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Arriva la condanna in appello per Luigi Spaccarotella: 9 anni e 4 mesi per omicidio volontario

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Soddisfazione della famiglia e delle Istituzioni, l’agente della polizia continua a sperare

Dopo la sentenza di primo grado del luglio 2009 per omicidio colposo si giunge ad un’altra importante tappa nel processo che vede imputato l’agente di polizia che l’11 novembre 2007 provocò la morte del giovane tifoso laziale che seguiva la squadra in trasferta e al momento dell’uccisione si trovava nell’area di servizio di Badia al Pino, in provincia di Arezzo. La sentenza d’appello corregge la prima poiché il collegio di giudici ha ritenuto l’omicidio volontario e non più colposo, per questo l’aumento della pena di tre anni nonostante le attenuanti generiche. L’agente, assente al momento della pronuncia della sentenza, ha dichiarato “Sono affranto ma continuo a sperare”. Parole riprese dal suo avvocato difensore Federico Bagattini, che insiste sulla non volontarietà dell’omicidio e sulla tesi elaborata dalla difesa, per cui, il proiettile mortale sarebbe stato deviato dalla rete metallica di recinzione dell’area di sosta, configurando così l’ “incidentalità non solo della morte ma anche dell’atto dello sparo”. I familiari di Gabriele hanno invece accolto con soddisfazione la sentenza. Il padre, Giorgio Sandri, ha commentato: “È stata una giustizia dovuta, oggi mi sento orgoglioso di essere italiano” e la madre ha avuto parole di comprensione anche per l’agente di polizia condannato, riguardo al quale ha detto: “Alla lettura della sentenza ho provato pietà per Spaccarotella, anche se verso di noi non ha mai avuto gesti di comprensione”. Anche i politici hanno prontamente commentato la sentenza, la Presidente della Regione Polverini parlando di un atto che non elimina il dolore della famiglia ma che di certo va incontro alle aspettative di tutti, il Sindaco Alemanno accogliendo con piacere “una sentenza dolorosa ma che rende giustizia alla famiglia e a tutti coloro che confidano nella legge”. Anche Veltroni si è espresso a riguardo sottolineando la fiducia costante della famiglia Sandri nell’azione della Magistratura: “Credo che la sentenza della Corte d’Appello di Firenze sia equilibrata e ristabilisca un principio di verità e giustizia, che era quello che la famiglia di Gabriele Sandri ha sempre chiesto, senza alcuno spirito di vendetta”

Mara Rosa Ferrario