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Acea: Campidoglio sommerso dagli emendamenti sull’acqua pubblica

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L’opposizione blocca i lavori in Aula Giulio Cesare presentando migliaia di emendamenti sulla privatizzazione di Acea.

È cosa nota che a Roma quando piove si blocca tutto, ma questa volta non sono i temporali estivi a preoccupare l’amministrazione, ma i 100.801 emendamenti e i 52.066 ordini del giorno presentati dall’opposizione capitolina per fermare la vendita del 21% di Acea. La situazione sembra paradossale: da un lato la maggioranza capitanata dal Sindaco grida allo scandalo e alla strategia dell’immobilismo; mentre l’opposizione si schiera con i cittadini e i dipendenti Acea scesi in piazza nelle ultime settimane per manifestare contro la vendita del pacchetto azionario. In tutto questo, la Giunta non riesce ad approvare il bilancio di previsione 2012 essendo, addirittura, costretti a svincolare le delibere 31 e 32 riguardanti l’approvazione del bilancio e la vendita di Acea, per evitare il commissariamento del Capidoglio dal 30 giugno in caso di mancata approvazione: “Abbiamo reso indipendenti le due delibere, in modo che la vendita di Acea non sia vincolante per l’approvazione del bilancio – spiega Alemanno in conferenza stampa – Così concepito però sarà un bilancio senza investimenti, che non serve a Roma”. La grande quantità di emendamenti starebbe bloccando i lavori della Giunta, ma di diverso parere è il centrosinistra, che ha prodotto la maggior parte di questi documenti: “Alemanno su Acea ha dichiarato guerra – dichiara Daniele Ozzimo, Consigliere comunale del Pd, in relazione alla sospensione della seduta per l’insufficiente presenza di consiglieri in aula Giulio Cesare – Ma, vista la mancanza del numero legale, è sicuro di avere l’esercito?”. Di una Roma bloccata parlano anche gli esponenti dell’Idv capitolino, che dichiarano anche che l’amministrazione vincitrice delle elezioni non ha più la maggioranza. Quest’ultima sarebbe in frantumi anche secondo Dario Nanni (Pd), che reputa la seduta sul bilancio sospesa come: “La prova del nove sulle divisioni in seno alla maggioranza”. L’ostruzionismo fatto attraverso le migliaia di emendamenti lamentato dal Sindaco non convince il Consigliere Pdl, Ugo Cassone: “Il centrosinistra continua con un atteggiamento poco responsabile che non fa il bene della città. Presentare tutta quella mole di emendamenti significa non volere un confronto propositivo ma soltanto l’ostruzionismo di parte”. Ma sembra che le differenze politiche si sentano anche nelle questioni di semantica, quando un termine si pone a differenti interpretazioni: “Per l’ennesima volta mentre il Sindaco si lamenta per l’ostruzionismo dell’opposizione – dichiara Athos De Luca – la maggioranza non è in aula per svolgere il consiglio. Il vero ostruzionismo è quello che da settimane sta facendo la maggioranza oramai sfiduciata nella azione del suo Sindaco”. Quello che l’opposizione e i comitati per l’acqua pubblica continuano a ripetere è che le motivazioni che il Sindaco adduce per la vendita del pacchetto azionario non starebbero in piedi. Il Sindaco non sarebbe obbligato alla vendita da una legge nazionale, e nel caso in cui si rimandasse o annullasse la cessione l’unico contratto a cadere sarebbe quello riguardante l’illuminazione pubblica di Roma. Questo solo contratto vale 55 milioni di euro ed è tranquillamente inscrivibile in una gara alla quale la stessa Acea potrebbe partecipare, con tutte le carte in regola per aggiudicarsi l’erogazione. In occasione della manifestazione del 5 maggio scorso, che ha visto sfilare per le vie del centro circa diecimila cittadini, il Sindaco ha affermato: “Lo dico a tutti: confrontiamoci sulle modalità ma c’è una legge che ci obbliga a fare questa privatizzazione e vorrei che il Pd, che ha votato questa legge in Parlamento, avesse l’onestà di dirlo e rendersene conto”. Ma gli eventi delle ultime settimane hanno ormai chiarito la faccenda: “Ormai è chiaro che nessun obbligo impone di vendere un altro pezzo dell’acqua di Acea – afferma Lorenzo Parlati, Presidente di Legambiente Lazio – anzi farlo andrebbe contro la volontà dei cittadini che si sono espressi con chiarezza nei referendum”, circa 1 milione e duecentomila solamente a Roma che hanno votato SI per l’acqua pubblica, che sono più volte scesi in piazza per ribadire che il loro voto va rispettato. Intanto le sedute dell’Assemblea Capitolina procedono a rilento o sono sospese, come successo l’11 giugno a seguito di forti tensioni scaturite in una vera e propria rissa che ha visto come protagonista il già ‘famoso’ Andrea Alzetta, Consigliere comunale di Sel. E la città rimane bloccata. Gli emendamenti sono moltissimi e anche lavorando a pieno regime, non pagando cioè lo scotto di quelle assenze in aula che l’opposizione definisce ‘crepe nella maggioranza’, i tempi per l’approvazione si allungherebbero notevolmente. Staremo a vedere quale coniglio tirerà fuori dal cappello il Sindaco per risolvere questa empasse politico-burocratica in cui si è cacciata la sua amministrazione.

Leonardo Mancini

 

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