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Sanita’ romana al collasso. Facciamo il punto della situazione

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Pesanti le ripercussioni del piano di rientro sanitario sui centri del territorio. È polemica

ROMA – La Regione Lazio è al collasso, tra un debito di svariati milioni di euro e un Piano di rientro sanitario che penalizza molti dei centri del territorio. Ad inizio aprile il Governo ha detto la sua: stop ai finanziamenti fino alla fine di giugno, quando si riunirà nuovamente il Tavolo di tecnici che avrà il compito di giudicare l’operato della Presidente Polverini. La decisione è stata presa successivamente alla valutazione degli effetti delle manovre di rientro dal deficit giudicate insufficienti, valutazione che, come già sospettato ci dicono dal gruppo Pd della Regione, ha portato ad un “commissariamento della commissaria alla sanità” sul cui operato adesso dovranno vigilare due sub-commissari. È proprio Esterino Montino, Capogruppo Pd alla Regione Lazio che, dopo la diffusione di foto “scandalo” ritraenti alcuni reparti dei nosocomi della Regione, denuncia: “L’ordinaria situazione degli ospedali romani è il caos. Sono in stato di agitazione medici e infermieri del S. Camillo, Policlinico Umberto I, Gemelli, Idi-S. Carlo, Ares 118, Agenzia di Sanità Pubblica”. Montino parla di strutture al collasso e di degrado, incolpando la Presidente Polverini: “Due anni dopo gli ospedali dismessi versano in condizioni di totale abbandono, come testimonia il degrado in cui si trova il Cto e il depotenziamento del S. Spirito. Ed anche i conti non tornano. Abbiamo un deficit di 870 milioni ed un sistema allo sbando”.
Diversa la posizione di Maurizio Buonincontro (Pdl), Consigliere Pdl Municipio XI, e Gianfranco Gatti, Consigliere regionale (Lista Polverini), che puntano il dito contro la precedente Giunta, ritenuta responsabile del forte debito ereditato: “Il Piano di Marrazzo prevedeva un taglio di 128 posti-letto per il Cto e di 40 per il S. Eugenio e allora nessuno di quelli che oggi richiamano alla mobilitazione ha protestato. Il Pronto Soccorso del S. Eugenio è in fase di riqualificazione finalizzata a migliorare la ricezione degli utenti”. “Sottolineo agli autorevoli esponenti della Sinistra – continua Buonincontro – che il loro ex-presidente avrebbe eliminato del tutto il Pronto Soccorso del Cto mentre la Polverini lo ha mantenuto e specializzato in Pronto Soccorso Chirurgico Ortopedico, conservandone l’utilità per la popolazione”.
Intanto le polemiche continuano, sempre di più i lavoratori in protesta e gli ospedali in agitazione. Pronto soccorso intasati, reparti chiusi e riduzione drastica dei posti letto. A farne le spese i cittadini e il diritto alla salute. E il disappunto degli utenti è evidente se si guarda ai dati diffusi da Cittadinanza attiva nell’ultimo Pit della Salute (relativo al 2011). Il documento, che registra l’opinione della cittadinanza in fatto di sanità regionale, mette in evidenza i temi più scottanti, ma ciò che spicca di più è l’aumento vertiginoso di lamentele sui problemi dei pronto soccorso che registra un aumento di 10 punti percentuali rispetto al 2010.
Ma qual è la situazione dei maggiori centri del territorio? Il Ps del Cto continua a rimanere chiuso all’ingresso delle ambulanze, il Punto di Primo Intervento gestisce i codici meno gravi, per tutto il resto il paziente è dirottato al punto di emergenza più vicino e in più il numero di posti letto è stato drasticamente ridotto (da oltre 400 a poco più di 100). La situazione in cui versa il Cto è appesa a un filo, dice la Cgil. Attualmente, come molte delle Aziende Sanitarie della Regione, il Cto è privo di atto aziendale, il che determina un’instabilità enorme. Il 6 giugno, in una riunione, il dott. Antonio Paone, Direttore generale della Asl Roma C, ha presentato ai sindacati l’atto aziendale, che dovrà ora essere approvato dalla Regione e che la Cgil saluta con soddisfazione poiché è “evidente lo sforzo effettuato per preservare il più possibile il Cto”. Tra i tanti provvedimenti, la trasformazione di 14 UOC (Unità operative complesse) in UOS (Unità operative semplici), fatto questo che scongiura l’eliminazione delle unità o il loro accorpamento a quelle del S. Eugenio (come è già successo per la cardiologia). La Cgil, di questo, si dichiara soddisfatta perché vengono mantenuti i servizi per il cittadino.
