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Registro delle Unioni Civili: cosa ne pensano i Municipi di Roma sud?

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Un’indagine tra i nostri Municipi sul fenomeno del Registro delle Unioni Civili: centro-destra e centro-sinistra non trovano un punto di raccordo.

La famiglia tradizionale, quella formata da un uomo, una donna e potenzialmente dai figli, concepita all’interno del sacramento religioso del matrimonio, o esclusivamente nella sua accezione civile, ha subito una mutazione incredibile negli ultimi anni. Non è stata scalfita e non è stata posta in secondo piano, ma certamente il panorama delle unioni non è più dettato da quell’unico e indissolubile vincolo che sancisce la decisione di due persone di sesso opposto di vivere la propria esistenza insieme e di formare un nucleo famigliare. Infatti, ad oggi esistono tantissime altre unioni, le cosiddette “coppie di fatto”, di varia forma e natura, che costituiscono una realtà importante e imponente sul panorama nazionale, numericamente e socialmente, e che ad oggi ancora non trovano alcuna forma di tutela. Sono quelle coppie costituite da due persone dello stesso sesso, o di sesso opposto, che hanno deciso di non contrattualizzare nel matrimonio la loro unione (almeno nel secondo caso, nel primo non ci si può ancora porre il problema) ma di essere vincolate comunque da un rapporto affettivo, economico e di assistenza reciproca, proprio come le persone sposate. Ma sono anche quelle coppie che non possono sposarsi, pur volendo, come ad esempio chi ha in corso un divorzio. 

Alcuni dei Municipi del Comune di Roma, capitanati dal centro-sinistra, si sono mossi nell’attivazione dei Registri delle Unioni Civili, un’iniziativa di valore perlopiù simbolico, in cui si possono iscrivere le coppie, anche dello stesso sesso, che vogliono riconoscere ufficialmente il loro legame fatto di vincoli affettivi, economici, di mutua assistenza e solidarietà, che vadano oltre il matrimonio. Altri, invece, di centro-destra, restano fermamente contrari alla loro attivazione. Nei nostri Municipi (XI, XII, XV e XVI), infatti, le cose sono andate proprio così. 

A fine novembre, nel Municipio XI si sono svolte le prime celebrazioni, due omosessuali e due eterosessuali, con grande soddisfazione del suo Presidente, Andrea Catarci: “Per noi l’allargamento dei diritti civili è un obiettivo che abbiamo perseguito nel tempo con varie iniziative. Secondo le ultime statistiche esistono ben 900mila coppie di fatto in Italia, e secondo il Censis si stimano 6 milioni di famiglie atipiche, che coinvolgono circa 12 milioni di individui. La realtà e le esigenze evolvono – ha continuato Catarci – e così dovrebbe fare la legislazione. Questa iniziativa è un’opportunità concreta per i cittadini del nostro Municipio di avere un atto pubblico in cui riconoscersi giuridicamente, e in secondo luogo rappresenta un’azione di denuncia ai vari parlamenti italiani che si sono susseguiti nel tempo e che non hanno mai affrontato la questione”. 

Una visione totalmente opposta è quella del Capogruppo Pdl al Municipio XI, Simone Foglio, che rivendica l’importanza della famiglia tradizionale, in quanto “unico pilastro della nostra società, basata sull’unione tra un uomo e una donna. Le cerimonie avvenute sono prive di alcun valore giuridico e sono utili solamente ad ottenere le prime pagine di qualche quotidiano”. 

