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RANDAGISMO: FENOMENO DA DEBELLARE. MA COME?

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canerandagio

Il controllo degli animali è un problema che si sta presentando di frequente a Roma, e la stagione estiva si sa non aiuta.
Con riferimento al controllo degli animali, randagismo e abbandoni sono i problemi principali che colpiscono i nostri quartieri, e i veri protagonisti di questa difficoltà sono loro: i cani.

Borgo Somaini, Altamira e Tenuta Massimi, municipi XV e XVI sono le zone più a rischio dove si sono insediati veri e propri branchi di cani. I motivi che portano a questi insediamenti, e alla conseguente pericolosità per i cittadini, sono diversi. Ne abbiamo parlato con il direttore dell’ufficio comunale di Roma per la tutela e il benessere degli animali Bruno Cignini. Un primo motivo che porta al randagismo consiste nel fatto che esistono sul territorio dei campi nomadi che posseggono degli animali ma che non li accudiscono nella maniera adeguata. Sono cani sicuramente di loro proprietà ma lasciati a vagare senza controllo. Si aggiunge a questo la questione riguardante lo sgombero dei campi nomadi, che tra l’altro accade con frequenza negli ultimi tempi. Gli animali che sono di loro “possesso” rimangono sul territorio espropriato, non seguono i padroni nello sgombero. Rimangono così senza mangiare a volte per giorni e senza padrone. Si crea in questo modo il branco che può di conseguenza portare alla pericolosità dell’animale. Proprio nelle zone sopraindicate, Altamira e Borgo Somaini, infatti, c’erano alcuni campi nomadi che sono stati sgomberati e che ora sono di nuovo in formazione. Un secondo motivo, ci spiega il direttore dell’ufficio comunale per la tutela e il benessere degli animali, consiste nel “fattore canile”. Nella maggior parte dei casi nelle zone in cui si creano i branchi, a volte pericolosi a volte no, ci sono dei canili. Nel caso del Municipio XV c’è infatti il canile comunale della Muratella che però non ha sufficienti posti per tenere tutti gli animali che i cittadini vorrebbero lasciare. Non è insomma sufficiente a soddisfare la richiesta dei cittadini. I canili spesso non riescono a rispondere alle richieste, per una questione numerica. “Quando arrivano le persone con i cani – dichiara Bruno Cignini –  cerchiamo di sensibilizzare il cittadino cercando insieme di capire se è veramente necessario lasciare il cane o se si possono trovare delle altre soluzioni. Oppure consigliamo altri posti dove andare a chiedere di poter lasciare il proprio animale. Ma succede purtroppo, e a volte troppo spesso, che la persona che va via non cerca altre alternative ma abbandona il proprio cane all’uscita del canile o poco dopo”. È facile capire che in questo modo si crea un altro branco perché non tutti gli animali abbandonati possono essere presi dal canile. Il terzo motivo “altamente incontrollabile ma siamo convinti in totale buona fede dei cittadini”, afferma il direttore, è dato dalle persone del posto che portano cibo e nutrono questi animali in maniera illimitata. Sebbene sembra insensibile da parte delle autorità consigliare ai cittadini di non cedere alla compassione nei confronti dei cani abbandonati, il direttore dichiara essere meglio in quanto questa linea porta a dei risultati più sani. Sfamandoli incrementano la moltiplicazione incontrollata, e l’abbondanza di cibo non permette di far si che i nostri collaboratori riescano a catturare questi soggetti da curare o da tenere sotto controllo perché ritenuti pericolosi o dannosi per i cittadini. “Esiste un progetto preciso che consiste nel tenere controllati gli animali attraverso la cattura e la sterilizzazione, onde evitare la moltiplicazione smisurata, attraverso la nutrizione adeguata e il controllo di malattie”. Dopodiché vengono creati dei punti dove vengono costantemente cibati e controllati. Questo viene fatto in modo che restino sempre negli stessi punti di aggregazione anche quando vengono liberati. Dopo questo iter alcuni ritenuti pericolosi o malati o potenzialmente tali vengono trattenuti nelle strutture apposite (per esempio canili), e gli altri vengono rilasciati sul territorio sempre sotto controllo. Il cane che viene rilasciato sul territorio viene chiamato oggi “cane libero accudito in carico al comune di Roma”. Questo progetto che va avanti da alcuni anni in diverse zone di Roma ha come obiettivo la riduzione numerica dei cani sul territorio attraverso l’abolizione, ma anche attraverso la sensibilizzazione, dei fattori che sono stati citati e che si è capito con l’esperienza e lo studio essere i principali. Problemi analoghi infatti si sono riscontrati nella zona di Centocelle e Valco S.Paolo per esempio. Tutti hanno portato alla risoluzione di questi tre fattori che portano al fenomeno del randagismo. Si può dire che nel corso degli anni è stato fatto un vero e proprio studio delle cause e degli effetti da parte dell’ufficio della tutela e del benessere degli animali. Un filo conduttore di fattori che ha portato sempre più consapevolezza da parte delle istituzioni che hanno il compito di portare avanti il progetto per combattere il randagismo.

 

Marzia Lazzerini

Urloweb.com