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Roma: sui monumenti chiusi il Governo attacca i Sindacati

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Franceschini: “La misura è colma”. Cgil, Cisl e Uil verso ipotesi di sciopero

I MONUMENTI CHIUSI – “La misura è colma. Ora basta”. È con queste parole che il Ministro Franceschini ha commentato la chiusura del Colosseo, del Foro Romano e Palatino, delle Terme di Diocleziano e di Ostia Antica, fino alle 11.30. Motivo di questa apertura tardiva una riunione indetta dalle sigle sindacali convocata per discutere del mancato pagamento delle indennità e degli straordinari, oltre che della necessità di avviare una trattativa per il rinnovo del contratto del settore.

DAL MINISTERO – “Proprio nel momento in cui la tutela e la valorizzazione dei beni culturali sono tornate dopo anni al centro dell’azione di governo – ha poi continuato Franceschini in una nota del MiBACT – proprio mentre i dati del turismo sono tornati straordinariamente positivi, proprio mentre Expo e Giubileo portano ancora di più l’attenzione del mondo sull’Italia, proprio mentre io sono come ministro impegnato nelle discussioni preparatorie per la legge di stabilità a cercare di portare più risorse per la cultura e per il personale del ministero, una nuova assemblea sindacale, questa volta al Colosseo a ai più importanti siti archeologici di Roma, fa restare turisti in fila davanti agli occhi di tutto il mondo”.

NUOVE NORME IN CDM – Lo scontro potrebbe continuare nelle prossime ore, con il Ministro Franceschini che ha fatto sapere di aver concordato con il Presidente Renzi che “al Consiglio dei Ministri di questo pomeriggio proporrò una modifica legislativa che consenta di inserire anche i Musei e i luoghi della cultura aperti al pubblico tra i servizi pubblici essenziali”. Anche la posizione del Premier non si è fatta attendere. Renzi con un Tweet afferma: “Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l’Italia. Oggi decreto legge #colosseo #lavoltabuona”.

L’IPOTESI DI SCIOPERO – L’assemblea di oggi ha ritardato di tre ore l’apertura di alcuni importanti monumenti, ma sui temi trattati Cgil, Cisl e Uil non intendono mollare la presa e replicano ipotizzando uno sciopero generale sulla vertenza beni culturali.

LeMa