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PRIP: entro il 15 aprile il parere dei Municipi

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Il piano regolatore sugli impianti pubblicitari continua a far discutere.

Entro il 15 aprile i Municipi di Roma Capitale dovranno presentare il loro giudizio in merito al Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (PRIP) presentato dal Comune il 2 febbraio scorso. Con questa iniziativa la città verrebbe divisa in due parti: la zona A con 82.000 ettari di territorio non urbanizzato e 11.700 di territorio urbanizzato nella quale l’affissione non sarà più consentita; la zona B composta da 45.300 ettari di territorio urbanizzato dove l’installazione degli impianti pubblicitari è consentita ma regolamentata. Il Municipio XI, già in passato, ha portato avanti numerose lotte nei confronti del problema dell’abusivismo pubblicitario. L’iter municipale non si è ancora esaurito: dopo lo studio della Commissione la valutazione dovrà passare attraverso il Consiglio Municipale prima di raggiungere il Comune, ma il Presidente del Municipio XI Andrea Catarci ha dichiarato che “il parere sarà probabilmente negativo, in quanto nonostante ci sia un ritardo storico sul Piano Regolatore, non importa arrivare primi nello scriverlo, ma l’importante è quello che esso racchiude”. Della stessa opinione è anche il Presidente del Municipio XV Gianni Paris che condivide “la necessità e l’urgenza di dotare la città di un PRIP, ma la proposta così come elaborata dalla Giunta Alemanno non può non avere il nostro dissenso. Ancora una volta i Municipi ed il decentramento ne escono fortemente penalizzati”. Il disaccordo con il PRIP sarebbe legato ad una lunga serie di motivi, a partire, come ha spiegato Catarci, dal modo stesso in cui è stato presentato: “Il piano è redatto sotto forma di schema normativo, e non è un articolato regolamentare, quindi difficilmente emendabile senza riscrivere buona parte del testo”. Le critiche al PRIP, spiega Catarci, sono di varia natura, ma tutte toccano la problematica dell’assenza nel testo di norme tecniche attuative (NTA), ossia l’insieme di norme che rendono effettivo il piano regolamentandone nel dettaglio l’attuazione: “Non ci sono NTA, quindi anche dopo l’approvazione del piano la situazione non cambierebbe, anzi aumenterebbe l’impotenza dell’amministrazione. Non ci sono NTA sull’abusivismo né sugli impianti non a norma e neanche un rimando a norme future”. E per Paris “la proposta dilata ancora i termini per una stringente ed effettiva regolamentazione degli impianti già ora esistenti, sia per quelli irregolari che per i nuovi da concedere dopo gara pubblica”. Non sarebbe presente nel Piano neanche un regolamento per gli impianti pubblicitari in aree private, in particolare non c’è nessuna indicazione di carattere specifico sulla distanza dalla strada e sulla loro posizione rispetto aree particolari della città, come i luoghi sottoposti a vincolo paesaggistico. In risposta alle affermazioni di Catarci è intervenuto in un comunicato stampa Ugo Cassone, Presidente della Commissione Commercio di Roma Capitale, che afferma: “Quando Catarci parla di lacune strutturali del PRIP, dimostra evidentemente di avere scarsa conoscenza della pubblica amministrazione. Un Piano Regolatore è uno strumento di pianificazione e non può contenere, data la sua natura, indicazioni su interventi di rimozione o contro l’abusivismo. L’eliminazione del fenomeno dell’abusivismo sarà una conseguenza dell’attuazione del Piano e, nel frattempo, le politiche di contrasto agli illegali sono state potenziate dall’amministrazione anche con nuove risorse per gli appalti di rimozione”. Il PRIP inoltre pur regolando gli impianti pubblicitari di pubblica utilità del Comune di Roma, non si pronuncerebbe nei confronti delle affissioni dei municipi, i quali si troverebbero così sguarniti di uno dei maggiori mezzi di comunicazione con i loro cittadini. Ma questo non è secondo Catarci l’unico elemento che limiterebbe le funzionalità dei municipi: “Nel Piano non c’è nessun elemento di protagonismo da parte dei municipi, pur essendo considerati elemento fondamentale per la funzionalità del PRIP”. Anche per Paris “nella predisposizione del Piano i municipi non sono stati coinvolti ed anche il loro ruolo futuro nella gestione del Piano è di fatto marginale”. Altro problema secondo Paris è legato alle localizzazioni: “Il solo ufficio Affissioni e Pubblicità può approvare in modo autonomo piani di localizzazione degli spazi pubblici, senza che sia previsto il parere obbligatorio e vincolante del Municipio”. Sulle funzioni dei municipi nella attuazione del PRIP, ha continuato Cassone, “Il meccanismo di partecipazione dei municipi previsto dal Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari è lo stesso attuato dall’Amministrazione capitolina per il Piano Regolatore Edilizio e i termini previsti per il parere sono inoltre stati prorogati al 15 aprile proprio per permettere l’esposizione di più completi pareri di competenza”. In conclusione se l’analisi alla base del PRIP è certamente un buon punto di partenza anche per le politiche future, secondo il Presidente del Municipio XI “la politica non ha fatto la sua parte fino in fondo, il PRIP va elaborato meglio perché non incide sulla situazione reale. Non parte nemmeno dalla realtà ma dalla teoria: dai metri quadrati, dalle banche dati non dalla situazione nelle strade”. Dello stesso avviso è anche Paris: “Il PRIP, risulta un documento vuoto nella sua capacità di indirizzo, non proponendo criteri operativi né fissando termini perentori”. Quello che spera la Commissione Commercio di Roma Capitale è un dibattito propositivo. Come spiega Cassone “un parere negativo senza spiegazioni e proposte alternative resta un parere inutile. Anche in questo settore abbiamo ereditato dal centro-sinistra una situazione in cui mancavano quei provvedimenti concreti che invece l’Amministrazione Alemanno sta portando”.

Leonardo Mancini