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Viadotto della Magliana: l’odissea dei lavori infiniti

Montano le proteste dei cittadini, che si sentono presi in giro, per i disagi alla mobilità causati da un piccolo intervento che sarebbe dovuto finire il 15 settembre

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Tratto da Urlo n.162 Novembre 2018

VIADOTTO MAGLIANA – Dalla scorsa estate i lavori di messa in sicurezza dei guard rail verso Fiumicino hanno causato un’odissea quotidiana per i pendolari della A91 e per gli abitanti di Roma sud e Roma ovest che si sono visti dimezzare la carreggiata per mesi senza avere la certezza sia del termine dei lavori che, di conseguenza, dell’efficacia dell’intervento.

INIZIA L’ODISSEA – Fin dai primi giorni del restringimento, infatti, non sono mancate le segnalazioni da parte dei cittadini che, incolonnati nel traffico, lamentavano l’assenza di operai e la scarsa progressione del cantiere. Gli interventi, ricordiamo, sono partiti il 23 agosto e si sono resi necessari per il ripristino delle barriere di sicurezza e della segnaletica sul Viadotto della Magliana. La chiusura dei lavori, in quel primo frangente, era stata prevista per il 15 settembre (quindi con una previsione di 23 giorni di lavoro). Ma la data è stata disattesa e naturalmente, con la riapertura delle scuole e il ritorno della Capitale alla “normalità”, i disagi per gli automobilisti sono aumentati. Una nuova scadenza aveva allungato gli interventi di circa un mese e mezzo (portando la durata prevista per i lavori a 68 giorni, il triplo rispetto alla prima previsione!), con chiusura per il 30 ottobre. Tuttavia nelle settimane precedenti a questa data non sono mancate le segnalazioni dei cittadini che denunciavano uno stato di avanzamento ancora lento, un numero esiguo di operatori al lavoro e la certezza che non si sarebbe rispettata neanche la data del 30 ottobre. Sono apparsi anche degli striscioni, come quello di alcuni giorni fa con su scritto: “4 mesi x 170 metri? Ostaggi della Raggi”. E infatti, come previsto, anche il 30 ottobre è arrivato e il cantiere era ancora in corso (con una nuova data di chiusura riportata sul cartello dei lavori: 6 novembre).

LA DOCCIA FREDDA – Fino alla tanto attesa, ma allo stesso tempo temuta, dichiarazione dell’Assessora capitolina ai Lavori Pubblici, Margherita Gatta, rilasciata ai microfoni del TGR, la quale il 5 novembre ha parlato di un dirompente ulteriore slittamento: “In questo quadrante c’è già stata una sperimentazione – il restringimento nel senso opposto, ndr – che in quanto tale è terminata. Ora si lavora alla messa in sicurezza del guard rail. Il termine è previsto per fine mese”. Con precisione il 29 novembre (quindi con una durata prevista per i lavori di 97 giorni, più del quadruplo rispetto alla prima previsione!), e le motivazioni di questo slittamento sarebbero da ricercare nelle difficoltà degli interventi, nelle pessime condizioni atmosferiche e nelle necessità di sicurezza del cantiere, come esplicitato da una nota del Simu inviata in risposta ai cittadini e al Capogruppo di Fdi in Municipio XI, Valerio Garipoli. Nel documento si legge che i lavori devono essere eseguiti con cautela, per ridurre i rischi di incidenti sul lavoro e nei confronti delle auto in transito, e ancora che “l’impossibilità di chiusura totale del Viadotto ha comportato per l’impresa l’esecuzione dei lavori in spazi modesti (circa 2,00 metri) che non consentono l’utilizzo ottimale dei mezzi d’opera utilizzati. La presenza continua del traffico, oltre alla necessità di dover eseguire interventi anche di notte, non hanno consentito significativi contenimenti temporali”.