A inizio dicembre un altro Municipio di centro-sinistra, il XVI, ha inaugurato i suoi Registri delle Unioni Civili. Anche in questo caso la spaccatura tra maggioranza e opposizione è netta. Sara Graziani, Assessore alle Politiche Sociali, ha espresso la sua soddisfazione per l’istituzione dei Registri. Con la consapevolezza “della necessità che il tema venga affrontato il prima possibile dalla legge di Stato, il Municipio dà un segnale importante e segna una svolta che tiene conto delle realtà già esistenti e dei diritti da garantire”. Ma l’opposizione, anche in questo caso, rimarca sia l’inutilità di tale documento, sia una manipolazione politica della delicata questione: “Il Registro delle Unioni Civili ha un valore equiparabile alla carta straccia – dichiara in una nota Marco Giudici, Consigliere Pdl – Trovo scandaloso, inoltre, che in un momento di grave difficoltà economica e di carenza di personale, vengano dissipate risorse e distratti impiegati per attività inutili. La macchina burocratica è già lenta e non ha bisogno di essere frenata ulteriormente”. 

Uno dei problemi lamentati dal centro-destra è proprio un dispendio di risorse per un provvedimento che non ha valenza legislativa. Dello stesso parere è Augusto Santori, Consigliere Pdl al Municipio XV, dove è stato approvato il Registro e si è in attesa della sua attivazione nei prossimi mesi: “Questo registro porterà via risorse umane e strutturali, in un momento in cui dovrebbero essere impiegate in qualcosa di più concreto. Il Registro è una materia di esclusiva normativa di ambito nazionale, quello dei municipi è simbolico e non dà alcun tipo di beneficio. Tra l’altro denunciamo che nei municipi dov’è stato istituito non ci siano stati grandi risultati, a quanto ci risulta, tanto che ogni iscrizione diventa una notizia. È probabile che le stesse coppie di fatto abbiano compreso che tutto questo è più una presa in giro che altro”. Ma, all’opposto, il grande valore simbolico del Registro è visto da Gianni Paris, Presidente del Municipio XV, come una scelta di civiltà: “Penso che fornire le stesse opportunità e tutele sociali alle persone che scelgono modalità di convivenza basate sull’affetto e sulla solidarietà, senza contrarre matrimonio, costituisca una scelta di civiltà ormai inevitabile. Per fare questo occorre sconfiggere il pregiudizio e abbattere la cultura della discriminazione. Noi lavoreremo in questo senso e non solo per i cittadini del XV Municipio, ma anche dell’intera città di Roma”. 

È chiaro, quindi, che nei municipi di centro-sinistra l’istituzione dei Registri delle Unioni Civili è stata acclamata come una potenzialità di cambiamento, oltre che una piccola battaglia vinta sui diritti delle coppie di fatto. Un passo avanti, anche se simbolico, sul loro riconoscimento. 

Nel Municipio XII, guidato dal centro-destra, la situazione invece è stazionaria. Nonostante qualche mese fa ci sia stata una proposta in Consiglio da parte dell’opposizione, essa è stata sonoramente bocciata dalla maggioranza. “La natura del contendere – racconta Matilde Spadaro, Consigliere Sinistra Arcobaleno – fu per le coppie omosessuali, e per questo motivo ci fu la bocciatura. Ritengo che i Registri vadano realizzati, ma a prescindere dalla mia opinione personale ci vuole sicuramente un discorso più ampio su di essi, perché riguarda la quotidianità ed è importante per tantissime persone”. In una nota congiunta del Presidente del Municipio XII, Pasquale Calzetta, e del Capogruppo Pdl, Massimiliano De Iuliis, si leggono anche altre motivazioni di contrarietà: “Si tratta di una materia di competenza statale. Senza una normativa a livello nazionale qualsiasi atto delle amministrazioni locali non avrebbe validità. Per questo la proposta avanzata appare allo stato attuale come uno strumento di politica demagogica, che di fatto nulla cambierebbe nella sostanza delle cose. Peraltro il testo proposto presenta aspetti di ambiguità: parla di unioni civili come un insieme di persone coabitanti da vincoli affettivi, definizione alquanto generica, che non consente una lettura univoca e puntuale, e che pertanto creerebbe enorme confusione con conseguente difficoltà di gestione dal punto di vista amministrativo”.

La situazione appare chiara. Ma la riflessione di fondo, di fatto, è più ampia: con la società che evolve, è giusto non considerare neanche la possibilità di rivedere le leggi che la regolano? 

Serena Savelli

 

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