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Via Ramazzini: la struttura d’accoglienza della Croce Rossa rischia la chiusura

Il 30 aprile con la fine del Piano Freddo stop anche ai 150 posti letto per senza fissa dimora

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ramazzini ingresso

VIA RAMAZZINI – Il centro per i senza fissa dimora di via Ramazzini rischia la chiusura. La struttura gestita dalla Croce Rossa di Roma, dopo la fine del servizio di prima accoglienza per migranti, durante questo inverno ha messo a disposizione circa 150 posti letto per far fronte all’emergenza freddo. Nonostante il valore sociale dell’iniziativa sia fuori discussione, il 30 aprile prossimo la struttura, come altre in giro per la Capitale, rischia la chiusura.

I NUMERI DELL’ACCOGLIENZA – La Croce Rossa per contrastare l’emergenza freddo nella capitale ha messo a disposizione circa 450 posti letto, 150 dei quali nel solo centro di via Ramazzini (più 30 nei momenti di maggiore emergenza). Una misura necessaria per il sostegno di quanti vivono in strada. La struttura detta “Better Shelter” dal nome delle casette Ikea che CRI Roma ha acquistato grazie anche ad alcune donazioni, ha accolto dal 17 gennaio scorso 411 persone senza dimora di cui 318 uomini e 93 donne, tra italiani (131) e stranieri (280 provenienti da paesi diversi tra cui prevalentemente Europa dell’Est, Nord Africa e Africa Occidentale, età media 45/50 anni (Africa Occidentale generalmente più giovani). Il centro ha ospitato anche cani essendo quello delle persone senza dimora che vivono con animali da compagnia un fenomeno piuttosto frequente. Inoltre negli ultimi mesi la Sala operativa Sociale del Comune di Roma ha inviato presso la struttura di via Ramazzini anche alcune donne vittime di violenza domestica, in attesa di individuare posti in case famiglia.

L’ASSISTENZA – L’importanza di questa iniziativa non si rileva soltanto dal numero di posti letto offerti o da quante persone hanno usufruito della struttura: “Gli ospiti – spiegano dalla CRI – hanno trovato assistenza, costruito relazioni e si è venuta a creare una comunità eterogenea, nella quale italiani e stranieri, anziani e giovani, uomini e donne sono riusciti a trovare una risposta emotiva al dolore della solitudine che affligge la vita di molti senza dimora abituati o condannati a vivere in strada. Una buona parte degli ospiti – seguitano – soffre di varie tipologie di fragilità sanitarie, malattie croniche determinate dalla vita di strada, dipendenza da alcol o da sostanze”.

LA CHIUSURA DI VIA RAMAZZINI – La chiusura del centro è legata alla fine del piano per l’emergenza freddo, così il 30 aprile prossimo le circa 170 persone ospitate dovranno lasciare la struttura di via Ramazzini. “Croce Rossa di Roma non può da sola far fronte alle necessità di accoglienza in termini di risorse umane ed economiche – dichiara la Presidente della Croce Rossa di Roma, Debora Diodati – I nostri operatori stanno lavorando in questi giorni a stretto contatto con la Sala Operativa Sociale del Comune di Roma per il ricollocamento delle persone più fragili in altre strutture. Ma il dato che emerge è che su Roma sono pochissimi i posti disponibili. Dunque c’è il serio rischio che queste persone siano di nuovo destinate alla vita in strada”.

L’APPELLO –  Anche se quest’anno si sarebbe operato meglio per far fronte all’emergenza freddo, anche grazie alla collaborazione con le associazioni di volontariato, la Presidente Diodati sottolinea l’esistenza di un problema strutturale dell’accoglienza delle persone senza fissa dimora: “Il nostro è dunque un appello al Sindaco a non disperdere quanto messo in campo in fase di emergenza – aggiunge Debora Diodati – ma anche a trovare soluzioni più organiche che facciano di Roma una città dove le fragilità economiche e sociali trovino risposte adeguate. Anche il centro della CRI di Roma in Via Ramazzini ha dimostrato che, se si lavora su tempi più lunghi, si possono mettere in atto processi di inclusione e di reinserimento a partire dal lavoro. Ci auguriamo che si possano trovare soluzioni e siamo disponibili a collaborare con le Istituzioni”.

Leonardo Mancini