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Capannone nomadi a Tor Fiscale: la preoccupazione dei politici locali

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Condizioni precarie e norme igienico-sanitarie non assicurate per i rom di via Torre Branca

Da una parte all’altra della città la storia non cambia. I rom che a Pasqua si erano ritrovati alla Basilica di San Paolo per chiedere accoglienza sono stati trasferiti in una struttura a via Torre Branca, quello che ormai viene comunemente chiamato “capannone”. È stato individuato dalla Caritas che si è occupata dell’organizzazione di questa sede temporanea, adibita all’accoglienza dei senza fissa dimora durante l’inverno, ora residenza di 105 rom. A quanto pare però le condizioni in cui si trovano i nomani preoccupano i politici locali che, da diverese parti, hanno chiesto di confrontarsi con il sindaco Alemanno per poter individuare una soluzione alternativa. Colpisce che a denunciare la situazione siano esponenti del centro-destra.

Come Domenico Ceci (Pdl), Consigliere del IX Municipio, che ha parlato di una “situazione di degrado molto delicata” commentando: “All’interno di quel capannone non ci sono bagni chimici, docce e luoghi per cucinare, in qualità di medico mi chiedo come la Caritas abbia autorizzato tutto ciò, dato che non ci sono i minimi requisiti igienico-sanitari per vivere dignitosamente. Mi chiedo se questa situazione si può chiamare assistenza”.

Dello stesso parere il collega di partito Nicola Coratella che ha annunciato di avere intenzione di richiedere un intervento della Polizia Municipale e dell’Asl per verificare le reali condizioni della struttura che, a suo dire, “è necessario chiudere quanto prima perché illegittima per destinazione d’uso” .

E Sandro Toti, capogruppo del Pdl al IX Municipio, si spinge ancora oltre, prefigurando una protesta con i cittadini che, dice, “si lamentano per il degrado presente nell’area circostante il capannone di Tor Fiscale” e conclude con un aut aut rivolto al Sindaco: “La situazione è insostenibile, per questo anche a nome di molti comitati di quartiere chiederemo al sindaco Alemanno un incontro per trovare una soluzione prima che la situazione diventi ingestibile. Se non saremo ricevuti dal primo cittadino saremo pronti a bloccare via Tuscolana”.

Uno scenario complesso, complicato dalle richieste di chiusura anche per il vicino campo di Arco di Travertino, una situazione difficilmente gestibile che, oltre a rendere note le divergenze interne al Pdl, testimonia scarsa lungimiranza per quel Piano Nomadi che procede a fase alterne e all’insegna degli sgomberi senza offrire garanzie di ospitalità organizzata e calibrata sulle esigenze reali di nomadi e territorio.

Stefano Cangiano