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Non cala l’attenzione dei romani sull’affrancazione delle case

Da Fi si guarda alla revisione della normativa per dare nuovo stimolo al mercato immobiliare romano

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Piazza del Campidoglio Roma repertorio

ROMA – Nella giornata di domenica 15 dicembre in via Amaldi, nel quartiere di Fonte Laurentina, si è tornato a parlare di ‘affrancazione’, una vicenda molto sentita nella Capitale che coinvolgere circa 600 mila persone. L’incontro è stato organizzato dagli esponenti di Fi e ha visto la partecipazione del Senatore Claudio Fazzone, del Coordinatore Vincenzo Capolei e del portavoce Adriano Ciamei.

I PIANI DI ZONA

Sono 125 i piani di zona e circa 266mila le abitazioni che soffrono di questo problema, case che per essere vendute a prezzo di mercato devono prima essere ‘affrancate’ dei diritti vantati da Roma Capitale. Il Comune di Roma, per fronteggiare l’emergenza abitativa, ha approvato ed attuato, a partire dalla metà degli anni ’60 del secolo scorso (ai sensi delle leggi 167/62 e 865/71) i Piani di zona per l’Edilizia Economica e Popolare (PEEP) denominati I e II PEEP, stipulando con i costruttori le relative convenzioni per la cessione delle aree pubbliche e private, essendo queste ultime precedentemente espropriate. Le aree sono dunque state assegnate in diritto o di superficie o di proprietà ai costruttori e alle cooperative. Dalle convenzioni sono scaturiti dei vincoli sui prezzi di cessione delle unità abitative, cosiddetto prezzo massimo di cessione, con la conseguenza che le case stesse, possono essere immesse sul mercato e trasferite solo nei tempi e con le modalità prefissate dal comune e quindi soltanto a determinate condizioni di prezzo.

IL PREZZO MASSIMO DI CESSIONE

Inizialmente trascorsi cinque anni dalla prima assegnazione, dopo aver ricevuto il nullaosta dagli uffici comunali, era consuetudine la vendita della casa a prezzo di mercato. La situazione è però completamente mutata dopo la sentenza della Corte di Cassazione del 16 settembre 2015, che invece ha sottolineato come il prezzo massimo di cessione sia applicato anche a tutti gli assegnatari futuri. “L’applicazione di questa nuova interpretazione ha avuto effetti devastanti sul mercato immobiliare romano – spiegano gli organizzatori dell’incontro pubblico – generando da una parte un irrigidimento del mercato immobiliare e dall’altra un inaspettato contenzioso sulle compravendite, con la conseguenza di un intasamento di richieste di rimozione del vincolo sul prezzo di cessione e sulla trasformazione in piena proprietà che Roma Capitale non è in grado di sostenere nei tempi adeguati e necessari dei soggetti coinvolti nelle compravendite e poi della collettività che abita nei piani di zona”.

UNA PROCEDURA COMPLESSA

Le difficoltà per l’Amministrazione nel dare seguito alle tantissime pratiche in corso e alle nuove richieste di affrancazione, hanno dato luogo ad un allungamento dei tempi di attesa. “È di tutta evidenza che la procedura amministrativa completamente in mano alle pubbliche amministrazioni è difficile e lunghissima, nel caso specifico di Roma entra in gioco anche una terza società denominata Risorse per Roma – seguitano gli organizzatori – Inoltre, sulla materia nel corso degli anni si è assistito ad un susseguirsi di orientamenti giurisprudenziali diversi per le diverse interpretazioni date alla normativa aggravando non poco la operatività”.

LA PROPOSTA D EMENDAMENTO

La volontà degli esponenti forzisti è quella di arrivare all’emendamento dell’articolo 31 della legge 23 dicembre 1998, n. 448. In particolare, spiegano, “riteniamo sia interesse dell’amministrazione rimuovere il vincolo del prezzo massimo di cessione in tempi accettabili e con costi certi per massimizzare le risorse, dare una spinta all’economia; di conseguenza offrire al cittadino la normale programmazione della sua vita anziché ledere i diritti alla gestione del proprio patrimonio”.

Red