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Umanizzazione delle cure e assistenza: questo è S.A.Ne.S.

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Da 28 anni la Onlus opera al San Camillo e dedica la propria attività all’assistenza dei malati ematologici e delle loro famiglie

GIANICOLENSE – Al San Camillo c’è un’associazione il cui operato è rivolto a tutti i pazienti affetti da patologie del sangue. Si chiama S.A.Ne.S. (Studio e Assistenza Neoplasie del Sangue) ed è una Onlus che opera all’interno del reparto Cisalpino da ormai ventotto anni. Era infatti il 1984 e l’associazione si insediava all’interno dell’Azienda Ospedaliera allo scopo di assistere e accogliere i pazienti affetti da malattie ematologiche e insieme a essi anche le loro famiglie. S.A.Ne.S. dona supporto ai malati mediante servizi volti a migliorare la degenza all’interno dell’ospedale ma anche fornendo sostegno psicologico, indirizzato quest’ultimo soprattutto ai piccoli pazienti che per motivi di salute sono costretti a trascorrere molto del loro tempo all’interno della struttura ospedaliera e che spesso provengono anche da fuori Roma se non addirittura dall’estero.
La principale attività della S.A.Ne.S. in questo momento è l’assistenza domiciliare; un elogio al lavoro della Onlus giunge da parte del professor Ignazio Majolino, Primario del Reparto di Ematologia dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma: “Noi viviamo in casa con la S.A.Ne.S., i volontari della Onlus sono parte integrante della nostra struttura sia per quello che riguarda l’attività d’accoglienza in loco sia per quanto riguarda, appunto, quella di assistenza domiciliare: sono ben due le navette dell’associazione che attualmente forniscono questo servizio ai pazienti. In questo consiste quindi il progetto che è in vigore dal 2007, l’attività di ‘ospedale domiciliare’ è qualcosa di rivoluzionario: siamo noi che ci ‘trasferiamo’ a casa del paziente fornendo contemporaneamente le cure necessarie in un ambiente che è in tutto e per tutto uguale a quello dell’ospedale con una notevole riduzione dei disagi, il tutto con lo scopo giungere a una umanizzazione sempre maggiore”.
Solo nel 2011 sono stati effettuati 1324 interventi, circa 400 trasfusioni e 700 prelievi, addirittura anche le chemioterapie vengono effettuate a casa del paziente: “Il volume di lavoro che viene svolto all’interno del progetto ‘ospedale domiciliare’ – continua il professor Majolino – è notevole quindi; spesso i pazienti interessati sono soggetti anziani con malattie ematologiche gravi che dovrebbero trascorrere una notevole quantità di tempo in ospedale o in ambulatorio. Grazie a questo servizio i malati possono invece rimanere tranquillamente nelle proprie abitazioni riducendo di molto tutti i rischi che uno spostamento può comportare oltre al pericolo di contrarre infezioni ospedaliere. Abbiamo 10 medici e 12 infermieri impegnati in questa attività”. Per la gestione dell’assistenza domiciliare S.A.Ne.S. impiega risorse che derivano in parte dal 5 per mille, in parte da una collaborazione con l’Associazione Italiana contro le Leucemie (AIL) di Roma e anche risorse dell’Azienda per ciò che riguarda trasfusioni e chemioterapie.
Insomma, umanizzazione è la parola chiave. L’obiettivo è quello di cercare di reinserire il più possibile il paziente all’interno della propria realtà e limitare al minimo il soggiorno di quest’ultimo all’interno delle corsie del nosocomio. Per questo S.A.Ne.S. si mette al servizio del malato organizzando un servizio navetta con la funzione di trasportare il paziente da casa all’ospedale e dal nosocomio alla propria abitazione una volta finiti i trattamenti medici dei quali necessita.
Altra attività della S.A.Ne.S. è quella rivolta alla sensibilizzazione intorno ad un tema rilevante come la donazione del sangue: lo scopo è creare fidelizzazione allo scopo di costruire un gruppo di donatori che garantisca un continuo afflusso di sangue in Azienda. Il Lazio infatti è una delle regioni con il più basso numero di donatori rispetto ad altre zone d’Italia: capita spesso che la regione si trovi in deficit di sangue e sia costretta ad importarlo. Roma in particolare è una città in cui il sangue non è mai sufficiente; spesso risulta insufficiente anche per coprire il normale funzionamento di un ospedale.
“Nel Lazio il rapporto tra donazioni di sangue e trasfusioni è largamente deficitario – ci dice il Presidente di S.A.Ne.S., il Dottor Nicola Petti – pertanto la Regione è costretta a comprare altrove le unità di sangue necessario. Questo ha una ricaduta sul bilancio della Sanità che riguarda tutti, per cui la donazione di sangue non rappresenta soltanto un atto di solidarietà doveroso ma anche un modo per migliorare l’assistenza a tutti gli assistiti della Regione”
È necessario stimolare maggiormente la popolazione a donare il sangue e la fidelizzazione è uno dei modi migliori per farlo.

 

Anna Paola Tortora