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La crisi dei partiti romani: destra e sinistra fronteggiano le migrazioni dei rappresentanti locali

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Dal Governo fino ai Municipi Pdl e Pd perdono pezzi in favore di nuovi soggetti politici

Quello che sta accadendo in questi giorni alla politica capitolina dimostra come sia sbagliato pensare che le dinamiche dei partiti a livello nazionale non coinvolgano anche gli amministratori e i politici locali. Il rimpasto della Giunta aveva già mostrato chiaramente come qualcosa di serio scuotesse alle fondamenta il Pdl, che di certo ha risentito delle turbolenze parlamentari e dalla decisione della truppa finiana di creare Futuro e Libertà per l’italia (Fli), che per il momento resta allo stato di gruppo parlamentare senza trovare una manifestazione concreta a livello territoriale ma che di certo esercita una forza attrattiva di non poco peso su quanti avevano confluito nel Pdl da Alleanza Nazionale e sui non berlusconiani che nel 2008 hanno sostenuto Alemanno alle elezioni amministrative. Dall’altra parte il fenomeno delle trasmigrazioni è già una realtà manifesta ed è da ascrivere principalmente ad una personalità che nell’ambito della politica nazionale quanto di quella romana, ha sempre conservato un peso specifico alto: Francesco Rutelli. A queste due forze si è unita l’Udc e insieme a Casini, Rutelli e Fini hanno elaborato il loro progetto di “terzo polo”.

A livello locale i riverberi sono diversi e in questo caso scegliamo di concentrarci su due Municipi che riteniamo un campione affidabile della crisi dei partiti e del loro riassetto interno. Il Municipio XII soprattutto riflette la tendenza alla frammentazione per entrambi gli schieramenti. In particolare è l’accordo tra il Presidente Pasquale Calzetta (Pdl) e i Consiglieri del centro destra a destare attenzione. Su tutti due episodi sono sembrati emblematici di una certa divisione all’interno del Pdl; prima la votazione che ha visto esprimersi compatti Pd, Idv e Pdl contro una direttiva dello scorso anno di Calzetta che prevedeva l’assegnazione senza bando pubblico dei locali due ex scuole, a Spinaceto a Ferratella, a delle associazioni private; in secondo luogo le dimissioni di Cristiano Carpignoli (Pdl) da Presidente della Commissione Sicurezza, un atto le cui motivazioni non sono state ancora chiarite ma che di certo palesa le tensioni che agitano la destra municipale. In più un altro fatto pare restituire la diversità di anime che convivono all’interno della maggioranza, si tratta del passaggio (che risale già a ottobre) del Consigliere Antonio Tortosa nel Gruppo Misto, una scelta fatta con l’intento dichiarato di allinearsi alle posizioni di Fini. Un altro tassello che complica un mosaico già di difficile interpretazione ma su cui Massimiliano De Iuliis, Capogruppo del Pdl del XII Municipio da un’interpretazione diversa: “lascia perplessi – ci dice – sentire parlare di crisi e di fratture da un’opposizione che vedeva all’indomani delle elezioni del 2008 tre gruppi politici (Pd, Sinistra Arcobaleno e Udc) e che a distanza di due anni e mezzo ne vede ben cinque ( con i passaggi di consiglieri all’Idv e all’Api), sentire parlare di divisioni all’interno della maggioranza proprio dagli stessi esponenti politici che, per opportunità politiche e profonde differenze, hanno ridotto un partito da 8 consiglieri a 4 cambiando la loro casacca ha veramente del comico”. Rispetto agli episodi richiamati ha poi aggiunto: “Riguardo alla votazione del Consiglio in contrasto con quanto deciso dalla Giunta, va sottolineato con forza che non esistono fratture tra i due organi e  ciò è dimostrato dal fatto che in due anni e mezzo è il primo caso di votazione in difformità. Riteniamo che dopo due anni e mezzo di consiliatura, come spessissimo capita, si tirino le somme, si analizzino meglio attitudini personali e, in maniera condivisa, si possano apportare dei cambiamenti senza stravolgimenti per essere ancora più incisivi nell’azione di governo e raggiungere ancora piu successi di quelli ottenuti fino ad ora”.