Immobile la situazione dell’IRCCS S. Lucia che continua la sua lotta alla sopravvivenza seguitando a coprirsi di debiti con banche e fornitori (circa 100 milioni di euro ndr) pur di portare avanti l’attività del centro. La questione è stata affrontata anche in Senato dove è bipartisan la richiesta di aiuto per un istituto riconosciuto come un’eccellenza e un punto di riferimento per Roma, il Lazio e tutto il centro sud. Il Ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha dibattuto a lungo della questione riconoscendo il valore della Fondazione. In merito alle parole del Ministro i vertici del S. Lucia hanno espresso gratitudine ma anche volontà di effettuare un approfondimento relativamente alle affermazioni di Balduzzi basate, ci dicono, su dati forniti dalla Regione Lazio e sulle quali il S. Lucia si dice disponibile ad un confronto pubblico. Ciò che resta è che l’istituto è ogni mese in difficoltà per il pagamento degli stipendi; i fondi vengono attualmente anticipati da una banca che anticipa i crediti per la Regione. Lo stratagemma però – ci dice Luigi Amadio, direttore generale del S. Lucia – si potrebbe rivelare pericoloso: nel caso in cui la Regione non saldasse il suo debito entro i termini stabiliti, gli interessi che matureranno saranno a carico della Fondazione che subirà ulteriori ripercussioni su una situazione già drammatica. Per il S. Lucia si è parlato anche di una convenzione con l’Inail, ancora non ufficializzata da un documento scritto, che potrebbe portare all’istituto un extrabudget importante per la sua sopravvivenza.
Anche il Cto potrebbe stipulare una convenzione con l’Inail che aveva manifestato l’interesse di occupare metà dei locali e circa 40 posti letto del nosocomio. Durante l’incontro del 6 giugno però è stato comunicato che ancora nessun accordo è stato firmato in merito e la situazione risulta ancora in alto mare, ci dicono dalla Cgil. Della fragile situazione in cui versa il Cto ha parlato Antonio Bertolini, consigliere Pd e delegato alla Sanità del Municipio XI: “A distanza di mesi dall’incontro pubblico avuto con il Direttore Generale, in sede di Consulta Socio Sanitaria aperta alla cittadinanza, si registra come la situazione dei servizi sanitari territoriali e l’accessibilità alle cure per i cittadini del Municipio Roma XI non sia minimamente migliorata”. Il consigliere parla della riduzione dei posti letto subita dal Cto e seguita dicendo: “Si registra il continuo interesse per l’Ospedale S. Eugenio a discapito del Cto, in attesa ormai infinita di scelte sul suo futuro e dell’accordo con l’Inail”.
Per completare il quadro un accenno è di dovere anche alla Asl di via Pascarella che ha definitivamente chiuso i battenti. Al momento in cui scriviamo è ancora in corso il trasferimento gli ambulatori nei nuovi locali della Croce Rossa a via Ramazzini; intanto gli appuntamenti sono stati cancellati e dove possibile ridistribuiti presso altri presidi del distretto sanitario. Finché non verrà riaperto il Cup presso la struttura i lavori non potranno riprendere a pieno regime: questa operazione – dice la dottoressa Simonetta Casile, direttore del distretto sanitario del Municipio XVI della Asl Roma D – dovrebbe essere portata a compimento a breve (metà giugno); a quel punto il Poliambulatorio dovrebbe riprendere a pieno ritmo la sua attività. In merito alle richieste di trasferimento del presidio all’interno dei locali inutilizzati del Forlanini ancora non si conoscono le risposte; l’opzione rimane un’ipotesi ma per ora la strada percorsa è quella di via Ramazzini.

 

Anna Paola Tortora