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È caos nel sistema aeroportuale romano

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ciampino aeroporto

Fallisce la Groundcare: oltre ai disagi per i passeggeri si pensa agli 850 dipendenti a rischio

ROMA – Bagagli abbandonati, passeggeri a spasso per il sedime aeroportuale, ritardi, voli cancellati, code ai check-in, ore di attesa agli imbarchi e infine anche un Boeing della compagnia irlandese Ryanair, che, sprovvisto di “tacchi” alle ruote, va a finire contro un hangar dei Vigili del Fuoco dell’aeroporto di Ciampino. Questo il bilancio di una giornata di caos totale, lo scorso 4 giugno, che ha mandato quasi in tilt il traffico aeroportuale romano a seguito della decisione dei dipendenti della Groundcare, società di assistenza a terra che opera su entrambi gli scali della Capitale, di entrare in sciopero. Ad innestare la miccia delle agitazioni è stato il mancato pagamento dello stipendio di maggio e della quattordicesima, atto dovuto da parte del curatore fallimentare a seguito della dichiarazione di fallimento della stessa Groundcare il 28 maggio 2014, che ha però indotto i dipendenti, già esasperati e preoccupatissimi per il loro futuro, a bloccare ogni forma di servizio fino a quando, nelle prime ore del pomeriggio, è intervenuto il Prefetto precettando i dipendenti e inducendoli così di fatto a rientrare in servizio. “Difficile che la vicenda si possa considerare conclusa qui – ci dice Camillo Nanni, del sindacato Filt-Cgil della Groundcare – Il nostro obiettivo è quello di salvare il futuro lavorativo di tutti gli 850 dipendenti tuttora operanti sui due scali romani. Bisognerà per questo aspettare che la gara d’asta venga indetta e solo allora decideremo se e quali provvedimenti prendere. Per garantire il buon esito dell’operazione ci vorrà però la collaborazione congiunta di tutti”. Che la bomba stesse per esplodere era ormai cosa nota. Il concordato preventivo alla fine del 2013 parlava di una situazione già allo stremo, figlia di lassismo e mancanza di regole, entrambi purtroppo divenuti fattori endemici del sistema aeroportuale romano. Groundcare, nata dalla fusione di Globe Ground, tedesca, e della spagnola Flightcare, che rilevava già al tempo molti dipendenti Adr, aveva dichiarato bilanci in rosso dal lontano 2006. Difficile aspettarsi un esito della vicenda in controtendenza. La società attualmente gestisce sette compagnie aeree sullo scalo di Fiumicino, dove lavora in regime di concorrenza con altre sei, e opera in quasi monopolio di fatto su quello di Ciampino, gestendo tutti i voli della Ryanair. “Il vero problema è la mancanza di regole sulle tariffe, la non applicazione delle regole aeroportuali e di quelle che dovrebbero garantire gare di appalto chiare, che affidino la gestione dei servizi a società di handling certificate” torna a dirci il dott. Nanni. “Basti pensare che in un normale aeroporto europeo un volo come la Ryanair paga dai 1200 ai 1600 euro a toccata contro i 400 che le compagnie pagano quando vengono a Roma. Bisogna adeguare i costi ai servizi. Lì il sistema prevede che per i vincitori delle gare siano garantiti anni di gestione continuativa con possibilità di formulare progetti di crescita e sviluppo anche di lungo periodo, agevolando così le politiche di assunzione e formazione del personale. Senza dire che lì gli handlers (così sono chiamate le società che si occupano dello smistamento bagagli, del trasporto passeggeri a terra e dei servizi agli aeromobili, ndr) non possono essere in numero maggiore di tre”. Facile aspettarsi che questa corsa incontrollata al ribasso delle tariffe per attrarre il maggior numero di compagnie aeree da parte delle società di servizi determinasse un taglio sui costi di gestione con particolare effetto sugli stipendi del personale e la manutenzione di mezzi, oltre ad avere gravi ripercussioni sulla qualità del servizio e delle sicurezza del lavoro. Il risultato è che ad accorgersene sono state le stesse compagnie aeree, dieci delle quali hanno deciso di migrare altrove nell’ultimo anno, rinunciando cosi a servirsi dell’hub romano e determinando un ulteriore indebolimento sul mercato delle società che vi operano, che certo non giova alla causa dei lavoratori. Basti pensare che non una delle società tuttora operanti su Fiumicino vanta bilanci in attivo.

Grave sarebbe stata in questi anni, secondo il dott. Luigi Mansi del Dipartimento Nazionale della FIT (Federazione Italiana Trasporti), la latitanza di Enac (Ente Nazionale dell’Aviazione Civile) e di Adr, Aeroporti di Roma. “Il vero problema è stato che, oltre a impedire una reale penetrazione dei sindacati, nessuno dei due enti preposti ai controlli ha preso alcun provvedimento in modo tempestivo, pur avendo l’uno, Enac, un potere di controllo e un dovere di vigilanza sul numero degli handlers, che sono stati lasciati liberi di spartirsi la torta senza il rispetto di nessuna regola, e l’altro, Aeroporti di Roma, che ha evidenziato delle gravi incapacità gestionali tanto da essere messa sotto stato di osservazione da parte dello stesso Ministero dei Trasporti”. Enac, dal canto suo, pur rimandando ogni commento sulla vicenda a quando le trattative in corso saranno concluse, ci fa sapere di stare ottemperando agli impegni di sorveglianza sulla regolarità delle operazioni aeroportuali e di incentivare la liberalizzazione del settore alla luce di una politica di correttezza e rispetto delle regole, a vigilanza delle quali sarebbe stata istituita all’inizio di quest’anno un squadra di otto ispettori alle dipendenze della Direzione Generale. Secondo l’Ente, che sottolinea comunque come la situazione sia resa ancora più difficile dalla sfavorevole congiuntura economica, l’Italia è stato uno dei primi paesi ad adottare nel 2007 un proprio regolamento in linea con la direttiva comunitaria UE 96/97 e che il nuovo regolamento elaborato dalla Commissione Europea, che dovrà sostituire la precedente direttiva, prevede requisiti per le società di assistenza che già largamente coincidono con quelli previsti dalla attuale regolamentazione nazionale dell’Ente.

Attualmente sono noti solo due nomi di società intenzionate a rilevare le quote di mercato della ormai fallita Groundcare: una è la napoletana GH, che ha già presentato la sua candidatura per subentrare su entrambi gli scali, proposta che sembra sposarsi bene con le aspettative del curatore fallimentare, e l’altra è una cordata composta da Aviapartner e Argol, che, pur manifestando interesse, preferisce attendere che l’asta venga formalmente indetta. Lo scoglio maggiore al concludersi delle trattative sembra essere per entrambe la mancanza di volontà di voler assorbire tutto il personale in esubero della Groundcare, che a questo punto si trova a fare i conti anche con una perdita di competitività sul mercato a causa dello scarso livello dei servizi offerti e della difficile situazione sindacale interna.

Al momento il ripristino di una certa regolarità dei servizi sembra essere garantita dalla decisione del Curatore Fallimentare di anticipare le mensilità ai dipendenti e dalla sottoscrizione di una Cassa Integrazione con la Regione Lazio.

S. L.