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Parco dell’Appia: ‘L’Appia di Antonio Cederna non può più attendere’

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Previsto per giovedì 30 ottobre l’incontro sul futuro del Parco con cittadini e istituzioni

L’INCONTRO PUBBLICO – Traffico, abusivismo, difficoltà per i turisti. Questi sono solo alcuni dei termini ai quali spesso viene affiancato il Parco dell’Appia e la Regina Viarum negli articoli dei giornali. Quasi sempre si dimentica che l’istituzione di questa enorme area ambientale ed archeologica è anche sinonimo di sogno, lotta e partecipazione. Così infatti lo intendono tante associazioni, cittadini e attivisti che ne hanno seguito la nascita e lo sviluppo. Per questo motivo e per discutere del futuro del Parco è stato organizzato un incontro pubblico giovedì 30 ottobre alle ore 15 presso la sala conferenze dell’ex Cartiera Latina.

INTERROGARSI SUL FUTURO DEL PARCO – Per il Municipio VIII che ha invitato le molte Associazioni e Comitati del territorio all’incontro, questo rappresenta l’esigenza di interrogarsi sul futuro del Parco dell’Appia Antica: “Una straordinaria risorsa per il futuro della nostra città che risiede proprio nel cuore dell’area metropolitana di Roma – si legge nel testo dell’invito – Prima dell’istituzione tramite la Legge regionale 66 del 1988 e il suo successivo ampliamento con l’annessione dell’area di Tor Marancia nel 1997, i tentativi di cementificazione selvaggia dell’area del Parco furono fronteggiati da cittadini e intellettuali, idealmente guidati da Antonio Cederna e dall’Associazione Italia Nostra. Nonostante questa vicenda ormai ultradecennale, il Parco ancora attende di essere compiutamente realizzato sia nella sua dimensione urbanistica che nello sviluppo delle potenzialità ambientali e culturali che può offrire alla città”

L’INVITO DI ITALIA NOSTRA – “L’Appia di Antonio Cederna non può più attendere”. In questo modo titola l’invito fatto dall’Associazione Italia Nostra all’incontro pubblico: “Un parco conquistato nel suo nome e voluto da un largo movimento di opinione pubblica fin dagli anni 50, che attende di essere compiutamente realizzato – seguitano da Italia Nostra – con strumenti adeguati alla gestione unitaria di un patrimonio storico-paesaggistico complesso che richiede comunità d’intenti con le Soprintendenze preposte alla tutela dei Beni archeologici che caratterizzano il parco, ma non ne comprendono, né esauriscono, le molteplici vocazioni e funzioni del suo territorio”. Per l’Associazione è arrivato ormai il momento di rilanciare un dibattito mai veramente sopito sulla riqualificazione e sul futuro del Parco: “Occorre discuterne sulla base dei problemi non risolti, con il contributo delle associazioni e i comitati impegnati da sempre nella promozione del parco, contro ogni abuso, degrado e pressione urbanistica, dovuta a nuovi e incompatibili insediamenti edilizi ai suoi confini, destinati tra l’altro a moltiplicare il caotico traffico automobilistico che lo attraversa, mortificandone percezione e bellezza”. Per rapportarsi con l’Amministrazione Regionale e Comunale, Italia Nostra ha intenzione di presentare un documento a cura delle Associazioni e i Comitati, sottoscritto dai Presidenti del VII e VIII Municipio.

L’IMPEGNO ALLA CULTURA DIFFUSA – Abbiamo chiesto all’Assessore municipale alle politiche Culturali, Claudio Marotta, cosa rappresenti per il territorio del Municipio VIII il Parco dell’Appia e cosa significhi questo incontro: “È un’occasione che non può cadere nel vuoto e deve essere uno snodo da cui ripartire testardamente per dare nuova centralità a questa formidabile risorsa per lo sviluppo futuro della città”. Secondo l’Assessore quella sul Parco rappresenta una partita che ha ripercussioni su tutta la Capitale: “Una risorsa che ci interroga su quale tipo di futuro immaginiamo per Roma. La politica, ingessata nelle logiche dei dettami neoliberisti, fatica a ‘riconvertire’ le propria azione di governo, stretta tra gli appetiti del ‘mattone’ romano e il mantra del rigore di bilancio. Mentre la straordinarietà del Parco dell’Appia Antica, ci sollecita a pensare nuove vocazioni per il modello urbano di Roma: una lingua di territorio che si estende dal Palatino ai comuni della cinta metropolitana che deve essere volano per un futuro nuovo e sostenibile per la nostra città”. Certamente un dibattito che deve essere allargato a tutte le componenti che sul Parco dell’Appia hanno voce in capitolo, ma che non deve prescindere da un rinnovato significato della cultura diffusa sul territorio: “Una nuova vocazione territoriale – seguita Marotta – Roma ha competenze, energie e risorse per ridisegnare il suo futuro. Nel piccolo dell’amministrazione del Municipio 8, stiamo tentando di dar spazio a quelle sinergie necessarie per istruire questo lavoro di conversione urbana. Ma tutto questo non sarà sufficiente se tutta la politica romana non troverà coraggio per dar forza ad azioni e investimenti pubblici per la tutela del territorio e un nuovo sviluppo urbano”.

Leonardo Mancini