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Piano rifiuti regionale: approvato in Commissione ambiente

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Dopo l’approvazione da parte della Commissione ambiente, il piano rifiuti dovrà passare per il Consiglio regionale per il sì definitivo

ROMA – Il Piano rifiuti elaborato dalla Giunta è stato approvato il 6 dicembre scorso dalla Commissione ambiente del Consiglio regionale. L’approvazione è arrivata senza che si discutesse in alcun modo la legge di iniziativa popolare n. 241 sull’obbligatorietà della raccolta differenziata porta a porta in tutto il Lazio. Il Piano, che ora dovrà passare per il Consiglio regionale per il sì definitivo, è stato considerato di vitale importanza dal Presidente della Commissione ambiente Roberto Carlino il quale, in una nota, ha espresso tutta la sua soddisfazione: “Sono veramente soddisfatto del grande lavoro che la commissione da me presieduta ha condotto in questi mesi. Abbiamo iniziato i lavori il giorno dopo stesso che il testo è stato assegnato alla commissione, ovvero il 31 maggio, ben 63 sono state le audizioni effettuate, dai comitati dei cittadini alle associazioni ambientaliste, dai rappresentanti istituzionali al prefetto dottor Giuseppe Pecoraro”. Anche la Presidente Polverini si è detta soddisfatta: “Il via libera della Commissione rappresenta un importante passo in avanti verso il varo definitivo di un provvedimento che permetterà al Lazio di avviare finalmente un ciclo integrato e virtuoso nella raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti”.
Il Piano in questione in realtà contiene due differenti scenari. Nella prima parte del testo viene elencata la normativa vigente in Italia in materia di rifiuti (art. 1108, L.296/06) ponendo come obiettivo per il 2017 il raggiungimento della quota del 60% nella raccolta differenziata. Nella seconda sezione del Piano è stato inserito lo “scenario di controllo”, un progetto alternativo da porre in atto nel caso in cui, nei prossimi anni, si dovesse riscontrare una crescita nella produzione dei rifiuti. Con questo “scenario” si presupporrebbe lo smaltimento in discarica di una grande porzione di RSU (Rifiuti Solidi Urbani). Sullo “scenario di controllo” è intervenuto anche il presidente di Legambiente Lazio, Lorenzo Parlati: “È molto grave che nel testo si prevedano due differenti scenari. Un assurdo scenario di controllo, sulla base del quale si valuta poi il fabbisogno impiantistico, riducendo la differenziata e raddoppiando i quantitativi residui per gli impianti di trattamento meccanico biologico e quindi per gli inceneritori. Chiediamo al Consiglio Regionale di stralciare dal testo questo pasticcio”. Secondo i dati forniti da Legambiente Lazio questo scenario non avrebbe ragione di esistere. Dalle 3.332.572 tonnellate di RSU (rifiuti solidi urbani) del Rapporto ISPRA del 2009, tenendo conto degli indicatori socio-economici di riferimento (PIL e spese per le famiglie), a 3.675.893 tonnellate di rifiuti nel 2017. Nonostante queste previsioni secondo i dati forniti da Legambiente Lazio i numeri sono diminuiti da 3.343.551 tonnellate del 2008 a 3.332.572 tonnellate del 2009. Inoltre se si va a valutare la produzione pro-capite di rifiuti, la diminuzione sarebbe stata costante in tutto l’ultimo quinquennio. Con lo scenario presentato nella prima parte del Piano, la quantità di rifiuti da destinare al Tmb, e successivamente alle discariche, sarebbe di circa 415.456 tonnellate nel 2017, a fronte di una capacità degli impianti di trattamento di 866.650 tonnellate. Lo “Scenario di controllo” farebbe quindi inesorabilmente aumentare i numeri del fabbisogno di Tmb, con un aumento di 707.900 tonnellate costituendo addirittura un deficit consistente. Questa situazione prevista dallo “Scenario di controllo” permetterebbe le autorizzazioni per ulteriori capacità di trattamento. “Siamo alle solite, il Piano rifiuti di fatto serve a giustificare l’autorizzazione di ulteriori capacità di trattamento e di incenerimento, piuttosto che a imboccare davvero la strada della riduzione, del riuso, della differenziata”, dichiara Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio.
