Home Notizie Cronaca Roma

Enpaia: aggiornamento estivo

SHARE

Affitti Enpaia: parere favorevole del Governo alla convocazione di un tavolo interistituzionale, mentre proseguono gli incontri tra sindacati, comitati di inquilini e P.A.

Non si spegne con il caldo estivo la protesta di centinaia di famiglie, che si trovano a dover affrontare dagli inizi dell’anno una dura battaglia contro le cosiddette “dismissioni selvagge” e i rincari loro proposti sul canone di locazione di appartamenti di proprietà di enti privatizzati, come nel caso di Enpaia. Un importante punto di ripartenza si è avuto i primi di giugno, quando il sindacato Unione Inquilini decide di ritirare la firma dall’accordo sull’aumento dei canoni di locazione per gli immobili di proprietà Enpaia, siglato con l’ente nei primi mesi dell’anno, a seguito di alcuni incontri che si sono svolti  tra i sindacati, la proprietà ed il Prefetto nei quali i rappresentanti delle Istituzioni hanno espresso alcune perplessità e richiesto ai sindacati una modifica a tali accordi in ragione del forte impatto che le richieste di aumento avrebbero avuto sulla città (circa 30.000 gli appartamenti per oltre 100.000 persone residenti) . Il segretario di Roma e del Lazio dell’Unione Inquilini, Guido Lanciano, ha ribadito come  nel corso di tutti gli incontri è stato fatto presente che “all’accordo di febbraio, è allegata una dichiarazione con la quale tutte le sigle firmatarie si dichiaravano comunque insoddisfatte circa l’aumento del canone preposto, e la firma è stata posta solo ad impedire che fossero proposti rinnovi contrattuali a libero mercato”. L’accordo siglato prevede comunque un rincaro sul canone di locazione che oscilla tra il 40 e l’80 % e in alcuni casi anche il 100% , una percentuale che avvicina inesorabilmente lo stesso, ai prezzi del libero mercato. La decisione di ritirare la firma dall’accordo è stata presa anche a seguito di incontri avvenuti con funzionari di Enpaia, che avrebbero richiesto alle organizzazioni sindacali di non ostacolare eventuali azioni giudiziarie di finita locazione che l’Ente si appresterebbe a inviare alle famiglie che non hanno accolto la proposta di rinnovo. Anche i dati forniti sulle percentuali di rinnovo confermano le enormi difficoltà incontrate dagli affittuari a sostenere questi sostanziosi aumenti, per questo motivo, il 15 giugno scorso si è svolto un incontro a Palazzo Valentini, finalizzato a chiedere l’approvazione di una moratoria (la sospensione di una obbligazione concessa per legge) che blocchi le convocazioni per la sigla del nuovo contratto maggiorato e le dismissioni degli alloggi a prezzi di libero mercato. E’ stata richiesta, inoltre, l’abrogazione del comma 38, dell’art.1, legge 243/2004 che ha permesso agli Enti di procedere alle dismissioni del patrimonio immobiliare e di applicare aumenti sui canoni di locazione secondo i prezzi di mercato e non secondo i valori riferiti all’anno 2001, come disciplinato dalla legge 104/1996 , successivamente modificata nel 2004. Il contenuto infatti  regola le disposizioni per una dismissione equa e corretta sia per la proprietà che per l’inquilino, stabilendo come modalità di determinazione del prezzo di immobili pubblici oggetto di cartolarizzazione, i valori di mercato del mese di ottobre 2001,e proprio per effetto della legge 104/2004 gli enti che avevano venduto dopo il 2001 e fino al 2004 a prezzi maggiorati, sono stati chiamati a risarcire i propri inquilini, risulta chiaro quindi che la normativa dei due provvedimenti legislativi da sola non è stata sufficiente a risanare i bilanci delle proprietà, fino all’approvazione del comma 38.
Un’ accesa manifestazione si è tenuta il  30 giugno a Piazza Montecitorio, a denuncia della situazione di grave disagio in cui versano gli affittuari degli immobili, a causa  della politica portata avanti dagli enti proprietari, che rende impossibile l’acquisto da parte degli affittuari, in genere lavoratori dipendenti, famiglie monoreddito e pensionati. Questa situazione sembra eludere le forme di tutela pubbliche a difesa delle persone meno abbienti e delle categorie svantaggiate visto che in caso di dismissioni del patrimonio, gli inquilini che per decenni hanno occupato con regolare contratto gli appartamenti in diverse zone di Roma, di proprietà dei vari enti, saranno obbligati ad acquistare a prezzi di mercato o vedere ceduto a terzi l’immobile, con conseguente azione di sfratto, cancellando di fatto l’intervento pubblico ed il diritto all’abitazione a prezzi sostenibili, sopratutto alla luce di questo particolare  momento di crisi economica ed