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Privatizzazione Acea: manifestano i Presidenti dei Municipi di centro sinistra

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Il 3 maggio scorso si è tenuta sotto la sede di Acea in Piazzale Ostiense, una conferenza stampa dei Presidenti degli undici Municipi di centro sinistra della Capitale. La manifestazione è stata indetta per sensibilizzare la popolazione e i dipendenti dell’azienda, ancora a partecipazione pubblica, sulla volontà di privatizzazione di Acea da parte della Giunta Alemanno.

Roma Capitale ad oggi possiede il 51% del pacchetto azionario di Acea ma sembra vicina la cessione del 21%, portando avanti un’opera di privatizzazione in aperto contrasto con le richieste della sinistra romana. Nella conferenza stampa i Presidenti hanno inoltre riferito su come in questi ultimi quattro anni sia sensibilmente calato il valore azionario dell’azienda, riducendo anche il ricavato dell’operazione: la previsione di incasso è di circa duecento milioni di euro. In questa sede è stata anche denunciata indifferenza nei confronti dell’esito referendario per l’acqua bene comune, che ha visto più di 1.200.000 romani esprimersi per l’estromissione dei privati dalla gestione del servizio idrico. Questo avrebbe dovuto comportare per i cittadini una diminuzione del 10-20% in bolletta: quella parte di tariffa che permette di ricavare profitto incidendo sulle tasche dei cittadini. Ma questa di munizione è rimasta sulla carta. Nonostante Acea sia ancora un’azienda a partecipazione pubblica, nessuna azione sarebbe stata intrapresa per adeguarsi all’esito referendario. “Quello che si tenta di fare è riempire il ‘Libro bianco’ – spiega il Presidente del Muncipio XI, Andrea Catarci, riferendosi al libro sui quattro anni di amministrazione Alemanno – con una delle peggiori pagine delle storia delle aziende romane. Acea è sempre stata il fiore all’occhiello delle aziende a partecipazione pubblica, l’azienda che ha fatto quadrare i bilanci comunali garantendo, con il suo patrimonio, gli altri settori della macchina capitolina. Le aziende – continua Catarci – vengono ulteriormente saccheggiate, dopo ‘parentopoli’ vengono utilizzati per una politica di parte e non per il cittadino”. Anche il Sindaco Gianni Alemanno è intervenuto, attraverso un video sul suo blog, in risposta alla manifestazione dei presidenti municipali: “È vergognosa la disinformazione e la demagogia con cui il PD, attraverso migliaia di manifesti abusivi e manifestazioni flop, con 20 persone, si sta muovendo sulla vicenda della vendita del 20% delle quote di Acea detenute da Roma Capitale. Il PD di Roma vuole far dimenticare ai romani che anche loro hanno votato a favore della legge del governo Monti che impone queste privatizzazioni. Quindi da un lato votano leggi in parlamento, dall’altro costruiscono campagne demagogiche e pretestuose sul territorio – continua il Sindaco – La verità è che nessuno sta vendendo l’acqua dei romani, ma semplicemente si sta ottemperando ad una legge dello Stato, che impone alla politica e alle pubbliche amministrazioni di non detenere la maggioranza di società che gestiscono monopolisticamente servizi pubblici ai cittadini, come l’illuminazione pubblica”. La legge citata dal Sindaca si riferisce alla privatizzazione dell’azienda da completare entro il 2015: “non è pensabile che il Sindaco voglia svendere Acea così in anticipo rispetto alla tabella di marcia, solo per procurarsi l’appoggio di certi ambienti nella prossima campagna elettorale – ha continuato il Presidente Catarci – Nei referendum si parlava di una riduzione in bolletta del 10-15% perché non tollerabili i margini di profitto per i gestori che sarebbero dovuti essere pubblici, ma a Roma non è mai avvenuto. I cittadini hanno già visto violati i loro diritti perché in bolletta hanno pagato il 10-15% in più dal luglio dello scorso anno. La popolazione sui servizi pubblici nota e subisce un peggioramento”. Ma il centro destra capitolino è fermo sulla sua decisione di procedere alla privatizzazione dell’azienda, rassicurando i cittadini sul futuro dei servizi idrici della capitale: “L’acqua rimarrà gestita dal pubblico attraverso Acea Ato 2, che distribuisce acqua in tutta la provincia di Roma, mentre con la vendita del 20% delle azioni di Acea si eviterà che questa subisca un grave danno perdendo i contratti di illuminazione pubblica. L’Acea sarà più forte e rimarrà per il 30% in mano al Comune che continuerà ad esercitare tutti i diritti del socio di maggioranza”. Ma quello che viene richiesto dai Presidenti riuniti sotto la sede di Acea è tutt’altro. la rappresentanza municipale, secondo le istituzioni aderenti all’iniziativa, rappresentano l’elemento più prossimo ai cittadini, nonché il più idoneo ad interloquire con le aziende erogatrici di servizi, dovrebbero essere incaricate di forme di controllo e partecipazione pubblica dal basso: “Bisognerebbe ragionare sulla pubblicizzazione dei servizi e quindi anche con quote maggiori al 51%, nonché su forme di controllo e gestione dal basso da affidare ai Municipi. In questo modo si può assicurare la partecipazione dei cittadini, cosa che possono fare solo i Municipi, creando elementi di ottimizzazione della cosa pubblica”. Le richieste dei Presidenti che hanno fatto sentire la loro voce in questi ultimi giorni sono chiare: nessuna vendita delle quote di Acea da parte del Comune di Roma, e nuove forme di partecipazione che coinvolgano i Municipi nella gestione. Vedremo quale risonanza avranno queste richieste, e se l’amministrazione Capitolina reagirà positivamente o continuerà sulla strada della privatizzazione.

 

 


Leonardo Mancini