I voti contrari in commissione sono stati quelli di Rocco Berardo della Lista Bonino Pannella, e di Angelo Bonelli dei Verdi che ha dichiarato: “È un voto contrario che esprime anche una grande preoccupazione sul futuro di questa regione perché non pone obiettivi forti nella riduzione e nella raccolta differenziata”. Secondo Bonelli inoltre non è stata data nessuna risposta alla procedura di infrazione posta dall’UE nei confronti del sistema dei rifiuti del Lazio (Sentenza del 14/06/07 della Corte di Giustizia Europea). Di diverso avviso è l’Assessore ai Rifiuti Pietro di Paolo che ha voluto ricordare come “il Piano mira, oltre all’incremento quantitativo, soprattutto all’aumento qualitativo della raccolta differenziata, stabilendo un utilizzo residuale delle discariche e l’implementazione dell’impiantistica di trattamento”. Inoltre, sempre Di Paolo, ha annunciato che i fondi relativi alla raccolta differenziata, nonostante i tagli al bilancio regionale, non saranno ridotti. Si parla in questo caso di circa 135 milioni di euro per il solo triennio 2011-2013: di questi, 30 milioni provengono da precedenti stanziamenti della gestione Marrazzo e 105 milioni sarebbero aggiuntivi. Nonostante questi numeri, solamente 2 milioni sarebbero destinati al programma di prevenzione e riduzione, più volte identificato in maniera bipartisan, come la vera chiave della gestione dei rifiuti nella nostra regione.
Il sì definitivo al Piano avverrà solamente dopo l’approvazione del bilancio, come dichiarato nella serata del 15 dicembre da Mario Abbruzzese, Presidente del Consiglio Regionale. Nel frattempo sono stati posti alcuni emendamenti al testo come quello dell’Assessore Pietro di Paolo che ha sostituito l’unico Ambito territoriale ottimale (Ato) a livello regionale con 5 Ato, corrispondenti alle province laziali. All’interno dei vari Ato dovrà essere garantita l’autosufficienza nel trattamento dei rifiuti. In caso di carenza impiantistica, si potrà fare affidamento anche su strutture degli Ato limitrofi, ma sempre tenendo conto del principio di prossimità. Su questa modifica al Piano sono intervenuti in una nota congiunta i consiglieri del Pd Montino e Valentini: “Così si apporta una modifica importante a uno degli elementi centrali del piano, quello più sbagliato, anche se non si elimina il problema di fondo, cioè la distinzione tra Roma e provincia. Un territorio che già ospita cinque discariche. Non è quello più adatto per ospitarne una sesta di 90 ettari. Proprio per questo e nonostante i correttivi accolti, il nostro giudizio sul Piano rimane sostanzialmente negativo”
L’attesa è quindi per il sì definitivo al Piano, che certamente non accontenta tutte le forze politiche e tantomeno i comitati dei cittadini. Nel mese di dicembre inoltre le proteste nei confronti del Piano si sono legate a quelle riguardanti la chiusura della discarica di Malagrotta e l’apertura dei nuovi impianti. Massimo Piras, portavoce di Zero Waste Lazio, il 7 dicembre scorso ha infatti dichiarato: “Siamo qui per dire che il Piano rifiuti di Renata Polverini deve essere discusso dopo l’approvazione della legge regionale. Il Lazio non ha ancora recepito le norme nazionali, la situazione è illegittima. La nostra proposta (la legge di iniziativa popolare n. 241 ndr) prevede il porta a porta obbligatorio, siti pubblici e non privati per lo smaltimento e discariche a più di 5 km dalle abitazioni. Dall’8 dicembre, per regolamento, deve essere discusso. Se non avverrà siamo pronti a fare lo sciopero della fame”. Anche il Vice Sindaco di Riano Italo Arcuri si è appellato nei giorni scorsi alla presidente Renata Polverini: “Invece di accelerare i lavori d’aula della Pisana ritiri il Piano dei rifiuti. È un atto incivile costruire discariche, ordinando di disseminarle in contesti abitativi e ambientali incontaminati, distruggendone l’habitat, e pensare di affrontare la questione rifiuti con gli occhi rivolti al passato”.


Leonardo Mancini