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Tra chiusure e manutenzioni si avvicina un periodo difficile per il sistema rifiuti

A fine giugno lo stop alla trasferenza a Ponte Malnome, mentre gli impianti di Malagrotta si avviano alla manutenzione

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RIFIUTI – Passate le settimane di festività e di lunghi ponti, pian piano rientrano anche le difficoltà nello smaltimento dei rifiuti nella Capitale. In ogni caso dal Campidoglio si guarda già alle prossime settimane come decisive per evitare una nuova emergenza rifiuti nei mesi estivi.

PONTE MALNOME – I motivi della paventata emergenza sono riconducibili alle difficoltà del sistema rese palesi dagli incendi del TMB (impianto di Trattamento Meccanico Biologico) Salario prima e di quello di Rocca Cencia poi. La Capitale si è trovata con una capacità di trattamento dei rifiuti assolutamente ridotta, senza contare l’aver perso il TMB Salario come “sito di trasferenza”. Il problema infatti sul breve periodo sarà proprio questo. Per superare il carattere emergenziale, il Campidoglio ha scelto il sito di Ponte Malnome come luogo per scaricare provvisoriamente i rifiuti in attesa che questi vengano trasferiti in inceneritori e impianti di trattamento fuori dal Lazio. Una misura che, seppur emergenziale, è stata mal digerita dai cittadini della Valle Galeria e dalla politica locale. Tanto che dal Campidoglio difficilmente si procederà a prorogare i 180 giorni di questa misura che scadranno il 30 giugno prossimo.

LE ALTERNATIVE  – A fine giugno i camion dell’Ama dovranno scaricare i rifiuti altrove, oppure si rischierà un nuovo rallentamento nel ritiro con il conseguente accumulo nelle strade della Capitale. Così in Campidoglio al momento si stanno studiando alcune alternative, tra queste ci sarebbe l’area di Rocca Cencia, dove è già presente il Tmb dell’Ama. In particolare si parlerebbe di uno spazio privato nelle immediate vicinanze del sito. Altro luogo indicato sarebbe al confine con Guidonia, mentre, se ci fosse spazio, anche il piazzale tra i tritovagliatori di Malagrotta potrebbe tornare in auge. Naturalmente scegliere la vecchia discarica di Roma come sito per la trasferenza farebbe indignare non poco i cittadini della Valle Galeria, con una decisione (sulla quale servirebbe comunque l’avallo del Commissario) che avrebbe il sapore della presa in giro.

I SITI SUL LUNGO PERIODO – Se entro giugno è necessario trovare un sito che sostituisca Ponte Malnome, entro dicembre il Campidoglio vorrebbe individuare ben quattro aree, mentre per il 2020 il conto dovrebbe salire a 10 mini-distretti. Lo scopo di questo piano è sicuramente quello di gestire più capillarmente la raccolta, con percorsi più brevi e mirati da far compiere agli operatori dell’Ama. Naturalmente non si può mancare di ricordare che da metà maggio 500 tonnellate di rifiuti al giorno non potranno essere trattate dai TMB di Malagrotta. Questi impianti, infatti, fino al mese di settembre, saranno sottoposti a una manutenzione.

LE VICENDE GIUDIZIARIE – Il 7 maggio scorso la vicenda del sistema rifiuti del Lazio si è arricchita di un nuovo capitolo. Sono state infatti diramate le motivazioni relative alla sentenza di assoluzione per Manlio Cerroni e per altre sei persone del 5 novembre scorso. Nelle 182 pagine della sentenza e dopo quattro anni di processo, i giudici della prima sezione penale di Roma hanno sottolineato che il patron del CoLaRi non era a capo di una associazione a delinquere con l’obiettivo del monopolio della gestione dei rifiuti di Roma. L’assoluzione è arrivata quindi con formula piena “perché il fatto non sussiste”. A quanto si apprende nel documento che contiene le motivazioni della sentenza, i giudici hanno ricostruito la difficile situazione dello smaltimento dei rifiuti a Roma e nel Lazio affermando che già alla fine degli anni Novanta “l’emergenza ambientale era allora una situazione realmente e drammaticamente esistente, un fenomeno che aveva assunto un carattere endemico”. Come riportato dalle agenzie, i giudici hanno affermato di non essere in presenza “di una mobilitazione di forze per agevolare un determinato soggetto ma l’obiettivo da raggiungere è un qualcosa che trascende l’interesse personale e individuale del singolo-privato, per investire in pieno la sfera dell’intera collettività”. Cerroni quindi nel gestire la “monnezza” della Capitale non avrebbe agito per creare un monopolio, bensì, spiegano i Giudici, per favorire l’intera collettività.

Leonardo Mancini


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