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La Citta’ dell’Altra Economia sara’ ancora sostenibile?

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Un bando del Comune apre a nuove imprese, suscitando molte perplessità
Il vecchio mattatoio di Testaccio si appresta a vivere una nuova trasformazione. Dopo i vari tentativi di riqualificazione, l’idea di ospitarvi una Città dell’Altra Economia, ovvero di destinarlo ad esperienze improntate ai temi della sostenibilità ambientale, della filiera corta e dell’ecoartigianato, sembra tramontare.
Il Dipartimento Politiche per la Riqualificazione delle Periferie del Comune di Roma ha istituito un avviso pubblico per riassegnare a dieci imprese una buona parte degli spazi coperti di Campo Boario.
“La Città dell’Altra Economia, come destinazione dell’ex mattatoio, nasce nel 2004 con delibera di Giunta attraverso la quale viene approvato un progetto definitivo: utilizzare quegli spazi per destinarli all’economia equa e solidale – spiega la Consigliera comunale Gemma Azuni (Sel) – Le imprese erano circa una quarantina e si occupavano, attraverso la sottoscrizione di una convenzione, di promuovere questo commercio. Il bando di adesso stravolge la delibera del 2004 perché lo destina ad incubatori d’impresa: il Comune mette a disposizione degli spazi pubblici, anche per imprese non formalmente costituite all’atto della presentazione dell’avviso che, poi, devono perfezionare la domanda 30 giorni dopo. E così facendo non tiene in considerazione le realtà esistenti”, chiosa con preoccupazione la consigliera.
Esistono vari ordini di problemi. C’è un rincaro complessivo degli oneri che le imprese devono sostenere, da 300 euro per i primi 12 mesi, a 500 per i restanti 24, posto che la gestione viene affidata, attraverso l’avviso pubblico, per 3 anni. Ma ci sono anche altri importanti nodi, legati alla realizzazione di questo bando. In particolare, aprendo ad imprese non ancora costituite all’atto della presentazione della domanda, da far pervenire entro il 10 maggio, non si tiene in considerazione un fattore decisivo: l’esperienza.
“Oggi i cittadini di Roma sanno che all’interno della C.A.E. possono trovare un riferimento certo, un luogo per rapportarsi con i produttori biologici, laziali in primis – dichiara Andrea Ferrante, Presidente Federale dell’AIAB, l’associazione che riunisce tutti i produttori biologici certificati – Sanno che spessissimo c’è il mercato contadino, e sanno che tutti giorni escluso il lunedì possono andare in un luogo di vendita diretta, lo SpazioBio – di cui Ferrante è sempre il Presidente – che  abbiamo creato per dare la possibilità al produttore di realizzare una vendita diretta, garantendogli un guadagno eccellente”. SpazioBio è un’area interna alla CAE, di cui può disporre qualsiasi produttore biologico, ancor meglio se locale. I costi di gestione sono ridotti al minimo e così, acquistando le merci nel market di SpazioBio, si garantisce al produttore un introito pari al 70% del prezzo finale.
Ad esperienze analoghe, che sono “all’avanguardia in Europa”, come lo stesso Ferrante tiene a riaffermare, non si attribuisce alcun titolo di merito. E sono messe in concorrenza con imprese, ancorché non costituite, che spaziano negli ambiti più disparati, dalla produzione di armi e munizioni, all’allevamento di animali da pelliccia, fino alla gestione delle scorie radioattive.
Eppure, l’amministrazione capitolina, difende la propria scelta. “La Città dell’Altra Economia rappresenta un’importante area per Roma. Per questo l’amministrazione di centro-destra si sta muovendo nella giusta direzione procedendo con un bando pubblico per l’assegnazione degli spazi della struttura – ha dichiarato il Vicecapogruppo Pdl al Comune Giordano Tredicine, che prosegue – L’assegnazione diretta dei suddetti spazi, voluta da alcuni esponenti della sinistra, va contro i criteri di trasparenza che il Campidoglio ha sempre mantenuto su tutta la vicenda”. E sullo stesso frame si muovono, compatte, le dichiarazioni di tutti i Consiglieri della maggioranza. Così, ad esempio, il Consigliere Pdl Ludovico Todini, in un recente comunicato stampa, sottolinea come “il bando della Città dell’Altra Economia offre ampie garanzie di trasparenza e affidabilità così come sempre sostenuto dall’amministrazione capitolina, che su questa vicenda ha mantenuto un atteggiamento lineare”.
Eppure, il ricorso ad un avviso pubblico per la riassegnazione degli spazi, posto che comunque la gestione degli stessi era scaduta, non è oggetto di critiche. E lo sottolinea bene anche Ferdinando Bonessio, Presidente dei Verdi nel Lazio quando ci ricorda come “in assoluto lo strumento del bando è preferibile rispetto ad altre operazioni. Noi lo stiamo chiedendo in tanti settori. E tuttavia non si può disconoscere le esperienze acquisite sul campo anche perché chi è stato il pioniere della C.A.E., affrontando una scommessa, si è anche prestato al rischio d’impresa per quella attività. Quindi si facciano i bandi –  conclude Bonessio –  ma si dia il giusto valore all’esperienza ed agli investimenti realizzati da chi già gestiva le attività. Se così non fosse, ci sarebbe un disconoscimento del lavoro sin qui svolto”.
In definitiva, il problema non sembra essere il ricorso ad un avviso pubblico. Ma al modo in cui, lo stesso, è strutturato. Dalle importanti lacune, che non consentono di individuare quali siano esattamente gli spazi in gara, “poiché si riferisce a 1.050 mq mentre la Città dell’Altra Economia dispone di 3.500 mq coperti –  ricorda Ferrante – non si sa quale sia l’area”. Alla scelta di interrompere un tavolo di trattativa, a cui il Sindaco Alemanno, in un primo momento (a fine marzo) aveva dato la sua disponibilità.
Ricordando che la “Città dell’Altra Economia nasce e si caratterizza come luogo deputato a favorire, sviluppare e diffondere una cultura d’impresa incentrata sui valori del rispetto dell’ambiente, dell’ecologia, delle produzioni biologiche, delle attività identitarie e tradizionali”,  come si legge nella premessa dell’avviso pubblico di selezione realizzato dal Dipartimento politiche per la riqualificazione periferie, “non capiamo il motivo per cui, ad esempio, il Comune di Roma dovrebbe sostenere un laboratorio di ricerche in biotecnologie che domani potrebbe mettersi a fare nuovi OGM” si domanda preoccupato il Presidente  Federale dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica. E ce lo chiediamo anche noi.

Fabio Grilli