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Discariche: Pecoraro punta tutto su Corcolle

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Già dalla prossima settimana Mario Monti potrebbe ricevere dal Prefetto Pecoraro, tutti gli incartamenti relativi al sito di Corcolle, come alternativa provvisoria alla Discarica di Malagrotta. Come annunciato da Pecoraro nei giorni scorsi, mentre era in audizione a Bruxelles, sarebbero pronti i risultati dei rilevamenti commissionati all’Università di Tor Vergata riguardanti il rischio di contaminazione delle falde acquifere.

I monitoraggi sono stati 3 in sei mesi, durante i quali le falde acquifere non avrebbero subito modificazioni tali da far pensare a rischi di contaminazione. L’ultima relazione dei tecnici. “Ricalca – dichiara Pecoraro – le conclusioni a cui è giunta anche l’Arpa” Per l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente il sito di Corcolle è stato definito “idoneo per uso commerciale e industriale e pertanto per accogliere rifiuti non pericolosi”. Il monitoraggio dovrebbe in ogni caso durare fino al prossimo ottobre ma la falda, dichiara Pecoraro: “sarà 11 metri sotto il livello della discarica”. Le necessarie opere di impermeabilizzazione saranno sicuramente oggetto della gara europea che verrà bandita per la realizzazione della discarica provvisoria. Nonostante la sicurezza del Prefetto in molti, soprattutto nelle istituzioni, sono ancora formalmente contrari all’indicazione di Corcolle. In primis i ministri Clini (ambiente) e Cornaghi (Beni culturali), le cui proteste riguardano principalmente la vicinanza al sito di Villa Adriana già patrimonio Unesco. Anche queste preoccupazioni secondo il Prefetto di Roma saranno dissipate dagli incartamenti che presenterà: “La discarica è temporanea e sarà fuori dalla fascia di rispetto. Fosse stata dentro, ovviamente, avrei scartato Corcolle”. Di difficile composizione sembrano essere i dissidi sorti con l’Amministrazione capitolina, schierata contro il sito di Corcolle. Il Presidente della Commissione Urbanistica di Roma Capitale, Marco di Cosimo, ha voluto argomentare le sue riserve in una nota: “Le argomentazioni di questa mia posizione sono rese oggettive da dati di fatto come la presenza nelle immediate vicinanze di Villa Adriana, sito tutelato dall’Unesco; dal vincolo ambientale ed archeologico – continua il Consigliere- che investe tutta l’area indicata al quale si sovrappongono vincoli puntuali di carattere archeologico. Inoltre, deve essere considerato il vincolo idrogeologico per il quale l’Autorità di bacino ha dato il suo parere negativo vista la presenza di sorgenti superficiali connesse al sistema acquifero regionale con la presenza di fonti di captazione di acqua potabile che servono anche il sistema Acea per oltre 1000 litri al secondo. Il sito è anche attraversato dal fosso dell’Acqua Rossa, ed è geologicamente vulnerabile dal punto di vista della permeabilità, con la presenza di strati di lapillo”. Tutte argomentazioni poste sul tavolo, anche se di tavoli non se ne è vista nemmeno l’ombra, dai Comitati cittadini. Ma le loro rimostranze non sembrano preoccupare il Prefetto, che è invece sicuro di proseguire per la sua strada: “chi vorrebbe una discarica nel proprio territorio?”. Sembrerebbe vicina la conclusione di questa vicenda, anche se a discapito della concordanza fra le istituzioni, le concertazioni con la cittadinanza e i regolamenti in materia. Ma tutto questo il Commissario può farlo. I poteri che gli sono stati conferiti sono ampi, e spesso in deroga alle normative e regolamenti vigenti. Può non applicare le norme del Testo Unico Ambientale (Decreto Legislativo 156/2006) riguardanti la Valutazione ambientale strategica, la Valutazione di impatto ambientale nonché il Piano regolatore dei rifiuti. Non segue le leggi sull’iter di approvazione per gli impianti di smaltimento e di bonifica dei siti contaminati. Per lui è sospesa l’applicazione di molte parti del decreto legislativo N. 36 del 2003, che recepisce le direttive europee sulle discariche, stabilendo quali sostanze possano essere conferite in discarica, nonché le procedure per l’apertura di tali siti. Per facilitare il suo lavoro viene sospeso il decreto ministeriale del 27 settembre 2010, regolante l’ammissibilità dei rifiuti in discarica, con particolare attenzione al suo primo articolo: “I rifiuti sono ammessi in discarica, esclusivamente, se risultano conformi ai criteri di ammissibilità della corrispondente categoria di discarica secondo quanto stabilito dal presente decreto”. In questo modo non vengono effettuate le verifiche di conformità dei rifiuti. Il Commissario poi non è obbligato a rispettare le “norme sul diritto di accesso agli atti amministrativi” (Legge n. 241/1990), di cui l’Art. 9 “qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possono derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di intervenire nel procedimento”. In poche parole: gli atti del Commissario non possono essere richiesti, sono segreti. Ma la lista delle agevolazioni prosegue: non è soggetto alle norme sull’espropriazione per pubblica utilità, nemmeno a ben 45 articoli del codice degli appalti pubblici, per lui sono derogate le “norme sulla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive”, sospeso il codice dei beni culturali e la legge regionale del Lazio sui rifiuti (legge 30 luglio 1998). Sembra difficile contrastare questi poteri, la cittadinanza sono mesi che ci prova, chiedendo a gran voce dei tavoli di concertazione. Purtroppo i Comitati e le Istituzioni, non sembrano aver fatto cambiare idea al Commissario Pecoraro, convinto a proseguire per la sua strada a testa bassa, direzione: Corcolle.

 

 


Leonardo Mancini