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La paura che non si vuole affrontare, l’odio che non si combatte: Omofobia

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omofobia

Bocciatura alla Camera della proposta di legge della deputata Concia e una nuova serie di violenze. L’omofobia resta un tragico limite che nessuna istituzione intende affrontare?
A fare un calcolo sommario viene la pelle d’oca. Le aggressioni di matrice omofobica verificatesi in Italia dall’inizio dell’anno sono 55 e Roma detiene il primato. Ricapitoliamo. Dopo una fine d’estate calda, segnata da una spirale di violenze, il 24 settembre c’è stata la fiaccolata a cui hanno aderito anche le istituzioni: erano presenti Comune, Provincia e Regione. Nel frattempo si avviavano i lavori per la proposta di legge della deputata del Pd Anna Paola Concia, che altro non era che l’estensione della legge Mancino che punisce le aggressioni di matrice ideologica. 

L’8 ottobre è stato il giorno della conferenza stampa di Dino, uno dei due ragazzi aggrediti all’Eur da Alessandro Sardelli, ormai noto ai più come Svastichella. Il 10 ottobre invece si è svolta “Uguali”, la manifestazione organizzata dalle associazioni omosessuali per contestare tutti gli atti intimidatori e il clima diffuso di intolleranza. Si riteneva che una risposta forte della società civile ad un fenomeno universalmente deprecato come quello dell’omofobia avrebbe dato se non un colpo d’arresto almeno un segnale forte ai violenti. Non è stato così. L’11 ottobre una coppia gay è stata presa di mira in una traversa di via del Corso in pieno pomeriggio. Nel frattempo il 13 ottobre la proposta di legge Concia approda alla Camera dopo la quasi unanimità ottenuta in Commissione Giustizia. Il clima è teso e a nulla vale l’invito del Ministro per le Pari Opportunità Carfagna a reinviare il testo alla Commissione per estendere l’aggravante di reato a tutti i fattori di discriminazione previsti dal Trattato di Lisbona ratificato dal nostro Parlamento. Già notevolmente rimaneggiata (era stato eliminato il riferimento esplicito ai transgender), la proposta di legge incontra l’opposizione dell’UdC che solleva una pregiudiziale di incostituzionalità appellandosi a motivi futili ma incassa il consenso del PdL riuscendo così a bocciare la legge. Concia è indignata e comunica l’intenzione di rivolgersi alla Corte di Giustizia europea. Il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, altrettanto deluso con i suoi colleghi di partito che avevano votato contro il ritorno della legge in commissione dichiara: “Quello che è successo è un fatto umiliante che colpisce tutti e dimostra l’ipocrisia di molti”. Mentre le discussioni su cavilli procedurali infiammavano il dibattito in Parlamento, a Canicattì, provincia di Agrigento, avveniva un’altra aggressione a due ragazzi gay all’uscita dal loro istituto superiore. Due giorni dopo a essere molestato e minacciato è un giovane professore napoletano, nella metro della città partenopea mentre a Roma, in zona Eur, una trans viene pedinata e investita da un’auto. Il silenzio però è calato e nemmeno la dichiarazione di Navi Pillay, Alto commissario Onu per i diritti umani, scuote l’opinione pubblica e la classe politica. A Bruxelles Pillay dice: “Affossare la legge contro l’omofobia è stato un passo indietro per l’Italia. Gli omosessuali sono soggetti non solo a violenza ma a discriminazioni in diversi aspetti della loro vita”.
L’associazionismo omosessuale aveva riposto molto aspettative in questa possibile legge contro l’omofobia che se pure non cambiava in nulla la condizione di arretratezza estrema in cui versano i diritti per le coppie gay in Italia, rappresentava un gesto concreto in direzione di una loro maggiore tutela e un atto simbolico di contrasto nei confronti di tutti i violenti. E’opinione comune nel mondo gay che la bocciatura ha invece riscaldato ulteriormente le teste calde che, assistendo all’ostilità e indifferenza dei politici, si sentiranno ancora più legittimate nella loro opera di intimidazione.
Andrea Berardicurti, responsabile della segreteria politica del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, attivo nella capitale fin dal 1983, è schietto: “Ora la comunità si trova disorientata, anche perché non ha una sponda politica di riferimento”. La protesta si leva ancora una volta contro l’UdC, colpevole di aver addotto alla pregiudiziale di incostituzionalità “motivazioni risibili e ripugnanti”. La rabbia di Berardicurti cresce quando pensa alla disponibilità dimostrata in occasione della fiaccolata del 24 settembre, “Noi volevamo un segnale forte e tangibile da parte delle istituzioni, ma la manifestazione si è trasformata in qualcos’altro, con maxischermi e politici a parlare sul palco senza nessuno spazio concesso ad un rappresentante della comunità gay”. Alla rabbia si accompagna la delusione per l’affossamento della proposta di legge della Concia: “Ci siamo sentiti abbandonati da tutti e continuiamo ad essere considerati ‘cittadini di serie b’, a cui vengono negati anche i diritti fondamentali riconosciuti nel resto d’Europa e che fanno i conti addirittura con un problema securitario, di tutela della persona”.
E’ grande anche la perplessità rispetto alle prese di posizione del Sindaco Alemanno che ha condannato sempre le violenze ma allo stesso tempo ha costantemente respinto la possibilità della creazione di una normativa in favore delle coppie di fatto. In questo clima d’altra parte la decisione di dedicare il “Viaggio della memoria 2009” (quest’anno sono stati duecentoquarantatre gli studenti che hanno visitato il lager di Auschwitz)  agli “olocausti nascosti” come quelli dei rom, dei disabili e degli stessi omosessuali è stata accolta con favore dai movimenti gay. Tuttavia una nuova iniziativa siglata da poco come quella del Protocollo d’intesa tra Ministero per le Pari Opportunità e Comune di Roma crea nuovi margini di dubbio. Nel progetto di collaborazione si palesa l’intento di operare attivamente per la prevenzione di fenomeni xenofobici, con corsi ed eventi riservati agli studenti e ai dipendenti degli uffici comunali ed è prevista anche l’istituzione di un Osservatorio cittadino contro le discriminazioni. Ma leggendo il documento si nota l’assenza pesante di un riferimento alle discriminazioni sessuali. Un elemento che genera nuove perplessità e che spinge a chiedersi se politica e istituzioni intendano davvero affrontare e risolvere la piaga dell’omofobia.

Stefano Cangiano
Urloweb.com