D’altro canto se Atene piange Sparta non ride e nel Pd infatti ridono in pochi. L’Api ha saputo catalizzare gli insoddisfatti del Pd come Augusto Culasso, neo Capogruppo della formazione rutelliana, che lamenta uno “sbandamento del Pd verso posizioni di sinistra troppo estrema, ideologica e antagonista” muovendo una critica anche ai vertici locali del partito, come Miccoli e chiarendo il filo rosso che collega la sua scelta a quella del Senatore Ricccardo Milana (rispetto al quale si era addirittura parlato di un passaggio a Fli in passato) e all’orientamento espresso in Provincia da Patrizia Prestipino e alla Regione da Mario Mei. Un disegno preciso e pare studiato a cui si allineano Culasso e altri due Consiglieri ex Pd, Antonio Scielzi e Vincenzo Vecchio, che hanno scelto il nuovo partito per dei motivi che il Capogruppo rivendica con decisione: “Avevamo manifestato il nostro disagio già in diverse occasioni, ci siamo trovati divisi e abbiamo scelto di costituire un gruppo di moderati che si richiamano all’esperienza della Margherita, pronti a collaborare con tutti nell’interesse esclusivo dei cittadini”. Culasso infatti racconta di come in effetti su alcuni argomenti già ci sia stato accordo con Francesca Barbato, Consigliere d’opposizione dell’Udc e anche con Tortosa, dimostrando in questo di aver pienamente assimilato l’idea di terzo polo che in Parlamento si sta ancora formando ma anche di essere disposto a trovare convergenze tanto con la destra quanto con la sinistra, confermandosi come quel Centro decisivo e operoso che mira a provvedimenti concreti per il territorio secondo la tradizione della “cultura di governo”.

Le stesse motivazioni che hanno spinto, nell’XI Municipio (guidato da Andrea Catarci di Sel, espressione marcatamente di sinistra) Andrea Mocciaro (ex Capogruppo del Pd e ora Api) e Bernardo Campitiello (ex Lista Civica per Rutelli) a formare un gruppo autonomo dell’Api. “La nostra linea guida – ci dice Mocciaro – è il rispetto della volontà degli elettori, per questo non ci alleeremo con chi sostiene Alemanno ma sappiamo comunque di essere determinanti per la maggioranza (14 Consiglieri)”. Anche Mocciaro sottolinea le difficoltà ad aderire alla linea tenuta dal suo ex partito in diverse situazioni e si dice guidato dalla volontà di “evitare il muro contro muro collaborando a seconda dei provvedimenti per annullare gli estremismi di fronti opposti”. Richiamandosi poi alla concretezza sottolinea: “Ci si allea per e non contro qualcosa o qualcuno, evitando battaglie velleitarie volte solo ad ottenere visibilità ma puntando prima di tutto a sciogliere i nodi che insistono da anni”. Rispetto a questa nuova situazione Antonio Bertolini, il Delegato alla Sanità del Municipio subentrato come Capogruppo del Pd offre un punto di vista conciliante, attribuendo il nuovo assetto interno della maggioranza più che a dissapori interni a “scenari di visibilità nazionale”. Parla di una “scelta legittima” di chi ha deciso di formare questo nuovo gruppo ma conferma la tenuta del Pd e aggiunge: “Otto consiglieri rimasti rappresentano più della metà della maggioranza e credo che al di là del peso matematico rappresentino una garanzia di qualità per chi ha votato vuole continuare a credere nella costruzione e rafforzamento del Pd”. Infine Bertolini parla del suo come di un incarico temporaneo, evidentemente mirato a ristabilire obiettivi e gerarchie del partito e conclude: “Al più presto dovrà essere indicato un nuovo Capogruppo selezionato, per meriti e non appartenenze, tra i giovani che credo siano pronti per tale incarico”.

Uno scenario di indubbia complessità, su cui certamente influiranno due fattori. Prima di tutto il sistema di alleanze che si creerà in conseguenza di un eventuale caduta del Governo, in secondo luogo la necessità per le nuove formazioni, in particolare l’Api e poi Fli, di farsi conoscere a livello locale, radicarsi e soprattutto cementare le alleanze di base, scegliendo tra Pd e Udc, un’operazione che si rende possibile solo in prospettiva di una durata dell’Amministrazione Alemanno fino alla sua conclusione naturale ed evitando quindi le tanto invocate dimissioni del Sindaco. Elementi paradossali eppure estremamente reali, che danno ai cittadini romani un motivo in più per stare col fiato sospeso: dopo il Governo nazionale ora anche i Municipi.

Stefano Cangiano