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Sei anni del Nuovo Stadio della Roma

Un lungo iter partito nel 2012, tra stop e accelerazioni

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Tratto da Urlo n.159 Luglio 2018

ROMA – L’idea di un Nuovo Stadio della Roma ha ormai compiuto sei anni, ma il percorso di questo progetto è stato segnato da parecchi colpi di scena. Si parte in ere diverse sia per la AS Roma che per il Campidoglio. Pallotta non era ancora ai vertici della società e al Comune di Roma il Sindaco era Gianni Alemanno.

I PRIMI PASSI – Nel 2012 (15 marzo) la società giallorossa dà l’incarico a una società esterna (la Cushman & Wakefield) di individuare l’area più adatta alla realizzazione dell’impianto. A dicembre viene firmato l’accordo tra Pallotta e Parnasi sull’individuazione di Tor di Valle. Nel giugno dell’anno successivo, invece, arriva la cessione dei terreni alla Eurnova da parte della Sais. Passano pochi giorni e a Palazzo Senatorio arriva Ignazio Marino. Nel dicembre si approva la Legge sugli Stadi, mentre a marzo 2014 (a due anni dall’inizio di questo iter) viene ufficialmente presentato il progetto sull’area di Tor di Valle.

IL PUBBLICO INTERESSE – Il 22 dicembre 2014 il Campidoglio vara la Delibera di pubblico interesse, quella che contiene al suo interno l’indicazione (mai modificata) sul 50% degli spettatori che sarebbero dovuti arrivare allo Stadio con i mezzi pubblici. Parte così la Conferenza di Servizi, su un progetto da 1 milione e 100mila metri cubi di cemento: lo Stadio (solo il 15% del progetto) un business park e le tre torri. Una valanga di cemento che però portava con sé l’indicazione di alcune importanti (indispensabili) opere pubbliche: il Ponte di Traiano (ora non più previsto e forse in futuro finanziato direttamente dal Governo), l’allargamento di via Ostiense e via del Mare nel tratto di Tor di Valle. Un costo totale di 611 milioni di euro (con 270 milioni di opere pubbliche, coperte dal privato per circa 50 milioni).

LE MODIFICHE AL PROGETTO – Il progetto subisce però non poche modifiche. A metterci le mani è l’amministrazione Marino con l’Assessore all’Urbanistica capitolino Giovanni Caudo (ora Minisindaco del Municipio III). Si abbassano i metri cubi di cemento che scendono a 974mila. Il costo delle opere pubbliche aumenta e arriva a 495 milioni (195 per quelle dichiarate di interesse pubblico) e un costo totale che si aggira attorno ai 1,7 miliardi di euro. Si aggiunge l’adeguamento delle strade fino a viale Marconi, gli svincoli autostradali del Ponte di Traiano e 50 milioni per il fioccamento della Metro B con la nuova stazione di Tor di Valle, oltre al ponte ciclopedonale dalla stazione Fs di Magliana e la sistemazione dei Fossi di Vallerano e di Acqua Acetosa. Una prima bozza del progetto (giugno 2015) viene respinta perché considerata carente. Ma il 31 ottobre 2015, con la sfilata dei Consiglieri dem dal notaio, cade il Sindaco Marino.

L’AMMINISTRAZIONE RAGGI – La Capitale è commissariata dal Prefetto Tronca che sullo Stadio (come per altre questioni) preferisce non intervenire e rimandare tutto alla nuova inquilina del Campidoglio, la Sindaca del M5S Virginia Raggi, eletta il 22 giugno del 2016 (ma intanto il 31 maggio i proponenti avevano già depositato un nuovo progetto nella sua versione definitiva). Ora l’urbanistica Capitolina e (in un primo momento) il dossier Stadio sono nelle mani dell’Assessore Paolo Berdini, da sempre contrario all’intervento sull’area di Tor di Valle. Il 12 settembre parte la Conferenza di Servizi decisoria in Regione. Intanto arrivano le dimissioni dell’Assessore Berdini, il nuovo progetto concordato tra Campidoglio e Proponenti, la vicenda del vincolo della Soprintendenza sugli spalti dell’ex Ippodromo e l’approvazione della nuova Delibera di Interesse Pubblico dell’Amministrazione Raggi, mentre il 5 aprile la Conferenza di Servizi si chiude con un esito negativo.

IL RISCHIO DI STOP – Intanto il progetto cambia. Lo ‘Stadio fatto bene’ dell’Amministrazione Raggi non ha più le torri, ma nemmeno tanta parte delle opere pubbliche previste, come il Ponte di Traiano e i fondi da destinare ai trasporti pubblici (Metro B o Roma-Lido). Qui si inserisce la figura di Lanzalone, l’avvocato che prende in mano il dossier Stadio evitando, assieme all’Assessore regionale Civita, che l’iter decisorio debba necessariamente ripartire da zero. Ci si blocca per circa 3 mesi prima di archiviare definitivamente la Conferenza. In questo lasso di tempo si aspetta il termine dei ricorsi sul vincolo della Soprintendenza, e l’Amministrazione Raggi, assieme ai proponenti, hanno il tempo di rivedere le tavole del progetto, che questa volta può andare verso l’ok (seppure con delle riserve) da parte della Conferenza di Servizi nel dicembre dello scorso anno.

Leonardo Mancini