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Forse e’ arrivato il momento di dire ‘stop’ ai circhi con animali

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elefante costretto a esibirsi in ridicoli esercizi

Il mondo del circo ha sempre avuto il suo fascino. Per tradizione i circensi sono considerati come gli intrattenitori per eccellenza dei più piccoli e i mass media danno spesso ampio spazio alla loro attività.
Anche lo scorso anno Roma, nel periodo natalizio, ha ospitato diversi circhi: in particolare ha fatto parlare di sé il circo Togni (American Circus) quando, a dicembre, è arrivato a minacciare di voler sfilare con gli animali per le strade della Capitale in un momento in cui sembrava non ci dovesse essere l’area designata per l’attendamento. Segnali di dissenso, infatti, stanno emergendo dalle posizioni di alcuni municipi romani, che si sono dichiarati contrari ad ospitarli nel proprio ambito territoriale. Alcuni anni fa il Municipio XII approvò un ordine del giorno, votato all’unanimità, che prevedeva di non ospitare più circhi con animali nel proprio territorio. Il caso ha voluto che il Sindaco Alemanno individuasse, come nuova location del circo in questione, l’area del Coni, proprio nel XII Municipio. Il Presidente Calzetta ha confermato tale decisione mentre molti consiglieri del XII Municipio obiettarono a tale scelta, in evidente contrasto con la vecchia delibera che, vietando l’attendamento dei circhi, intendeva disincentivare nel proprio territorio “spettacoli di dubbio valore artistico e culturale, implicati nello sfruttamento di animali”. “La decisione presa dal Sindaco e dal Presidente del Municipio XII può trovare un valido ripensamento. Il circo con animali è una forma di intrattenimento obsoleta e retrograda; una vera e propria violenza nei confronti degli animali, i quali, imprigionati a vita, sono costretti a subire il supplizio di addestramenti estenuanti e torture sia fisiche che psicologiche. Meglio sarebbe quindi se la nostra amministrazione si schierasse contro queste forme antiquate di spettacolo dando invece spazio alla vera cultura” dichiarava, nei giorni della scelta della location, Matilde Spadaro, Consigliere al Municipio Roma XII, che ribadiva la posizione presa anni prima, all’unanimità, dall’amministrazione municipale, ricordando “quali orrori e terribili abusi si celano dietro a numeri perfettamente eseguiti da parte di animali selvatici, che tutto farebbero fuorché rizzarsi sulle zampe ed esibirsi in assurde acrobazie per il divertimento umano”.
Tuttavia le posizioni delle singole amministrazioni possono ben poco, sia perché spesso i circhi si attendano su terreni di proprietà privata, sia perché è la stessa legge nazionale che permette loro di stanziarsi nelle aree comunali. La cultura del “circo con animali”, infatti, è sancita dalla legge 337 del 1968 che stabilisce che “lo stato riconosce la funzione sociale dei circhi equestri e pertanto sostiene il consolidamento e lo sviluppo del settore”. Con questa legge si afferma l’obbligo delle amministrazioni comunali di ospitare le attività circensi autorizzate sul proprio territorio, in aree opportunamente individuate. Dopo diversi anni, nel 1985, la Legge n.163 sancisce una ‘nuova disciplina degli interventi dello stato a favore dello spettacolo’ che rimarca questa linea attribuendo al circo una quota percentuale fissa del Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS).
L’assegnazione complessiva a favore del settore circhi e spettacolo viaggiante per il 2004 si è attestata a 8.138.017 euro. Tra le regioni che hanno ricevuto le quote più alte di contributo c’è il Lazio in testa con  2.485.726 euro. Nel 2008  si è registrato un impressionante aumento dei finanziamenti ai circhi, che hanno attinto anche ad altri fondi (superando dunque la quota prevista dal FUS).  Senza l’intervento dei contributi statali il circo si sarebbe evoluto naturalmente, con la graduale eliminazione degli animali, verso una formula di intrattenimento più civile, liberandosi di quella componente ormai anacronistica rappresentata dalle esibizioni di animali, ottenute a un prezzo troppo alto, sia etico che economico: bisogna sottolineare infatti che il costo per il mantenimento degli animali è troppo alto per i circensi che hanno bisogno di un contributo esterno.
La cifra che percepiscono i circhi italiani è aumentata negli ultimi anni e si attesta mediamente sui 7.000.000 euro annui complessivi. La venerazione dei bambini per il circo è forse il risultato di un messaggio errato che viene trasmesso loro dai genitori e dalla scuola. Mentre, per esempio, il famosissimo Cirque du Soleil non riceve contributi statali, non sfrutta gli animali ed è campione di incassi. Spesso, sul tema dei contributi pubblici, si tira in ballo la sopravvivenza delle famiglie dei circensi che altrimenti si ritroverebbero senza un lavoro, dimenticando che l’arte circense, quella vera, dei clown e degli acrobati, potrebbe continuare come prima e, anzi, più di prima, se andasse a rimpiazzare del tutto i numeri con gli animali. In Europa esiste il divieto nazionale dell’utilizzo di tutti gli animali selvatici in molti paesi come l’Austria, Belgio, Estonia: perché non potrebbe essere stabilito un divieto simile anche in Italia?
Dal 21 dicembre 2009 al 15 marzo 2010 è rimasto a disposizione del pubblico britannico un questionario del DEFRA (il Dipartimento per l’ambiente, l’alimentazione e l’agricoltura del Regno Unito) relativo all’utilizzo di animali nei circhi. Il questionario, formato da molte domande, voleva determinare l’orientamento del pubblico relativamente a questa “attività”. In seguito a questo test il DEFRA ha deciso di vietare l’uso di animali selvatici nei circhi di tutto il Regno Unito. “Abbiamo concluso qualche tempo fa che siamo decisi a vietare gli animali selvatici nei circhi viaggianti, sulla base del risultato della consultazione pubblica. Con le prove di cui siamo in possesso, riteniamo inappropriato utilizzare animali selvatici per eseguire esercizi nei circhi” sostiene il Ministro del DEFRA Jim Fitzpatrick.

Arianna Adamo