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Il Teatro dell’Opera a Tor Marancia è la scelta giusta?

La gestione del futuro Centro Culturale sarà affidato all’ente con la sua scuola di danza e il coro, ma i cittadini non ci stanno

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Tratto da Urlo n.173 Novembre 2019

TOR MARANCIA – Dopo l’avvio del processo partecipativo (22 ottobre) per progettare le funzioni del futuro Centro Culturale di via di Tor Marancia, da realizzarsi grazie agli oneri derivanti dalle costruzioni di piazza dei Navigatori, i cittadini impegnati da mesi su questa vertenza si sono scontrati con una realtà diversa da quella che avevano immaginato. Fin dalle prime mosse di questo processo partecipativo infatti si era accennata la possibilità che all’interno del nascente Centro sarebbe entrato un ente pubblico, necessario per una corretta gestione e sostenibilità della struttura. Da subito si era parlato del Teatro dell’Opera di Roma, sollevando tra i cittadini le prime perplessità. Successivamente, negli incontri del processo partecipativo, la presenza del Teatro dell’Opera si è fatta via via più concreta, fino all’imposizione per i cittadini di progettare funzioni per soli 500mq della struttura, mentre i restanti 1700mq rientrerebbero nell’uso esclusivo dell’ente (compreso un teatro ad uso anche del territorio).

NO ALLA BIBLIOTECA

Su Tor Marancia ricadrebbe la Scuola di danza e il Coro del Teatro dell’Opera, oltre ad un probabile punto ristoro. Il tutto in circa 1700mq ad uso dell’Ente, mentre per il Centro Culturale proposto e pensato dai cittadini rimarrebbero 500mq.  “Una situazione inaccettabile – spiegano i cittadini del Comitato promotore – anche perchè nei mesi di silenzio da parte dell’Amministrazione noi abbiamo messo in piedi un nostro processo partecipativo aperto al territorio e le richieste avanzate dai cittadini sono tutt’altre”. Prime fra tutte una Biblioteca Comunale che però, a quanto si apprende, il Municipio VIII ha in progetto di aprire all’interno della stessa sede municipale di via Benedetto Croce (nel nuovo centro congressi ancora da inaugurare) e in alcuni spazi del quartiere San Paolo.

SÌ AL TEATRO DELL’OPERA

Naturalmente le critiche mosse dai cittadini hanno trovato la replica del minisindaco Ciaccheri, presente durante il primo degli incontri del processo partecipativo sul Centro Culturale. “Quest’opera è in capo al SIMU, così quando il Dipartimento ha chiesto al Municipio quali funzioni prevedere nel Centro, abbiamo voluto due cose: che si attivasse un processo partecipativo per coinvolgere i cittadini e la gestione di un ente pubblico per assicurarne la sostenibilità”. È così che è arrivato l’interessamento del Teatro dell’Opera, con un accordo in capo a Roma Capitale che parte dai risultati di questa ricerca di enti. “Il Teatro dell’Opera è un attore importante, che può apportare nuova linfa anche nel nostro tessuto scolastico, con nuovi allievi che potrebbero (come già avviene altrove dove sono attive le scuole di questo ente) frequentare i nostri istituti – sottolinea Ciaccheri – Il fatto è che ad oggi non c’è altro gestore pubblico pronto a prendere in carico questo bene. Il Teatro dell’Opera ha caratura internazionale e una vocazione ad ampliare la fruizione delle sue iniziative come fatto con l’Opera Camion (la rappresentazione gratuita in piazza di alcune opere liriche). Dove oggi c’è un rudere realizzeremo con risorse certe e già reperite un Centro Culturale, nel minor tempo possibile e con la garanzia della gestione, per evitare che si realizzi una cattedrale nel deserto”.

