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Agro romano: e’ scontro tra Campidoglio e Ministero

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Il MiBac firma il provvedimento che blocca circa 1 mln di metri cubi di progetti edilizi. Corsini annuncia il ricorso al Tar.

Il provvedimento era stato avviato già lo scorso luglio dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e alla fine di gennaio ha concluso il suo iter procedurale ricevendo le osservazioni dei soggetti interessati: il Comune di Roma, la Regione Lazio e gli imprenditori, fino a giungere alla firma posta dal Ministro Bondi a favore del vincolo paesaggistico per il tratto di Agro romano compreso “tra le vie Laurentina e Ardeatina e, in senso Nord-Ovest e Sud-Est, tra la zona della Cecchignola e il confine comunale meridionale dalla strada provinciale Albano-Torvaianica, fino ad est dell’Ardeatina, verso la fascia pedemontana del Vulcano Laziale, caratterizzata da estese colture a vigneto”  definito di “notevole interesse pubblico” dalla Soprintendenza.
Grande soddisfazione per il vincolo da parte dei Verdi e del Vicepresidente della Commissione Ambiente del Comune Athos De Luca, nonché dalle associazioni di territorio, da Italia Nostra a Colle della Strega, che negli ultimi mesi si sono dedicati attivamente alla causa, allestendo una mostra insieme alla Coldiretti presso il Museo Pigorini dal titolo “Le tenute storiche dell’Agro romano. Ieri e oggi”, con laboratori didattici, visite e incontri con le amministrazioni locali a sostegno della conoscenza e della tutela del patrimonio culturale rappresentato dall’Agro romano. “La salvaguardia del sistema agricolo garantirebbe l’avvicinamento della città alla campagna grazie allo sviluppo di processi economici innovativi e autosostenibili (ad esempio l’agricoltura urbana a chilometro zero) – sostiene Italia Nostra – Lo spazio agricolo va visto come una risorsa per l’urbanistica sostenibile, per sviluppare una campagna urbana abitabile ed una rete di fruizione dei beni storico-paesaggistici di Roma”.
In ballo ci sono le compensazioni ribadite fino al 2008 tra i costruttori a Tor Marancia; l’edilizia popolare da costruirsi a Nord della Cecchignola e a Vallerano; le riqualificazioni delle borgate a Castel di Leva in cambio delle quali gli imprenditori edili riceverebbero altra cubatura. “Il vincolo è meditato, realistico e capace di coniugare esigenze legittime degli imprenditori per uno sviluppo della città, con il diritto-dovere dello Stato e del governo di tutelare l’identità dell’Agro romano” dichiara il Sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro.
Il Campidoglio fa quadrato intorno al Piano Regolatore Generale approvato dalla precedente Giunta, che lì prevedeva la costruzione di circa due milioni di metri cubi destinati all´edilizia residenziale e popolare. “I vincoli inevitabilmente freneranno lo sviluppo urbanistico della città – dichiara l’Assessore Comunale all’Urbanistica Marco Corsini – si bloccano infatti 5 piani di zona, due di edilizia residenziale, e alcune aree del quadrante Ardeatina-Laurentina, già parzialmente edificate, dovranno essere riviste con studi di inserimento paesistico. La proposta della Soprintendenza è sbagliata nel metodo e nel merito. Tra l´altro – continua Corsini – si rischia di compromettere la manovra dell´housing sociale che con fatica stiamo portando avanti. Il metodo seguito dalla Soprintendenza ci ha sempre lasciato molte perplessità, e più volte avevamo chiesto che fosse rispettato il principio di leale collaborazione fra i diversi livelli di governo e territorio, anche perché il PRG del Comune era già stato approvato con il parere favorevole dalla stessa Soprintendenza. Ma come si può constatare, non è stato così. Da parte del Ministero – continua – è mancata la giusta considerazione per la città, per le sue esigenze e per il ruolo del Comune. Era stato anche istituito un tavolo di confronto fra Ministero, Regione e Comune che non è mai stato convocato. E proprio perché siamo convinti che tale ‘modus operandi’ sia sbagliato, abbiamo deciso di far ricorso al Tar per verificare se la procedura seguita sia stata corretta”. Il Sindaco Alemanno, facendo eco al Presidente dell’Acer Eugenio Batelli, ha dichiarato di voler attendere una valutazione attenta su come il vincolo è stato corretto, prima di esprimere un giudizio sulle modifiche: “Ci riserviamo un giudizio definitivo al termine dello studio delle carte, in modo che ognuno si possa assumere le proprie responsabilità.”
Né vincitori né vinti in questa vicenda, tutto è ancora rimandato in attesa della sentenza del Tar, che il Ministero di Bondi non ha mancato di far sapere che “non avrebbe comunque possibilità di successo perché la tutela del paesaggio secondo la Costituzione e l’interpretazione che ne ha dato la Corte Costituzionale, è competenza dello Stato e della Regione. La Costituzione e la legge prevedono che il PRG deve rispettare il piano paesaggistico e non viceversa”.

Michela Romoli