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Rifiuti Roma: i dati sulla differenziata e la coperta corta

L'Ama punta al ribasso: nel 2020 differenziata al 55%, mentre l'amministrazione prometteva il 67%

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ROMA – Il 21 gennaio scorso il Cda dell’Ama ha approvato le linee guida del nuovo Piano Industriale. L’intento, spiega una nota dell’azienda, è quello di “posizionarsi come operatore industriale di riferimento nazionale per l’Economia Circolare: da mero raccoglitore di rifiuti a produttore di materie prime seconde”. Ma qualcosa sui dati di previsione del livello di raccolta differenziata non sembra tornare.

LE LINEE GUIDA – Nelle linee guida si guarda all’incremento dei “servizi di igiene urbana”, ad una “decisa accelerazione della raccolta differenziata domiciliare”, alla “rimodulazione della raccolta stradale” oltre che ad un nuovo assetto organizzativo rimodulato in strutture di area, le cosiddette ‘Ama di Municipio‘. Inoltre non si nega che già prima dell’incendio del Tmb del Salario, gli impianti nella Capitale non arrivavano a coprire il 25% del fabbisogno. Così si punta alla realizzazione di ben 13 nuovi impianti: “3 impianti per il trattamento degli scarti organici, 3 per il trattamento di plastica e metalli, 2 fabbriche dei materiali in sostituzione dei TMB, 4 per materiali specifici (RAEE, terre di spazzamento,  materassi, pannolini) e 1 per la vetrificazione degli scarti di trattamento”. Il tutto per circa 880mila tonnellate annuali di rifiuti da gestire.

I DATI SULLA DIFFERENZIATA – Sempre a quanto riportato dall’azienda, “attraverso la raccolta differenziata, inoltre, entro i prossimi cinque anni si punta ad intercettare quasi 500mila tonnellate in più di materiali da avviare a riciclo”. Ma proprio nei dati sulla differenziata ci sarebbero delle discrepanze tra quanto messo nero su bianco dall’azienda e quanto promesso dall’amministrazione capitolina. Infatti la previsione della percentuale di raccolta differenziata fatta da Ama per il 2020 sarebbe inferiore di 12 punti rispetto a quanto proposto dal piano di gestione dei rifiuti della Giunta Raggi (varato nel marzo del 2017). Nel piano dei penta-stellati il tetto per il 2021 sarebbe stato del 70% di rifiuti indifferenziati. Per arrivare a questo risultato si sarebbe passati per alcuni obiettivi intermedi (già disattesi di circa dieci punti). Nel 2018 ci si sarebbe dovuti attestare al 55%, nel 2019 al 65% e al 67% nel 2020. Ma la realtà disegnata da Ama nelle Linee Guida approvate dal Cda sembra essere tutt’altra. Infatti per il 2019 si guarda ad un incremento di soli 5 punti percentuali, arrivando così al 50% (15 punti sotto quanto previsto dall’amministrazione), per poi toccare il 55% nel 2020. L’obiettivo del 70% nel 2021 (che sarebbe comunque stato inserito nelle linee guida) sembra piuttosto difficile da raggiungere. Evidentemente la speranza è che in questi anni le misure messe in atto (come ad esempio la realizzazione di alcuni dei 13 impianti previsti) possano fare la differenza.

LA COPERTA CORTA – Naturalmente davanti a queste percentuali di raccolta non si può non pensare alle difficoltà che l’azienda avrà nell’ampliamento del sistema di raccolta senza i dovuti investimenti in termini di personale e mezzi. Con il nuovo piano varato dalla Giunta Capitolina nel corso del 2018 si sono aggiunte delle zone a quelle già servite dal porta a porta e dalla raccolta condominiale. L’innalzamento del numero di queste utenze, così come di quelle non domestiche, non ha però portato un miglioramento nelle percentuali di raccolta. Salite di pochissimo o comunque ferme al palo rispetto alle previsioni e alle promesse della campagna elettorale (come appena visto). Il motivo di questa discrepanza tra l’aumento delle utenze coinvolte nella raccolta porta a porta e la percentuale di differenziata che non decolla, si può spiegare solo con l’esempio della coperta corta. Per quanto questa venga tirata (senza investimenti su personale e mezzi) non riuscirà comunque a coprire l’intera città e qualche zona resterà scoperta. Questo è vero soprattutto se ci si chiede come mai non tutte le zone di Roma siano servite dal porta a porta. La risposta è semplice: al momento non è possibile. Questo perché parliamo di un sistema di raccolta molto più costoso, che va comunque portato a termine in tempi celeri per evitare accumuli di immondizia fuori dalla porta di casa dei cittadini. Per fare questo, in assenza di assunzioni e investimenti, non si può fare altro che ridistribuire personale e mezzi in direzione delle zone di Roma dove questo servizio è presente. Inoltre non si possono di certo lasciare scoperte le strade dello shopping oppure il centro turistico di Roma. Così in questo frangente entra in gioco la coperta corta, che lascia scoperte le zone periferiche dove ancora non c’è porta a porta e dove i turisti arrivano solo per sbaglio, creando ritardi e accumuli di rifiuti.

Leonardo Mancini


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