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Un nuovo volto per la scalinata Ugo Bassi a Monteverde

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Immagine-Elena-Sofia-Ricci

Dopo i cedimenti della scorsa primavera, spunta la street art sulla collina

Tratto da Urlo n.128 ottobre 2015

MONTEVERDE – “Un nuovo volto per la scalinata Ugo Bassi”. È stato presentato così l’intervento di street art che porta la firma dell’artista di fama internazionale David “Daviù” Vecchiato e che ha riguardato la Scalea Ugo Bassi, nel quartiere Monteverde, in Municipio XII. L’opera rientra nell’ambito del progetto “Ossigeno 2015 – Popstairs” e il volto, che va ad aggiungersi a quelli di Ingrid Bergman (in via Fiamignano) e di Michèle Mercier (a Corso Francia), è quello di Elena Sofia Ricci in “omaggio a Cristina Trivulzio di Belgiojoso”, come informava la locandina nel giorno dell’inaugurazione, avvenuta lo scorso 5 settembre, dopo circa dieci giorni di lavorazione da parte dell’artista. Tuttavia, mentre centinaia di persone, compresa la stessa Elena Sofia Ricci che ha pubblicato delle foto sulla sua pagina Facebook, accorrevano in via Ugo Bassi per ammirare l’opera di Daviù, la polemica iniziava a consumarsi. “Errore di Marinelli e Maltese, omaggiano la persona sbagliata”, si leggeva in un comunicato a firma dei due Consiglieri di opposizione, rispettivamente regionale e municipale, Fabrizio Santori e Marco Giudici. I due osservavano che, contrariamente alla didascalia dell’opera, il personaggio interpretato dalla Ricci nel film “In nome del popolo sovrano” di Luigi Magni, sarebbe quello di Cristina Arquati: “La Presidente del Municipio XII Cristina Maltese e l’Assessore capitolino alla Cultura Giovanna Marinelli (entrambi presenti il giorno dell’inaugurazione, ndr) governano con la benda agli occhi e guardano film con tappi alle orecchie”, tuonavano i due, in una nota, a inizio settembre, quando l’opera di street art è stata inaugurata, parlando di “gaffe imbarazzante”. Ma è realmente così? Con un post Daviù andava a spiegare che Elena Sofia Ricci nel film “interpreta Cristina Arquati, personaggio vagamente ispirato a Cristina Trivulzio di Belgiojoso, patriota, giornalista, scrittrice ed editrice di giornali rivoluzionari italiana che partecipò attivamente al Risorgimento. Nel film c’è poi un altro personaggio al quale Magni si è ispirato, ed è Giuditta Tavani Arquati, anch’essa simbolo femminile della lotta per la liberazione di Roma dal potere papale”. Inoltre, lo stesso artista rivelava anche che il luogo in cui la raffigurazione è stata realizzata non è affatto casuale: “Ho realizzato questo dipinto proprio sulla scalinata di via Ugo Bassi, il prete che si unì alla battaglia dei moti rivoluzionari del 1848 e alla Repubblica Romana opponendosi anche al potere del Papato”.
Riqualificazione urbana, dunque. Ma non solo: l’opera, provento di un bando dell’Estate Romana e che quindi non è stata voluta dal Municipio, che l’ha comunque accolta con orgoglio e soddisfazione, coniuga la suddetta riqualificazione all’arte contemporanea, e non dimentica di unire in sé anche la storia e il cinema. Un nuovo volto, sì, per via Ugo Bassi, che non è solo quello di Elena Sofia Ricci ma è anche un nuovo volto culturale.
Eppure, l’intervento è stato accolto da alcuni con qualche riserva. Al di là delle polemiche su quale personaggio sia stato realmente interpretato dalla Ricci, sono i Consiglieri municipali del Movimento 5 Stelle, Silvia Crescimanno e Daniele Diaco, a criticare la Giunta Maltese: “L’opera di street art realizzata sulla scalinata Ugo Bassi rappresenta l’ennesimo tentativo dell’Amministrazione di distogliere l’attenzione dei cittadini dai problemi reali del territorio”, dicono, sottolineando come la collina Ugo Bassi, lungi dall’aver bisogno di opere di qualunque natura artistica, necessiti invece di “interventi urgenti di messa in sicurezza, che siano corredati da uno studio approfondito relativo al rischio idrogeologico”.
