sito da oltre due anni per l’abbattimento dei tre piani abusivi, sosteneva fortemente la sua posizione secondo la quale, una volta verificato l’abuso, questo doveva essere sanato attraverso la demolizione e non con pene alternative. “Con questa sanzione la nostra battaglia al fianco dei cittadini contro l’ecomostro di viale Newton sta portando i primi risultati, ma una multa non è sufficiente per soddisfare l’interesse degli stessi al decoro urbanistico” dichiarano Fabrizio Santori, Presidente della Commissione Sicurezza al Comune di Roma, e Marco Giudici commentando la sanzione di 5 milioni e 786 mila euro che il dipartimento urbanistica di Roma Capitale ha inflitto alla società che sta costruendo le Terrazze dei Colli per aver realizzato abusivamente 1180,88 metri quadri di superficie, ossia il settimo piano dell’edificio. “Innanzitutto crediamo che il provvedimento inflitto non debba essere alternativo all’abbattimento, perché come un cittadino comune che parcheggia l’auto in sosta vietata deve pagare la multa e rimuovere l’auto, allo stesso modo, chi commette un abuso deve pagare e abbattere il manufatto, altrimenti l’interesse dalla collettività non viene interamente perseguito. Andiamo avanti chiedendo giustizia e dignità per i nostri quartieri e per i cittadini umiliati da quel centro sinistra di Veltroni e Bellini che hanno dato il benestare alla costruzione dell’ecomostro”. “L’Amministrazione Alemanno nel 2008 ha riconfermato l’edificazione prevista con la concessione edilizia del 2006, prevedendo anche una modifica del piano volumetrico che sostanzialmente è andata ad incrementare gli spazi concessi, autorizzando dei volumi che, distribuiti diversamente, risultano più invadenti rispetto a quelli della Giunta Veltroni – spiega Bellini – Ora che sia una cosa invasiva, non certo esteticamente bella, è giudizio unanime, compreso il mio. Ma è falso sostenere che c’è stata una volontà del centro sinistra a farlo, perché tutti gli atti sono andati in realtà in una direzione diversa. La battaglia rispetto all’abbattimento è una battaglia, per chi la vuol fare, legittima. Il fatto però è che la decisione è quella della multa, uno strumento previsto di fronte a una situazione di contenzioso aperto – prosegue Bellini – L’opera risulta essere realizzata in modo conforme alle concessioni edilizie e se l’Amministrazione decide di far pagare un prezzo è perché c’è sì un problema, ma anche una disquisizione che probabilmente non sarebbe alla fine favorevole all’Amministrazione stessa”. E conclude Bellini: “Il tema oggi è molto semplice: occorre che quelle risorse vengano impiegate sul nostro territorio e che il Municipio possa utilizzarle per beni e opere che vadano incontro alle esigenze dei nostri cittadini. Lo stato attuale è che il palazzo non si abbatte, ma io non vorrei che oltre al danno ci sia la beffa: che l’Amministrazione Alemanno ottenga le risorse e decida di non investirle sul nostro territorio”.

Ilaria Campodonico