emergenza abitativa. “Tutti gli enti anche se formalmente privatizzati secondo la legge n 509 del 1994 hanno beneficiato di contributi pubblici per la costituzione del loro patrimonio immobiliare grazie alla legge 167 e ad oggi dovrebbero svolgere una funzione pubblica e sociale anche in relazione agli inquilini dei propri beni” -sostengono i comitati – “si è arrivati a negare l’accesso alla visione di atti pubblici relativi ad alcuni immobili di proprietà dell’Enpaia,  giustificando il diniego con una diffida da parte della società locataria a non rilasciare copia o misura di atti e documenti inerenti gli immobili senza delega fornita dalla proprietà o dal Giudice”. Il 14 luglio si è tenuto un incontro convocato dalla Prefettura, al quale hanno preso parte oltre al Prefetto Pecoraro, anche una delegazione di comitati di inquilini e i sindacati firmatari dell’accordo (Sunia, Sicet, Uniat, Federcasa…) che ha portato a ribadire l’impegno da parte del Prefetto a ricercare soluzioni adeguate e  convocare al più presto un tavolo interistituzionale permanente, in accordo anche con il Presidente della Regione Lazio Renata Polverini e l’Assessore regionale alla casa Teodoro Buontempo che lo stesso ha incontrato nei giorni precedenti. Durante l’ incontro i comitati di inquilini presenti hanno portato alla luce alcune criticità sulla vicenda, ad esempio, riguardo la dismissione del patrimonio immobiliare (come nel caso di Enasarco), è stato rilevato che il prezzo di vendita degli appartamenti secondo gli accordi sindacali dal settembre 2008, fa riferimento al valore medio risultante dalle rilevazioni dell’Osservatorio Immobiliare dell’Agenzia del Territorio, che è decisamente superiore rispetto alle altre agenzie del territorio perché tiene conto unicamente dei dati delle compravendite effettivamente concluse in uno specifico periodo, ignorando la contrazione delle vendite che ha portato ad una diminuzione del prezzo degli immobili e lo stato di manutenzione degli stessi, che solitamente è oggetto di trattativa tra venditore ed acquirente, ed ora,  sulla base dell’accordo sindacale, viene valutato unicamente dalla proprietà, mentre nel caso in cui non si fosse in grado di rilevare l’immobile, l’invenduto sarà ceduto ad un Fondo immobiliare che rimetterà nuovamente in vendita l’appartamento con certezza di sfratto per gli inquilini. Alcuni giorni dopo durante un incontro anche l’Assessore all’Urbanistica Corsini è intervenuto sulla vicenda, rassicurando in merito alle richieste di documentazione sulle  convenzioni relative alla legge 167 /62 e successive disposizioni, di cui avrebbero beneficiato molti ex Enti, ribadendo l’illegittimità di un comportamento ostruzionista da parte dell’ente che non può impedire l’accesso ad atti pubblici.
Si è giunti fino alla presentazione di un interpellanza al Governo da parte dell’On. Piffari, in cui si richiede di intraprendere una serie di iniziative per risolvere le problematiche manifestate dagli inquilini degli immobili, di enti privatizzati dal decreto legislativo 30 maggio 1994 n 509, e valutare la necessità di ridefinire la normativa vigente in materia di gestione degli alloggi di proprietà di tali enti , verificando anche l’opportunità di convocare un tavolo tecnico con la partecipazione dei Prefetti, enti privatizzati e locali, sindacati e comitati degli inquilini volto ad individuare soluzioni che proteggano i diritti e gli interessi dei conduttori degli immobili, sia in caso di aumento dei canoni di locazione che in caso di dismissioni, adottando iniziative normative urgenti e azioni risolutive che sospendano gli aumenti dei canoni connessi ai rinnovi contrattuali e le procedure di sfratto in corso. Il governo risponde all’interpellanza il 22 luglio accogliendo l’indicazione ad attivare un tavolo inter istituzionale per approfondire le questioni ed i temi posti dall’interpellante, in relazione alla tutela dei diritti degli attuali conduttori degli immobili in questione, in virtù della legge n 14 del 2009 che prevede che gli enti previdenziali promuovano la definizione del contenzioso in materia immobiliare privilegiando soluzioni transattive, e del decreto legge n 261 del 2006 che, invece, dispone interventi urgenti per la riduzione del disagio abitativo in favore di particolari categorie sociali, ma tutto è ancora rimandato in attesa di una convocazione ufficiale, e nonostante l’estate, c’è da riconoscere che sembra sempre più vicina la possibilità di trovare una giusta soluzione a questa vicenda che, vale la pena ricordare, interessa oltre 100.000 persone solo nella nostra città.     

Michela Romoli