Risale allo scorso 26 marzo, infatti, lo smottamento della collina: il lato che dà su via dell’Ongaro cedette e travolse la palazzina al civico 65; due appartamenti, colpiti da alcuni enormi massi, furono dichiarati inagibili. Nessun ferito, per fortuna, ma il bilancio era stato comunque amaro. Non solo perché erano stati chiusi i giardini pubblici sopra l’edificio ed evacuate le palazzine, ma anche perché, nel giro di pochi giorni, in zona Monteverde, più volte era stata sfiorata “la tragedia”, come osservavano gli stessi Giudici e Santori: “Nel quartiere Monteverde in una settimana si è sfiorata la tragedia per tre volte. Prima con due alberi caduti, oggi con la frana della collina a via dall’Ongaro. Per non parlare delle voragini aperte nei mesi scorsi sulla circonvallazione Gianicolense e altrove”, attribuendo la responsabilità di quanto accaduto “all’abbandono del territorio da parte del centrosinistra al Municipio XII, al Campidoglio e alla Regione Lazio, che nulla hanno fatto per scongiurare i rischi di smottamento del terreno” e chiedendo a “tutte le forze di governo” di “pianificare gli interventi in base alle priorità, garantendo un livello essenziale di sicurezza entro un tempo breve”.
Che la collina Ugo Bassi sia soggetta a smottamenti, non è certo una novità. È la stessa Presidente del Municipio XII, Cristina Maltese, ad ammetterlo: “Esiste, già da tempo, un monitoraggio della collina che, è noto, sia interessata da movimenti di slittamento, proprio in virtù della sua particolare conformazione geologica e per la presenza di acque sorgive al suo interno”, spiegava al nostro giornale all’indomani della frana sul fronte di via dall’Ongaro.
È ipotizzabile che anche i cambiamenti climatici e le forti piogge che sempre più spesso si abbattono sulla città di Roma, proprio come lo scorso marzo, creando forti disagi su tutto il territorio, possano aver facilitato lo smottamento della collina. Ma la Presidente Maltese rassicura: “Il Municipio vigila la situazione con attenzione”. Il Minisindaco ci spiega inoltre di essersi occupata della collina sin dal suo insediamento, e di aver attenzionato il problema dello smottamento sin dal novembre 2013 alle istituzioni competenti, ovvero al Dipartimento dei Lavori Pubblici di Roma Capitale, poiché dal punto di vista idrogeologico la collina non è di competenza municipale, “ma ho trovato lettere del Municipio risalenti anche a dieci anni fa”, rivela. Attualmente, e dopo l’episodio dello scorso marzo, la collina è monitorata dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale); esiste però anche uno studio del 2006, di Risorse per Roma, Provincia di Roma e Università di Roma Tre, commissionato dalla Provincia stessa, che “ha operato un monitoraggio sulla collina, il quale evidenzia che la sua composizione tutta particolare è soggetta a uno slittamento annuo di circa un centimetro”, aggiunge Maltese. Inoltre, sempre dallo studio, si evince che sotto la collina ci sono “sei sorgenti di acque naturali” e pertanto l’ipotesi, avanzata dal Terzo Ateneo di Roma, è quella di “convogliare le acque”, in modo che queste non creino ulteriori danni: “Si tratterebbe di un intervento importante ma comunque non invasivo”, sottolinea ancora la Presidente. Lo studio quindi è stato posto anche all’attenzione del Sindaco Marino, al quale è stato chiesto “di operare un consolidamento della collina”, richiesta prontamente soddisfatta visto che il primo cittadino, in un incontro, ha informato che il Dipartimento sta elaborando un progetto esecutivo che va proprio in questo senso. Secondo Maltese, però, il passo più importante e decisivo da compiere è quello di “inserire la collina nei fondi che il Governo trasferisce alla Regione per il dissesto idrogeologico”, proprio per poter mettere in sicurezza, a partire dalle urgenze, tutta la zona. Proprio a questo proposito si è tenuta una riunione anche con l’Assessore all’Ambiente in Regione Lazio, Fabio Refrigeri: “Tutti ci hanno rassicurato. Noi continueremo a impegnarci su questo aspetto molto delicato”.

Martina Bernardini