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Roma Capitale dell’antirazzismo e del rispetto per la donna

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Le iniziative della Presidenza dell’Assemblea Capitolina contro l’antisemitismo negli stadi e le celebrazioni dell’8 marzo con le volontarie di Telefono Rosa

Il 2 marzo scorso, in funzione del derby di domenica 4 marzo, assieme all’assessore alle Relazioni Istituzionali della Comunità Ebraica di Roma Ruben Della Rocca, ho avuto il piacere di presentare in Campidoglio l’iniziativa “Roma&Lazio contro il razzismo e l’antisemitismo”, a cui hanno partecipato anche i dirigenti della A.S. Roma e S.S. Lazio Walter Sabatini e Igli Tare, e i due giocatori Fabio Simplicio e Cristian Brocchi. Un’occasione come quella del derby è “ghiotta” per lanciare messaggi importanti, basti pensare che da quando esistono le rilevazioni dell’Auditel, ovvero dal 1986, le prime 39 posizioni dei programmi più visti sono partite di calcio. Lanciare un messaggio attraverso il derby Roma-Lazio, significa quindi dargli una risonanza di respiro internazionale. In un passato non molto lontano milioni di persone hanno perso la vita e la dignità a causa dell’antisemitismo e del razzismo, alla luce di quella tragedia sembra ancora più assurdo che oggi, nel 2012, ci sia ancora la necessità di abbattere pregiudizi e stereotipi che spesso si traducono in discriminazione e atti di violenza. Anche la scelta della location non è stata un caso, infatti, in Campidoglio appena si entra c’è una targa che recita: “A ricordo dei dipendenti comunali licenziati in quanto ebrei, in seguito alle leggi razziali del 1938”. Sempre in merito alla lotta di Roma Capitale all’antisemitismo l’Assemblea ha votato a favore dell’intitolazione della stazione Tiburtina al “16 ottobre 1943”, giorno della deportazione degli ebrei del ghetto di Roma. La cosa grave è che nei cori la parola “ebreo” viene adoperata come insulto, persone di religione ebraica sono costrette a sentire dai loro compagni di curva simili offese. Così come accadeva al fratello di Paparelli, lui romanista, costretto a sentire “10, 100, 1000 Paparelli”. Un altro messaggio che abbiamo voluto lanciare è che dobbiamo sostituire il culto del nemico con la cultura dell’avversario, e cioè con il rispetto dell’avversario, sostituendo questi stupidi insulti con sfottò creativi e ironici. Purtroppo durante la partita gli avvenimenti non sono andati come ci aspettavamo, infatti, pur non pensando che sarebbe bastata una maglietta a sconfiggere il razzismo negli stadi, abbiamo ascoltato vergognosi cori contro Juan. Ho deciso di pubblicare il giorno dopo la foto del difensore giallorosso sul profilo Twitter dell’Assemblea Capitolina con la scritta “Siamo tutti Juan”, per provare a dare un altro segnale e per testimoniare solidarietà al giocatore brasiliano. Quello che è accaduto domenica è l’ennesima brutta pagina scritta nella storia del calcio. Pagine che confermano come gli uomini, quando si sentono parte del branco, perdono totalmente il senso della civiltà. Lo spirito di emulazione porta alla mancanza di coscienza individuale. Non è solo l’insulto che va condannato ma anche la reazione (debole) che i giocatori hanno dimostrato. Il richiamo dell’arbitro volto a sollecitare un intervento da parte del capitano della Lazio dimostra quanto questa vergogna stia diventando abitudine, ma il problema è trasversale. Unica nota positiva la reazione di Juan: un uomo solo che si gira verso la curva e a testa alta decide di non farsi intimidire, è la migliore dimostrazione di superiorità. Guardandoli negli occhi ha sfidato l’ignoranza, vincendo il suo derby personale.
Capitolo a parte ma non meno degno di attenzione è la misoginia, altro male da estirpare dalle coscienze. Proprio per questo sono stato ben contento di ospitare l’8 marzo in aula Giulio Cesare una delegazione di studenti e le volontarie del Telefono Rosa. Mi sono sentito davvero onorato di essere coinvolto in questo progetto che ha visto l’impegno delle volontarie e degli studenti. È passato più di un secolo dalle rivendicazioni sindacali e politiche che hanno portato all’istituzione dell’8 marzo come giornata delle donne, però, i problemi legati alle discriminazioni di genere e alle pari opportunità sono ancora ben lontani dall’essere risolti. In particolare ciò che mi preoccupa è l’ondata di violenza contro le donne che non sembra placarsi. Ogni giorno è una mattanza di mogli, compagne, madri di figli contesi: è qualcosa di inaccettabile in Italia e in qualsiasi angolo del mondo. Da padre, marito, fratello e figlio vorrei vivere in un mondo che rispetta le donne, che le gratifica, un mondo che le accompagna nel difficile tentativo di conciliare il ruolo di madri e lavoratrici. Non posso non lodare il compito di Telefono Rosa, dove ogni anno decine di professioniste mettono a disposizione le loro competenze per aiutare altre centinaia di donne. Una lotta continua e costante contro le violenze fisiche e psicologiche contro le piaghe dello stalking, del mobbing e delle dimissioni in bianco. Un’altra parte per niente marginale del lavoro di Telefono Rosa è la lotta al bullismo, di cui ci siamo occupati anche presso la Presidenza dell’Assemblea Capitolina. La presenza delle associazioni presso le scuole, con progetti come quello promosso da Telefono Rosa sono fondamentali per la crescita morale dei ragazzi. Scuola, sport, volontariato all’insegna dell’etica contro qualsiasi tipo di pregiudizio, questo è ciò che auspico per il bene delle generazioni future.