IL NUOVO POLO BIBLIOTECARIO

I cittadini di Tor Marancia nei mesi scorsi avevano realizzato un questionario per raccogliere idee sulle funzioni per il Centro Culturale, ottenendo molte richieste per una biblioteca. Purtroppo, ha spiegato il minisindaco, Biblioteche per Roma non si è resa disponibile a gestire il Centro. Le difficoltà nel dare seguito alle aspettative dei cittadini sarebbero da ricercare anche nell’apertura, già programmata, del nuovo polo bibliotecario municipale (con concessione di due anni rinnovabili). Infatti per la metà di dicembre è prevista l’apertura di un Polo con 2 sedi, una all’interno dell’auditorium costruito nella sede del Municipio VIII in via Benedetto Croce 50, alla Montagnola (costato 1 milione di euro provenienti dagli oneri delle edificazioni in via del Porto Fluviale), e l’altra in 500 mq di immobili recuperati in via Costantino, nel quartiere San Paolo, per i quali la conclusione dei lavori, fanno sapere dal Municipio VIII, è prevista entro il 2020. Naturalmente queste nuove aperture fanno il paio con la fine del contratto che Biblioteche di Roma ha in corso con il Caffè Letterario di via Ostiense (novembre 2019), che da anni (rinnovo dopo rinnovo) suppliva alla chiusura della vecchia biblioteca nei locali degli ex Mercati Generali. “Su Tor Marancia purtroppo Biblioteche di Roma non ha dato la sua disponibilità – ha spiegato Ciaccheri – Ma allo stesso tempo stiamo lavorando con l’Ipab San Michele per realizzare un punto di accoglienza per la lettura, da affidare ad un altro attore che possa anche gestire una biblioteca”.

LE CRITICHE DALLE OPPOSIZIONI

Perplessità in merito a questa operazione sono state espresse dalle opposizioni municipali, in primis dal M5s locale che non sembra in accordo con quanto disposto dal Campidoglio: “La nostra perplessità è legata all’uso che si farà di questo edificio – commenta il capogruppo Enrico Lupardini – Noi speriamo che possa diventare un vero presidio sociale. L’edificio potrebbe contenere diverse attività, magari anche l’ambulatorio tanto sbandierato dal presidente Ciaccheri in campagna elettorale e del quale non abbiamo più avuto notizia”. Allo stesso tempo, sempre i penta-stellati puntano il dito contro il Municipio, questa volta nei confronti della gestione dei fondi affidati dal Campidoglio per gli otto progetti di competenza municipale provenienti dagli oneri di piazza dei Navigatori (da cui provengono anche i fondi per questo progetto): “Sono oltre 6 milioni i fondi trasferiti dal Comune a bilancio del Municipio – spiega il consigliere Marco Merafina – A questo punto siamo giunti alla conclusione che il vero problema è che non sappiano progettare. Questo perché ad oggi è stato impegnato solo l’11% dei fondi”. Fdi in Comune ha già chiesto conto della vicenda dei fondi spostati con una interrogazione, mentre dal Municipio il consigliere Maurizio Buonincontro commenta: “Ci sembra strano che chi fa della partecipazione un capo saldo non abbia concordato con i cittadini o con i consiglieri la possibilità che il centro culturale venisse gestito dal Teatro dell’Opera, un ente a nostro dire alieno rispetto al quartiere”.

COSA RESTA AL QUARTIERE

In ogni caso, al netto dell’assenza di un altro ente che potesse gestire questa struttura (che ricordiamo deve ancora essere abbattuta, bonificata, progettata e ricostruita), l’interessamento del Teatro dell’Opera non sembra aver riscontrato le aspettative della cittadinanza. Nessuno vuole minimizzare la caratura e l’importanza anche internazionale di questo ente, né si vuole sottovalutare lo sforzo di portare esperienze ed istituzioni come queste in un quartiere popolare. Ma quello che a questo punto ci aspettiamo, e speriamo di non essere smentiti, è un’istituzione pronta ad aprirsi al territorio e alle sue esigenze, non soltanto interessata ad uno spazio per portare a termine le sue (anche remunerative) attività.

Leonardo Mancini