INCERTEZZA E SCONCERTO – Dalla nota del Simu emergono diversi fattori che non fanno altro che produrre ancora più incertezza e sconcerto nei cittadini. Ammesso e non concesso che la ditta abbia lavorato anche di notte, almeno continuativamente, dal momento che non abbiamo nessuna segnalazione in questo senso, delle difficoltà degli interventi e delle necessità di sicurezza del cantiere dovevano esserne tutti a conoscenza (sia il Comune che la ditta), quindi non si può spiegare con una settimana di maltempo su circa 100 giorni di lavori un allungamento delle tempistiche di più di quattro volte il preventivato, sarebbe da veri incompetenti. Senza entrare nella sfera tecnica, non crediamo ci voglia un ingegnere per capire che, anche se in pochi in contemporanea perchè lo spazio di più non permette, per gli operai si sarebbero dovuti prevedere turni h24 di intervento. Ci deve essere per forza un’altra spiegazione, che però non ci è dato sapere. Certo è che un intero quadrante della città è assoggettato da circa tre mesi, soprattutto negli orari di uscita e rientro dal lavoro, da una manciata di metri di guard rail da sostituire, e ciò è inaccettabile! E ancor più grave e inaccettabile è la beffa della presa in giro sulle tempistiche annunciate e puntualmente disattese.

QUADRANTE INTASATO – Non c’è nulla di strano, o di imprevedibile, se un automobilista cerca una strada alternativa per tornare a casa o per recarsi al lavoro. Per questo le arterie attorno al Viadotto hanno subito in questi mesi un traffico inconsueto: “Un cantiere di poche centinaia di metri è capace di bloccare un intero quadrante – conferma il Capogruppo di Fdi in Municipio XI, Valerio Garipoli – Molti cercano altre strade, intasando la via del Mare e l’area di viale Marconi e piazzale Meucci. Prendiamo atto che il Viadotto ha ancora delle criticità e speriamo che la nuova scadenza sia rispettata – conclude – In ogni caso sto producendo un’interrogazione per comprendere i motivi delle date fino ad oggi disattese dal Simu”. Le proteste dei cittadini per i tempi di percorrenza aumentati, vengono riprese dal Consigliere del Pd e segretario in Municipio XI, Gianluca Lanzi, che le inserisce in un quadro di incertezza e mancanza di informazioni: “I disagi sono innegabili, ma il cittadino non protesta per i lavori che sono necessari, ma perché non c’è informazione chiara sui tempi”. Sono invece le criticità sulla programmazione a essere sottolineate dal Consigliere del M5S e Presidente della Commissione mobilità, Marco Zuccalà: “Ho chiesto conto al Simu dei ritardi e mi è stato risposto che spingeranno sulla ditta per implementare il numero di operai. Siamo felici che si effettui la messa in sicurezza, ma sta durando troppo – aggiunge – Quando si interviene in questo modo serve una pianificazione migliore da parte del Simu e il Municipio è pronto a collaborare. Chiediamo ai cittadini ancora un po’ di pazienza su questi lavori necessari che stanno per terminare”.

I PROSSIMI INTERVENTI – Al netto dei ritardi, delle scadenze puntualmente rinviate e della pessima comunicazione, anche se questi lavori si concluderanno alla fine del mese non c’è da stare tranquilli. All’orizzonte, infatti, ci sono nuovi interventi, questa volta sul Ponte della Magliana, che rischiano di far ripiombare la mobilità nel caos. Già quest’estate il Comune aveva parlato di circa 2 milioni, messi a bilancio nel 2018, per interventi indicati come necessari da uno studio de La Sapienza del 2017. Serviranno lavori straordinari sui giunti e sugli appoggi del ponte che sono in fase di progettazione esecutiva. Stando a quanto confermato dallo stesso Simu, questa dovrebbe concludersi entro novembre, mentre la gara per i lavori sarà bandita (per ragioni di bilancio) entro la fine dell’anno. Realisticamente gli interventi potrebbero prendere il via nei primi mesi del 2019. “Qui si parla di tempi più lunghi e di interventi complessi sulla struttura del ponte – commenta il Consigliere dem, Gianluca Lanzi – Si dovrà puntare a un piano di mobilità alternativa che prenda il via da una campagna informativa rivolta ai cittadini e che preveda percorsi dedicati. Non basterà un semplice cartello con la chiusura della strada – conclude – si dovranno utilizzare al meglio tutti gli strumenti informativi di cui disponiamo”.

Luca Migliorati