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Nomadi: il Campidoglio spiega le ragioni del Bando

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Dalle normative europee alla necessità di integrazione, questi gli obiettivi del testo

IL BANDO SUI VILLAGGI – La campagna elettorale si è aperta inesorabilmente sul tema dei Rom e dei campi della Capitale. Dalle ‘ruspe’ regalate a Salvini in visita a Roma, fino a Bertolaso e Giorgia Meloni che sgomberano un mercatino abusivo in zona Montagnola. Il tutto nella stessa settimana in cui il Comune di Roma vara il bando per i campi Rom della città. È il Campidoglio stesso in una nota a spiegare le ragioni dell’iniziativa. La vicenda nasce dall’impossibilità di proseguire per proroghe ulteriori, tralasciando l’adempimento delle normative europee. “Dopo anni di proroghe tecniche per la gestione sociale e strutturale dei Villaggi, Roma Capitale ha promosso una gara a procedura pubblica per l’affidamento del servizio di gestione sociale, di formazione lavoro, di interventi di piccola manutenzione e del servizio di vigilanza dei Villaggi autorizzati di Castel Romano, Lombroso, Salone, Candoni, La Barbuta e Via Gordiani”.

LE RICHIESTE DELL’EUROPA – A quanto affermato dal Campidoglio il Bando recepisce l’impegno comunitario e, in particolare, la “Strategia Nazionale per l’Inclusione Sociale delle Comunità Rom, Sinti e Caminanti 2012-2020” in attuazione della Comunicazione della Commissione Europea n.173/2011, in una prospettiva di promozione degli strumenti di inclusione sociale e di contrasto alla discriminazione. “Il 24 aprile 2014 – spiegano dal Campidoglio – la Direzione Generale Giustizia della Commissione Europea ha, infatti, già avviato una procedura di pre-infrazione nei confronti dell’Italia, indirizzando al Governo una “Richiesta di informazioni aggiuntive riguardo a questioni di alloggio dei rom ai fini della direttiva 2000/43/CE”, sottolineando come i campi risultino limitare gravemente i diritti fondamentali degli interessati, isolandoli e privandoli di adeguate possibilità di occupazione e istruzione, con un trattamento discriminatorio e segregante”.

LA SITUAZIONE NEI VILLAGGI – Quanto rilevato dall’Europa è una carenza cronica nell’accoglienza: “L’assetto attuale dei Villaggi – seguita la nota – nonostante gli obblighi internazionali, risulta ancora gravemente carente e continua a produrre le stesse condizioni di isolamento che riducono le possibilità di inclusione sociale ed economica delle comunità, determinando quelle situazioni di illegittimità che la Commissione Europea punisce con procedimenti di infrazione nei confronti degli Stati membri”.

VERSO LA NORMALIZZAZIONE – Tra le aree di intervento identificate dall’Amministrazione c’è l’occupazione, l’istruzione, la condizione abitativa e la salute. “Aree d’intervento che l’Amministrazione intende affrontare, sollecitando gli operatori del settore nell’individuazione di soluzioni sperimentali e migliorative”. Quello cui si punta è il ‘superamento della logica emergenziale’: “Attraverso l’attuazione di nuove modalità di accoglienza che, coniugando il principio inalienabile di parità di trattamento fra le persone, indipendentemente dall’origine etnica, con l’altrettanto imprescindibile principio di legalità, prevedano percorsi mirati alla fuoriuscita dai Villaggi tramite interventi che favoriscano l’innesco di processi partecipativi e plurali di cambiamento”.

LeMa